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title: "La lunga strada della pace tra Israele e Palestina. Le tappe dal 1993 a oggi: da Oslo a Sharm el-Sheikh"
description: "È una storia fatta di strette di mano, promesse e delusioni quella che segna il difficile cammino verso la pace tra israeliani e palestinesi. Dalla storica stretta di mano tra Rabin e Arafat del '93 fino ai tentativi falliti degli anni Duemila. Ogni tappa dei negoziati ha acceso — e poi spesso spento — la speranza di una convivenza possibile. Sarà la volta buona?"
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date: 2025-10-09
modified: 2025-10-10
author: Ilaria Cuzzolin
url: https://laragione.eu/esteri/la-lunga-strada-della-pace-tra-israele-e-palestina-le-tappe-dal-1993-a-oggi-da-oslo-a-sharm-el-sheikh/
categories: [Esteri]
tags: [gaza, hamas, israele, netanyahu, pace]
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# La lunga strada della pace tra Israele e Palestina. Le tappe dal 1993 a oggi: da Oslo a Sharm el-Sheikh

![La lunga strada della pace tra Israele e Palestina. Le tappe dal 1993 a oggi: da Oslo a Sharm el-Sheikh](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/10/oslo-I-1024x512.jpg)

È una storia fatta di strette di mano, promesse e delusioni quella che segna il difficile cammino verso la pace tra israeliani e palestinesi. Dalla storica stretta di mano tra Rabin e Arafat del '93 fino ai tentativi falliti degli anni Duemila. Ogni tappa dei negoziati ha acceso — e poi spesso spento — la speranza di una convivenza possibile. Sarà la volta buona?

Tanti tentativi, alcuni sì andati a buon fine, ma quella tra Palestina e Israele è sempre stata una tregua apparente. Ecco le tappe principali che hanno donato un po' di pace a due popoli che di guerre non ne possono più.

### 1993 – Gli Accordi di Oslo I: la svolta storica

Il 13 settembre 1993, sul prato della Casa Bianca, il mondo assistette a un momento epocale. Con la mediazione del presidente statunitense **Bill Clinton**, Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (**OLP**) si riconobbero reciprocamente per la prima volta.
Gli **Accordi di Oslo I** gettarono le basi per l’autogoverno palestinese in alcune aree della Cisgiordania e di Gaza, promettendo un processo di pace graduale. Per molti, fu l’alba di una nuova era.

### 1995 – Il Memorandum di Hebron: primi passi indietro

Due anni dopo, il **Memorandum di Hebron** tentò di dare seguito agli impegni di Oslo. L’accordo prevedeva il ritiro parziale delle truppe israeliane dalla città di Hebron e nuove misure di sicurezza.
Rabin, Arafat e Clinton tornarono a parlarsi, ma l’assassinio di **Yitzhak Rabin** nel novembre dello stesso anno segnò un punto di non ritorno. Con la sua morte, anche la fiducia nel processo di pace cominciò a vacillare.

### 1997 – Il Memorandum di Wye River: un fragile equilibrio

Nel 1997, sotto la guida del premier israeliano **Benjamin Netanyahu**, le parti si incontrarono di nuovo, ancora con la mediazione di Clinton. Il **Memorandum di Wye River** prevedeva ulteriori ritiri israeliani in Cisgiordania e nuove garanzie di sicurezza.
Fu un accordo complesso, accolto con scetticismo da entrambe le parti e minato da tensioni interne ai rispettivi governi. L’applicazione, infatti, fu parziale e discontinua.

### 1999 – Gli Accordi di Sharm el-Sheikh: un ultimo rilancio

Con l’elezione di **Ehud Barak**, si tentò di rilanciare il processo. Gli **Accordi di Sharm el-Sheikh**, firmati con Arafat e sotto la supervisione del presidente egiziano **Hosni Mubarak**, miravano a riprendere il calendario fissato a Oslo e ad avviare i negoziati finali sullo status di Gerusalemme, i profughi e i confini.
Tuttavia, le divisioni interne e la sfiducia reciproca resero impossibile arrivare a un’intesa definitiva.

### Dal 2000 in poi – Il crollo delle speranze

All’alba del nuovo millennio, il fallimento del vertice di **Camp David** e lo scoppio della **Seconda Intifada** segnarono la fine di un’epoca. Nonostante nuovi tentativi di mediazione, tra cui quelli dello stesso Barak e di Mubarak, la spirale di violenza e le divergenze politiche resero impossibile riprendere il dialogo.

### 2025 - Una pace per la quale si è mobilitato mezzo mondo

Procede il piano di pace tra Israele e Hamas. Il primo passo concreto è arrivato con la decisione - a seguito di una votazione che non ha trovato tutti i ministri favorevoli - [di ritirare le truppe israeliane da Gaza.](https://laragione.eu/esteri/gaza-israele-arresta-150-attivisti-della-flotilla-diretta-a-gaza-witkoff-e-kushner-sono-arrivati-in-egitto-per-colloqui-di-pace/) Un accordo arrivato sotto la supervisione del presidente degli Stati Uniti [Donald Trump che non gli è valso il premio Nobel per la pace](https://laragione.eu/esteri/la-vittoria-di-trump-e-del-realismo-nobel-o-non-nobel/) come in molti avevano rumoreggiato.

**L'ultimo tassello sarà quello relativo al [rilascio degli ostaggi](https://laragione.eu/esteri/annunciato-laccordo-per-lo-scambio-ostaggi-prigionieri-fra-israele-e-hamas-cessate-il-fuoco-vicino/),** che dovrebbe avvenire tra domenica e lunedì. E' un tavolo in divenire le cui gambe poggiano su un terreno fragilissimo. Basta poco perché possa saltare tutto da un momento all'altro vista l'imprevedibilità e la testardaggine di **Benjamin Netanyahu** - che di negoziati incredibilmente ne ha già firmati due - e la follia che governa le menti dei leader di Hamas. Il tutto sotto la conduzione del presidente USA che certo non brilla per capacità diplomatiche. **Eppure nonostante tutto, la pace non è mai stata così vicina** e si spera che, questa volta, sia davvero l'ultima di una lunga serie.
