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La strage insopportabile e i troppi interrogativi

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La tragedia dell’ospedale di Gaza City sventrato da un ordigno in grado di seminare morte indiscriminata, sposta ancora un po’ più in là l’asticella dell’angoscia in Medio Oriente

La strage insopportabile e i troppi interrogativi

La tragedia dell’ospedale di Gaza City sventrato da un ordigno in grado di seminare morte indiscriminata, sposta ancora un po’ più in là l’asticella dell’angoscia in Medio Oriente
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La strage insopportabile e i troppi interrogativi

La tragedia dell’ospedale di Gaza City sventrato da un ordigno in grado di seminare morte indiscriminata, sposta ancora un po’ più in là l’asticella dell’angoscia in Medio Oriente
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Un orrore. Non si può che partire da qui, nel tentativo – invero impossibile – di trovare qualcosa di sensato da scrivere davanti a uno sfacelo di queste proporzioni. La tragedia dell’ospedale di Gaza City sventrato da un missile, da una bomba, comunque da un ordigno in grado di seminare morte indiscriminata, sposta ancora un po’ più in là l’asticella dell’angoscia maturata nel conflitto scatenato dagli assalti a Israele del 7 ottobre. Da ieri pomeriggio si inseguono le ricostruzioni e le accuse incrociate, sbilanciarsi è estremamente complesso, per non dire azzardato. La logica, ammesso che ne resti qualcosa in questo panorama, spinge a escludere l’atto deliberato. Troppo estremo, troppo punitivo in termini di riprovazione generale e ricadute strategiche. Una logica, però, di esseri raziocinanti ancora in grado di intravedere delle regole e dei limiti, pur nella disumanità della guerra. Ciò detto, un atto deliberato di Israele contro un simile obiettivo assumerebbe i profili della follia, oltretutto nel momento in cui sta per arrivare in visita il presidente degli Stati Uniti Joe Biden con tutto il peso politico della solidarietàsenza se e senza maallo Stato ebraico. È inconcepibile immaginare che i vertici politici e militari di Tel Aviv abbiano scelto anche solo di correre un rischio del genere. A meno che l’orrore del 7 ottobre ne abbia cancellato la capacità critica. Resta, naturalmente, la drammatica possibilità dell’errore, dell’immane “danno collaterale“, esclusa con forza da fonti ufficiali israeliane dopo ore angoscianti. Secondo queste ultime, la strage sarebbe stata determinata da un lancio fallito di Hamas contro Israele, uno dei tantissimi che continuano a martoriare il sud del Paese e l’area di Tel Aviv. Ci sarebbero evidenze di un lancio di una salva di missili da Gaza proprio in concomitanza con l’ora dell’esplosione all’ospedale. In questo caso, sono Hamas e la Jihad a respingere le accuse, ma con minori prove logiche a sostegno. In queste ore i terroristi non hanno proprio alcuna motivazione politica, tattica o strategica per limitare le proprie azioni contro Israele. Anzi, la sempre più forte presenza statunitense nell’area e l’arrivo di Joe Biden hanno portato a un oggettivo aumento dei lanci di razzi. Certezze non ve ne sono, tranne quelle di un numero inconcepibile di morti innocenti. Preoccupa anche che due paesi moderati nei confronti di Israele come Egitto e Giordania non abbiano aspettato alcuna indagine per puntare il dito contro Tel Aviv. Lo hanno fatto, certo, per tacitare un’opinione pubblica ai limiti dell’isteria, ma resta il dato politico di una giornata che ha mietuto un numero spropositato di vittime e gettato un altro seme della totale destabilizzazione dell’area. Perché con la morte di un numero sempre più alto di civili palestinesi Hamas allontana di un altro po’ la sconfitta, puntellandosi alle opinioni pubbliche dei Paesi mediorientali.   di Fulvio Giuliani

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