Skip to main content
Scarica e leggi gratis su app

La guerra dei bambini: come la Russia sta rubando il futuro all’Ucraina

|

Campi di indottrinamento, nuovi certificati di nascita e famiglie russe. Kiev denuncia 19.500 bambini rapiti e deportati

Bambini

La guerra dei bambini: come la Russia sta rubando il futuro all’Ucraina

Campi di indottrinamento, nuovi certificati di nascita e famiglie russe. Kiev denuncia 19.500 bambini rapiti e deportati

|

La guerra dei bambini: come la Russia sta rubando il futuro all’Ucraina

Campi di indottrinamento, nuovi certificati di nascita e famiglie russe. Kiev denuncia 19.500 bambini rapiti e deportati

|

Dopo più di quattro anni di guerra, il conflitto tra Russia e Ucraina si è lasciato dietro una scia di morte e disperazione che pochi in Europa avrebbero immaginato possibile nel XXI secolo. L’“operazione militare speciale” di Vladimir Putin ha sconvolto gli equilibri geopolitici mondiali ed è stata l’innesco di una catena di eventi che hanno riportato nelle coscienze collettive lo spettro della guerra nucleare e il terrore della guerra ibrida.

Una nuova guerra, combattuta con droni, tecnologie di ultima generazione, attacchi hacker, satelliti, infiltrati e spie. Una guerra a pezzi, ma sporca come tutte le altre, che si macchia di crimini contro l’umanità. Ebbene, mentre la linea del fronte non avanza, oltre il fango delle trincee serpeggia una battaglia silenziosa fatta di rapimenti, deportazioni, cambi di identità, abusi e lavaggi del cervello. Così la Russia sta rubando il futuro del popolo ucraino.

Diversi osservatori internazionali lo denunciano da anni, là fuori ci sono migliaia di minori ucraini che sono stati prelevati dai territori occupati (e non solo) e trapiantati in nuovi nuclei familiari sparpagliati nella Federazione Russa. Un’operazione condotta in segreto, lontano dalle luci dei riflettori e per questo difficile da mappare. Non esiste, infatti, un numero preciso: Kiev parla di oltre 19.500 bambini deportati dal 2022 a oggi. Sono orfani di guerra, bambini abbandonati, rimasti senza genitori o figli di famiglie spezzate dal conflitto che finiscono nei circuiti assistenziali.

Così, persone impotenti e indifese cadono vittime di istituzioni inadeguate e flagellate da anni di conflitto. Le indagini delle Nazioni Unite hanno accertato più di 1.200 casi di minori trasferiti illegalmente. Molti scompaiono nel nulla, come non fossero mai nati e a nessuno è dato sapere quale sia la loro sorte. Intere vite vengono riscritte, mentre il passato di questi bambini viene oscurato negli anfratti segreti dei palazzi del potere russo. Fortunatamente, una piccola percentuale riesce a fare ritorno. I dati raccolti da Dmytro Lubinets (difensore civico ucraino) certificano che 1.900 bambini sono riusciti a fare ritorno grazie a lunghe e complesse operazioni umanitarie.

BAMBINI CHE VENGONO “RIPROGRAMMATI” NEI CAMPI DI ADDESTRAMENTO

Uno dei contributi più determinanti nel ricostruire la filiera del traffico di minori arriva da un’indagine del Humanitarian Research Lab di Yale. Il rapporto ha identificato una rete di oltre 200 strutture dove sarebbero stati trasferiti bambini provenienti dall’Ucraina. Nei documenti ufficiali russi queste strutture non vengono descritte come campi di rieducazione. Sono registrate con nomi come detskij lager (“campo per bambini”) o ozdorovitelny lager (“campo sanitario”). In alcuni casi sono definiti centri di educazione patriottica o campi militare-patriottici, dove vengono organizzate attività paramilitari e programmi di “educazione patriottica” e vi prendono parte anche minori russi.

In realtà sono una fitta rete di basi militari che includono scuole, università, centri religiosi e strutture mediche. Lo studio cita almeno 130 siti coinvolti in programmi di rieducazione ideologica e almeno 39 specializzati in attività di militarizzazione. I piccoli ucraini imparano a giocare insieme ai figli della patria partecipando ad addestramenti tattici, corsi di medicina da combattimento, esercitazioni con armi, lezioni su droni militari. Come riportato dal The Guardian, Nathaniel Raymond, direttore del laboratorio di ricerca di Yale, ha definito il sistema: “Una rete senza precedenti di strutture, costruite ed espanse dal 2014, per trasformare i bambini ucraini in russi.” Secondo il ricercatore si tratta di una vera e propria pipeline di rieducazione e indottrinamento su vasta scala.

