L’apertura ucraina per una tregua
| Esteri
Apriamo un ragionamento sullo stato del conflitto e su quante siano le possibilità di arrivare a una tregua
L’apertura ucraina per una tregua
Apriamo un ragionamento sullo stato del conflitto e su quante siano le possibilità di arrivare a una tregua
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L’apertura ucraina per una tregua
Apriamo un ragionamento sullo stato del conflitto e su quante siano le possibilità di arrivare a una tregua
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«La guerra con la Russia può finire anche prima della liberazione totale dei territori ucraini occupati» dice Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Su queste parole si può aprire un ragionamento sullo stato del conflitto e su quante siano le possibilità di arrivare a una tregua. Anzitutto l’ipotesi di Kiev riguarda la fine della guerra, che non è necessariamente la pace ma potrebbe essere appunto una tregua. Se le parole di Podolyak non saranno smentite, sembra che l’Ucraina sia disposta a parlare con la Russia anche senza aver liberato tutti i territori occupati dall’esercito di Mosca. Il che è una novità.
Che la diplomazia fosse al lavoro si era capito dopo il G20 e l’incidente dei missili sulla Polonia. Tra i segnali, la ripresa di rapporti diplomatici tra Mosca e Washington e il fatto che il 29 novembre inviati russi e americani si incontreranno al Cairo per una settimana nell’ambito della commissione bilaterale che si occupa dell’applicazione del trattato New Start sulla riduzione degli arsenali nucleari. L’annuncio è stato dato nei giorni scorsi in un’intervista tv dal viceministro degli Esteri di Mosca Sergei Ryabkov, un segnale comunicativo forte per la pubblica opinione russa. E gli Stati Uniti – che hanno mantenuto un gran sangue freddo dopo l’incidente missilistico in Polonia – sono il motore (assieme alla moral suasion della Cina verso Mosca) di una diplomazia possibile con il necessario coinvolgimento di Kiev. Qualcosa, forse, sta cambiando.
Di Jean Valjean
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