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title: "L’Aiea: “A Zaporizhzhia si rischia un grave incidente nucleare”"
description: "“Attacchi sconsiderati” alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, così li definisce Rafael Grossi, direttore generale dell'Aiea"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Nucleare-Zaporizhzhia.jpg
date: 2024-04-08
author: Mario Catania
url: https://laragione.eu/esteri/laiea-a-zaporizhzhia-si-rischia-un-grave-incidente-nucleare/
categories: [Esteri]
tags: [guerraucraina, russia, Ucraina]
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# L’Aiea: “A Zaporizhzhia si rischia un grave incidente nucleare”

![Nucleare Zaporizhzhia](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Nucleare-Zaporizhzhia.jpg)

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2024-03-22 10:11:48

2024-03-22 09:11:48

Zaporizhzhia è stata bombardata e rischia il blackout. Danneggiata anche Dnipro: è il più grande attacco alle strutture energetiche ucraine dallo scorso anno

La centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, è sull’orlo del blackout. Contemporaneamente, una pioggia di missili ha colpito anche la centrale idroelettrica del Dnipro e un filobus con operai; al momento la circolazione sul ponte stradale della diga è stata bloccata.

"L'esercito russo ha lanciato nella notte il più grande attacco alle strutture energetiche ucraine dallo scorso anno. Ci sono blackout in diverse regioni. È stata una notte difficile", ha dichiarato sui social il ministro dell'Energia Herman Galushchenko.

Nelle prime ore del mattino la linea aerea esterna che collega la centrale con il sistema energetico unificato dell'Ucraina è stata disconnessa. "Una situazione del genere è estremamente pericolosa e minaccia una situazione di emergenza", ha dichiarato Petro Kotin, capo di Energoatom.

Una quadro estremamente grave come confermato anche dal ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha parlato questa mattina di una possibile soluzione attraverso la realizzazione "di una zona extra-guerra per impedire disastri in quell'area. Zaporizhzhia è a rischio, si trova nella zona centrale del combattimento. Bisogna impedire che ci siano peggioramenti. La centrale deve essere tenuta fuori dai combattimenti”.

di Raffaela Mercurio

Zaporizhzhia è sull'orlo del blackout

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2024-03-22 17:38:18

2024-03-22 16:38:18

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2024-03-29 11:35:27

2024-03-29 10:35:27

I nostri inviati Giorgio Provinciali e Alla Perdei ci mostrano il confine tra il mondo civile e le barbarie dei tagliagole russi, visibile dal punto più alto di Zaporizhzhia

Zaporizhzhia – Secondo le tesi rasciste, quello da cui scriviamo sarebbe il capoluogo d’una delle quattro oblast’ dell’Ucraina che sarebbero state “salvate” dai russi, annettendole. Assunto largamente ripreso da quelle sedicenti “associazioni culturali” che in questi giorni stanno promuovendo in tour per le città italiane deliranti eventi propagandistici russi per intaccare l’opinione pubblica con fantasiose narrazioni che non hanno nulla a che spartire con la realtà. Come fatto nei luoghi martoriati del Donbas, al nostro ingresso in città decidiamo di registrare tutto, perché un giorno qualcuno potrebbe dire che ciò che state per leggere è frutto della nostra immaginazione. «Запоріжжя це Україна» (Zaporizhzhia è Ucraina). Scritto a caratteri cubitali gialli e azzurri lungo il perimetro di un’enorme rotatoria posta in entrata verso il centro abitato, questo messaggio prelude a un tripudio d’ucrainità: ogni fermata dell’autobus è un’opera d’arte dipinta a mano riprendendo elementi folkloristici tipicamente ucraini e tutti i guardavia di metallo lungo le strade principali presentano ogni metro il simbolo del Trizub (il tridente ucraino). Percorrendo Nezalezhnyj Ukrainy Street (grande arteria centrale dedicata all’indipendenza dell’Ucraina) e Sobornyj Avenue si assiste a un trionfo di striscioni e bandiere giallazzurre, tanto da somigliare alle gradinate d’uno stadio prima d’un grande evento calcistico. «Україна Переможи!» (l’Ucraina vincerà!), «Слава Україні!» (onore all’Ucraina), «Героям слава» (onore agli Eroi!) e decine d’esortazioni a resistere accompagnano metro dopo metro verso il palazzo comunale, che è illuminato in tutta la sua imponenza di giallo e azzurro tanto da rischiarare tutti gli elementi architettonici circostanti. Poco oltre, verso la via più frequentata e ricca di negozi un enorme arco illuminato degli stessi colori copre in tutta la sua interezza un’area pedonale larga almeno sessanta metri ricordando a chiare lettere che «Zaporizhzhia è la culla della statualità ucraina».

Alcune facciate dei palazzi sono annerite dai colpi sparati dai russi e non di rado capita d’imbattersi in cumuli di macerie o infrastrutture danneggiate. Fra queste, sul lungofiume che segue il corso del Dnipro, notiamo un enorme hotel completamente distrutto. Avvicinandoci, il custode spiega d’essere uno dei sopravvissuti a quella tragedia. Nelle ore che precedettero l’occupazione russa della centrale nucleare d’Enerhodar centinaia di civili cercarono riparo in quel luogo dalla furia omicida russa, rimanendo poi intrappolati sotto le macerie.

