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description: Cosa sono le Forze armate europee? Ripercorriamo la storia post bellica e la nascita della Ced per capire il mondo di oggi.
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date: 2021-08-27
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/esteri/le-forze-armate-europee-e-la-difesa/
categories: [Esteri, Una selezione di articoli de La Ragione in edicola]
tags: [esteri, Europa]
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# L’armata europea

![l'armata europea](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2021/08/Immagine-in-evidenza-11.png)

Cosa sono le Forze armate europee di cui si fa un gran parlare? Ripercorriamo la storia post bellica e la nascita della Ced, Comunità Europea di Difesa, per capire come il mondo di oggi sia il frutto delle scelte di ieri.

**Una difesa europea al di fuori della Nato è altrettanto fuori dalla realtà.**

Sull’onda delle immagini che arrivano dall’Afghanistan, da ultimo con il previsto terrorismo in conflitto con il fanatismo talebano, e di un racconto monco del come si sia arrivati a questo tipo di ritiro, si fa un gran parlare di **Forze armate europee**. Si tratta di chiacchiere un po’ per aria, laddove la faccenda richiederebbe di star molto con i piedi per terra.

E c’è il modo di farlo seriamente e profittevolmente.

**All’indomani della Seconda guerra mondiale** il mettere in comune la difesa fu il primo approccio per la costruzione della Comunità. Sarebbe stata la **Ced, la Comunità europea di difesa**. Al fine di prevenire ogni altra guerra, cosa di meglio che mettere in comune le armi?

La Francia si lanciò in avanti e poi frenò bruscamente, essendo in ballo il *club* delle forze nucleari, il possesso della *force de frappe* per essere pari ai grandi del mondo. Al di là di questo, il problema fu allora quello che è ancora oggi: mettere in comune le armi significa mettere in comune la politica estera e no, non si era pronti. Oggi lo siamo? Non proprio.

Varrà la pena di ripassare la partita libica, che appartiene al presente e non solo al passato, per rendersene conto. Diciamo che è in uso una stucchevole retorica in ragione della quale gli **antieuropeisti** reclamano l’Europa che non c’è nel mentre provano a demolire quella che c’è e funziona assai bene (come gli italiani possono apprezzare, stando ancora a galla nonostante la zavorra del debito).

**Difesa comune significa politica estera comune, **che a sua volta richiede istituzioni comuni. [Ci vuole molta, ma molta più Europa.](https://laragione.eu/il-meglio-de-la-ragione-in-edicola/lafghanistan-e-la-credibilita-delloccidente/)

Per questa ragione i costruttori di futuro imboccarono la via dell’integrazione economica, che porta alle stesse conclusioni ma può essere percorsa un pezzo alla volta. E se ne è fatta molta, di strada. Adesso, volendoci arrivare, all’unità difensiva, inutile esibirsi in irreali sparate retoriche: più produttivo il realismo. Si può fare.

**Le Forze armat**e non sono solo stabilire chi è il nemico e se sparargli o meno, **sono tecnologia e ricerca di primissima linea**.

E qui si presentano due modelli, che impongono decisioni politiche. Nel **primo modell**o le imprese europee restano in concorrenza fra loro, ma si rompe il legame fra i loro prodotti e l’interesse nazionale di un solo Paese. Visti gli interessi in gioco: un po’ utopico. Nel **secondo modello** si spinge verso l’integrazione, in modo da creare campioni europei in grado di competere nel mondo e non solo nelle forniture nazionali.

Si prenda il settore navale: noi siano i più bravi, ma piccoli rispetto al mondo, assieme ai francesi possiamo avere ambizioni globali.

Già solo in questo settore e per una cosa tutto sommato secondaria rispetto a quello di cui stiamo parlando, è pendente da tempo una questione davanti all’Antitrust europea, con la Commissione che pone limiti e condizioni alla fusione fra cantieri. Errore, o, meglio, miopia: il mercato in cui essere concorrenziali è quello interno europeo o quello globale? Se la risposta è la prima ha ragione la Commissione, se è la seconda sta ostacolando gli interessi europei.

Ma la decisione non è mica tecnica, bensì politica. Quello è il sentiero su cui muoversi. Mica si arriva domani mattina, ci vogliono almeno 10 o 15 anni. Il che comporta il prendere decisioni politiche che domani mattina non possano essere revocate. I competitori europei si scelgono ciascuno *partner* diversi nel mondo, mentre il più grande fra loro è troppo piccolo globalmente.

**Lavoriamo sul lato produttivo e della ricerca**, consapevoli che le ricadute civili sono enormi, integriamo quello e il resto verrà, riequilibrando anche i rapporti all’interno dell’irrinunciabile Nato.

Se, invece, come prima cosa si vogliono proporre armate con una sola bandiera, a sventolare saranno solo la faciloneria e l’inutilità.

 