Secondo diverse ricostruzioni, il meccanismo di questa macchina spietata orchestrata dalle alte sfere del Cremlino segue uno schema preciso. Bambini e minori, in condizione di fragilità, vengono individuati e, grazie alla corruzione di funzionari pubblici e addetti ai lavori di comunità e centri assistenziali, trasferiti altrove. Segue un periodo di isolamento e addestramento. In questo lasso di tempo i minori vengono trattenuti in queste strutture e “riprogrammati” nelle loro abitudini e convizioni, intaccando radicalmente la loro percezione della realtà. In molti casi il processo culmina in un vero e proprio reset dell’identità: viene loro assegnato un nuovo nome, vengono emessi nuovi certificati di nascita registrati in territorio russo e ai minori viene concessa la cittadinanza russa.

Successivamente i bambini vengono affidati a famiglie russe che, nei documenti ufficiali, risultano essere i genitori biologici. Quando questo passaggio avviene, per le famiglie ucraine diventa spesso impossibile rintracciare i propri figli. Tuttavia, per Mosca non si tratta di una pratica del tutto nuova. La deportazione di popolazioni per consolidare il controllo su territori conquistati è parte della storia imperiale russa e sovietica. Fin dall’epoca zarista e più recentemente durante il regime di Joseph Stalin, i trasferimenti forzati di popolazioni furono utilizzati per spezzare la resistenza delle comunità considerate ostili.

Nel corso del Novecento interi gruppi etnici furono deportati: i tatari di Crimea, i ceceni e gli ingusci, i tedeschi del Volga, oltre a centinaia di migliaia di persone nei Paesi baltici e nella Polonia orientale. I destini di intere comunità radicate lì da secoli venivano così tranciati e caricati su treni merci diretti in Siberia o in Asia centrale. Viceversa, le famiglie russe venivano “invitate” a trasferirsi nei territori occupati.

Fortuna vuole che, ai giorni nostri, il contesto internazionale sia radicalmente cambiato. Infatti, una politica di questo tipo non potrebbe mai essere operata alla luce del sole. Questo aspetto costringe il Cremlino ad agire sotto traccia, rendendo più difficile comprendere la portata del fenomeno da un lato, mitigandone la capacità di diffusione dell’altro.

Nel marzo 2023 la Corte Penale Internazionale ha emesso mandati di arresto contro il presidente russo Vladimir Putin e la commissaria russa per i diritti dell’infanzia Maria Lvova-Belova. Secondo la Corte, esistono “ragionevoli motivi per ritenere che gli imputati siano responsabili del crimine di guerra di deportazione illegale di bambini”.

La stessa Lvova-Belova ha dichiarato pubblicamente di aver adottato un ragazzo ucraino proveniente da Mariupol, presentando il gesto come un atto umanitario. La città, affacciata sul Mar d’Azov, venne rasa al suolo durante l’assedio russo del 2022. Dopo mesi di bombardamenti e 20mila vittime civili la città cade. Con il 90% degli edifici distrutti e 350mila cittadini in fuga, sulla costa rimangono solo polvere e detriti. In quel frangente il futuro figlio della commissaria viene trasferito in Russia insieme ad altri minori provenienti dagli orfanotrofi della regione. Le indagini sono tuttora in corso.

Durante una visita a Kiev, il procuratore aggiunto della Corte Penale Internazionale Mame Mandiaye Niang ha dichiarato: “Constatare la portata della distruzione e delle violazioni commesse in Ucraina sottolinea l’importanza del nostro lavoro. Continueremo a rafforzare le azioni per accertare le responsabilità.” Alcuni ricongiungimenti familiari sono stati possibili grazie a negoziati riservati e alla mediazione di diversi attori internazionali. In alcuni casi è intervenuta anche la diplomazia della Santa Sede, con il coinvolgimento del segretario di Stato Pietro Parolin. Nonostante questi sforzi, il problema resta enorme. Senza accesso diretto ai registri e ai database russi, migliaia di bambini restano invisibili al sistema internazionale.

Di Angelo Annese

La Ragione è anche su WhatsApp. Entra nel nostro canale per non perderti nulla!

Leggi anche

15 Marzo 2026
Attacchi sulla base italiana in Kuwait, dove si trovano alcuni militari americani ed italiani prot…
15 Marzo 2026
Lo stretto di Hormuz resta chiuso: la strategica rotta commerciale che collega il Mare di Oman al…
15 Marzo 2026
“Braccheremo e uccideremo Netanyahu”, così le Guardie Rivoluzionarie iraniane in un comunicato, ri…
14 Marzo 2026
A guardare le mosse di Trump, più che una exit strategy il suo sembra un vero autogol geopolitico

Iscriviti alla newsletter de
La Ragione

Il meglio della settimana, scelto dalla redazione: articoli, video e podcast per rimanere sempre informato.

    LEGGI GRATIS La Ragione

    GUARDA i nostri video

    ASCOLTA i nostri podcast

    REGISTRATI / ACCEDI