Per delineare visivamente il confine tra il mondo civile descritto sopra e la barbarie dei tagliagole che presidiano tuttora i territori occupati siamo saliti sull’edificio più alto della città per effettuare alcune riprese, al seguito d’uno degl’ingegneri che progettarono quella mastodontica struttura. LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI "CRONACHE DI GUERRA" GUARDA TUTTI I VIDEO "REPORTAGE DALL'UCRAINA"

Mostrandoci il bacino idrico ormai in larga parte prosciugato a seguito dell’attacco terroristico russo che provocò il collasso della diga di Nova Kakhovka e l’esondazione del Dnipro, Serhii racconta d’essersi arruolato a difesa di Mariupol’: «fui sergente capo del plotone d’artiglieria missilistica antiaerea 107 Bat. 107 Brigata TRo Mariupol’, quando gli orchi assediarono la nostra città. Torneremo a liberarla, puoi giurarci». Da quella posizione privilegiata notiamo sventolare sul tetto d’ogni palazzo di Zaporizhzhia una bandiera giallazzura o una rossonera. La strada che conduce verso i territori liberati nella seconda controffensiva è sovrastata da striscioni degli stessi colori. La percorriamo, finché all’ingresso di Orikhiv, un grande vessillo ucraino ci ricorda che «Токмак це Україна» (Tokmak è Ucraina). Non riusciamo a fotografarlo senza includere il brillamento di un’esplosione sullo sfondo. Di Giorgio Provinciali e Alla Perdei

Terra Ucraina

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2024-03-29 19:39:33

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2024-03-25 10:01:20

2024-03-25 09:01:20

Il più violento bombardamento russo a Zaporizhzhia contro le infrastrutture energetiche ucraine: il numero di morti e feriti è incalcolabile, oltre 90 missili e 63 droni lanciati sul Paese

Zaporizhzhia – Nelle scorse ore ha avuto luogo il più violento bombardamento russo contro le infrastrutture energetiche ucraine da almeno un anno a questa parte. Ben quattordici bombardieri strategici Tupolev Tu-95ms, quattro Tu-22M3 e sei MiG31K hanno scaricato contro l’Ucraina una pioggia di fuoco impressionante: oltre 90 missili e 63 droni, le cui esplosioni hanno risuonato pressoché in tutto il Paese.LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI "CRONACHE DI GUERRA" GUARDA TUTTI I VIDEO "REPORTAGE DALL'UCRAINA"

Come avevo anticipato quando scrissi che la mancanza di missili avrebbe presto comportato un grave calo nell’efficacia delle difese aeree ucraine, così è stato: nessuno dei 12 Iskander-M, dei 7 Kinzhal Kh-47M2 e dei 22 missili balistici partiti dai sistemi s-300 e s-400 è infatti stato intercettato. Quest’ultimi hanno colpito Kharkiv causando gravi danni ai sistemi d’approvvigionamento idrico ed elettrico, oltre a mettere temporaneamente fuori uso le linee telefoniche. Blackout programmati sono stati introdotti anche nelle regioni di Sumy, Poltava, Dnipropetrovsk e Kirovohrad e molte città sono tuttora al buio. Dodici missili hanno colpito Zaporizhzhia radendo al suolo un intero settore residenziale: 7 edifici sono stati completamente distrutti e almeno 35 gravemente danneggiati. Il numero di morti e feriti è incalcolabile, perché lo scenario che si apre di fronte ai nostri occhi è a dir poco apocalittico. Salvarsi è stata una questione di secondi e, pur restando dentro i bunker, mura e pavimenti hanno tremato come fosse in corso un terremoto. Le immagini ricevute da amici e colleghi a Kherson, Ivano-Frankivsk, Odesa, Kryvyj Rih e Mykolaiv hanno rivelato scenari di distruzione totale non dissimili a quelli vissuti qui. La centrale nucleare di Zaporizhzhia – del cui controllo Raphael Grossi aveva personalmente chiesto la restituzione al personale ucraino, nel corso del suo ultimo incontro con Putin – è stata disconnessa fisicamente dal sistema energetico di Kyiv e si trova ora sull’orlo del blackout. A Dnipro otto missili russi hanno colpito la diga sventrando anche un filobus carico di civili che stava transitando in quei pressi e un’ingente quantità di prodotti petroliferi proveniente dalla centrale idrica danneggiata si sta riversando nelle acque del fiume Dnipro. La scorsa notte i raid russi hanno preso di mira anche Kyiv, cercando di colpire le strutture della Direzione principale dell’intelligence militare ucraina (Hur). Nonostante tutte le minacce siano state distrutte, i frammenti di missili e droni hanno provocato gravi danni alle infrastrutture civili della Capitale.

Oltre a un contingente di oltre 100mila uomini in previsione della preannunciata offensiva estiva, Mosca sta preparando ordigni dal potenziale devastante: le Fab-3000 di cui sono state diffuse in queste ore le prime immagini contengono infatti ciascuna ben tre tonnellate d’esplosivo (il cratere di 58 metri di diametro e 33 di profondità che potete vedere nelle foto sul sito de “La Ragione” fu causato da un Fab sei volte meno potente). È il 23 marzo. Dei proiettili promessi dall’Ue qui non se ne vede che un’infinitesima parte. Le difese aeree sono sguarnite e lasciano mano libera ai russi per compiere stragi di civili come quella appena descritta. Il Congresso americano continua a bloccare gli aiuti all’Ucraina e ora pure l’amministrazione Biden chiede a Kyiv di non colpire i depositi petroliferi russi, perché «potrebbero causare un innalzamento dei prezzi del greggio». Di Alla Perdei

Pioggia di bombe su tutta l’Ucraina

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2024-03-25 17:42:13

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