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title: La dolce vita del viceministro
description: "In manette per corruzione il numero due della Difesa russa, Timur Ivanov. L'accusa è di aver intascato \"tangenti su larga scala\"."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Difesa-russa-Timur-Ivanov.jpg
date: 2024-04-25
author: Yurii Colombo
url: https://laragione.eu/esteri/la-dolce-vita-del-viceministro/
categories: [Esteri]
tags: [guerra, russia, Ucraina]
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# La dolce vita del viceministro

![Difesa russa, Timur Ivanov](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Difesa-russa-Timur-Ivanov.jpg)

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2024-02-17 09:22:44

2024-02-17 08:22:44

Chi lotta per la libertà ed è pronto a sacrificare se stesso ci affascina, ci da coraggio. Navalny non è da santificare ma da onorare per la sua lotta

Perché ha colpito così tanto la notizia della morte di Alexei Navalny? Grande oppositore di Vladimir Putin, ci mancherebbe, soprattutto l’uomo ricco, potente, che - come scrivevamo ieri - mette a rischio letteralmente tutto di sé e del suo mondo per opporsi a chi immensamente più potente di lui lo era e a rigor di logica lo sarebbe rimasto. Nonostante tutti gli sforzi, l’impegno e anche i denari e le influenze profuse. Anche per ambizioni personali, questo non va mai dimenticato: perché il potere non esercita un fascino perverso e potentissimo solo sui "cattivi" della storia e di questa storia in modo particolare. Navalny era attratto dal potere, lo aveva esercitato sia pur in forme diverse. Non era certo madre Teresa di Calcutta, eppure la sua scomparsa - a valle di una storia tragica e insostenibile per la violenza fatta a ogni idea di Stato di diritto, diritto della persona, verità e giustizia - ha colpito profondamente pur non potendo certo sorprendere nessuno.

La stessa sua tragica fine era palesemente segnata da tempo, ormai. Perché, nonostante tutto e alla faccia di chi continua a coltivare con cinismo rivoltante l’ammirazione per gli “uomini forti“ di turno, le “democrature” e altre boiate del genere, chi lotta per la libertà ed è pronto a sacrificare se stesso ci affascina, ci dà coraggio.

Trasmette un’idea di forza e la convinzione che alla fine le cose sapranno trovare la loro strada verso un esito migliore. Non il migliore in assoluto, sia chiaro, ma pur sempre preferibile a chi ha svenduto umanità e dignità. Il che non significa santificare nessuno, tantomeno Alexei Navalny, ma onorare la sua lotta e il suo coraggio.

Di Fulvio Giuliani

Perché la fine di Navalny ci riguarda tutti

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2024-02-17 19:53:14

2024-02-17 18:53:14

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2023-06-16 14:53:07

2023-06-16 12:53:07

Nel ciclone è finito il figlio del Ministro della Difesa russo Shoigu: fa la bella vita, la mostra su Instagram mentre i suoi coetanei vengono costretti ad arruolarsi

E’ una vergogna e al tempo stesso uno schifo. Si fa fatica a usare parole diverse dopo aver guardato la gallery a seguire. Comunque la si pensi su questa guerra, che ci si senta più vicini alla Russia o all’Ucraina - questione a parte su cui riflettere, ma non ora - non si può rimanere indifferenti davanti a ingiustizie così evidenti e incontrovertibili.

Sui canali social gestiti dallo staff dell’attivista russo Aleksey Navalny - al momento detenuto come molti altri dissidenti che hanno scelto di non stare zitti - sono state pubblicate delle immagini che stanno facendo il giro del web, compresi anche i principali canali d'informazione russi. Sono scatti che ritraggono Danila Shebunov, figlio del Ministro della difesa russo Sergei Shoigu, nella sua quotidianità fatta di lussi e agi messa poi a confronto con quella di alcuni suoi coetanei russi. Immagini che si commentano da sole.

Dove si può vedere tutto ciò? Anche su Instagram ovviamente, il social proibito, accusato di diffondere il falso ma che Sheba può usare in assoluta libertà, dato che non vive in Russia preferendola, per ora, alla Turchia. Chissà come mai.

 

 

Il ragazzo, come si vede, ha velleità artistiche e sogna di fare il cantante. Fin qui nulla di male, se non fosse che Sheba Singer, questo è il nome d’arte che si è scelto, ha più o meno la stessa età di quei giovani che Putin manda a morire al fronte. 

Gli stessi che oggi hanno il volto sfregiato, arti amputati o peggio ancora riposano per sempre dentro una bara. In una conferenza stampa risalente a sei mesi fa, alle madri di questi ragazzi il presidente russo aveva detto: "Siate orgogliose dei vostri figli perché morendo per la Russia hanno dato un senso alla loro vita ". Si può solo lontanamente immaginare il dolore e la rabbia di un genitore dinanzi a parole del genere, sentimenti che quando sfociano in proteste di piazza vengono prontamente represse dalle forze dell'ordine.

Questi ragazzi, a differenza di Sheba o del figlio del conduttore tv Soloviev -  uno degli uomini più vicini allo Zar - non hanno potuto scegliere se partire per la guerra o meno. Sono stati letteralmente inviati a morire senza se e senza ma. Mentre Sheba strimpellava dalla sua cameretta pezzi in lingua inglese, idioma in cui dice di sentirsi più a suo agio quando compone  (ma come, non era quello del nemico?), mentre gli altri erano sotto le bombe, imbracciavano fucili rivolti, magari, a ragazzi come loro senza capire nemmeno il perché.

 

Scoppia lo scandalo: i figli degli amici di Putin non vanno a morire al fronte

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2023-06-16 14:53:07

2023-06-16 12:53:07

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