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La Transnistria non esiste ma ha battuto il Real Madrid

Una clamorosa impresa al Santiago Bernabeu: la squadra della capitale della Transnistria ha battuto il Real Madrid in Champions League. Indossano la maglia dello Sheriff di Tiraspol e militano nella prima divisione moldava, ma rappresentano uno Stato non riconosciuto.

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«Clamoroso al Bernabeu! Lo Sheriff si è portato in vantaggio». Undici sconosciuti calciatori delle nazionalità più disparate sono riusciti nell’impresa di vincere in casa del Real Madrid una partita di Champions League in quella che rimarrà la notte più gloriosa della loro storia.

Il valore complessivo dei loro cartellini è di circa 12 milioni di euro, per intenderci tanto quanto guadagna Donnarumma per (non) giocare al Paris Saint Germain. Tirano calci al pallone indossando la maglietta dello Sheriff di Tiraspol e militano nella prima divisione moldava.

Ma in realtà rappresentano uno Stato che non c’è, la Transnistria, lembo di terra lungo il fiume Dnestr al confine con la Russia. Che, non a caso, è l’unico Stato a riconoscerne l’esistenza insieme ad altri tre territori separatisti: l’Abkhazia, l’Ossezia del Sud e l’Artsakh. In Transnistria tutto ruota attorno al nome Sheriff, la holding partecipata da Oleg Smirnov, figlio dell’ex presidente Igor.

Così si chiamano lo stadio, l’azienda petrolifera, l’emittente televisiva, l’azienda di tabacco e siderurgica, la catena di supermercati, la compagnia telefonica, l’hotel della capitale, addirittura i due panifici. La Sheriff è l’unica società autorizzata all’importazione di prodotti, elevata al rango di azienda monopolistica della Repubblica. Per entrare in Transnistria occorre avere un visto. Viene rilasciato dall’esercito al confine. Vale 10 ore. Guai a perderlo, senza non si esce. E se non si forniscono valide motivazioni, l’accusa di spionaggio internazionale è dietro l’angolo.

I transnistriani hanno anche un loro passaporto: possono usarlo per uscire ed entrare solo dal versante russo ma non da quello moldavo perché in Europa non ha alcun valore. Alla frontiera bisogna anche ricordarsi di cambiare il denaro in valuta locale. Già, perché la Transnistria batte anche moneta, ovviamente riconosciuta soltanto all’interno dei 4,1 chilometri quadrati di sua pertinenza. Un euro è quotato poco più di 19 rubli. Il valore è riconoscibile dalla forma della moneta che può essere tonda, quadrata o pentagonale. Non è accettata alcun’altra valuta. Il cambio esiste solo in ingresso; in uscita i rubli avanzati rimarranno nelle tasche dei turisti come folkloristici gadget.

La sicurezza interna e i confini sono presieduti da un contingente di circa 1.200 militari russi, la cui presenza è giustificata a garanzia del mantenimento della pace con la Moldavia. La contesa del territorio risale al 1939, a seguito del patto Molotov-Ribbentrop, quando la Bessarabia (oggi Moldavia) passò dalla Romania all’Urss, annessa di fatto alla Transnistria, già a sovranità sovietica. Lo stallo si protrasse sino al 1989 quando i movimenti nazionalisti moldavi di lingua rumena conquistarono l’indipendenza e di fatto si avvicinarono alla madre patria e all’Europa.

I transnistriani – di lingua russa e alfabeto cirillico – scelsero invece la strada dell’indipendentismo autoproclamato. Le tensioni confluirono in un conflitto a fuoco che si risolse nel 1992 con una sorta di patto di quieto vivere garantito da una commissione tripartita tra Russia, Moldavia e Transnistria. Tracce e sfumature di quest’ultima si possono ritrovare nel romanzo “Educazione Siberiana” di Nicolai Lilin (Einaudi, 2009): la vita di un ragazzo di origine siberiana educato da una comunità criminale a diventare una contraddizione vivente, e cioè un ‘criminale onesto’ in un Paese, la Transnistria appunto, definito «terra di tutti e di nessuno, crocevia di traffici internazionali e di storie di uomini che un tempo si sarebbero definiti d’onore».

 

di Stefano Caliciuri

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