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title: Le parole di Putin e l’enigma cinese
description: "L'analisi sulle ultime dichiarazioni di Vladimir Putin in un'intervista all'agenzia di stampa di Pechino \"Xinhua\"."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Vladimir-Putin.jpg
date: 2024-05-16
author: Massimiliano Lenzi
url: https://laragione.eu/esteri/le-parole-di-putin-e-lenigma-cinese/
categories: [Esteri]
tags: [Cina, guerra, Putin, russia, Ucraina]
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# Le parole di Putin e l’enigma cinese

![Vladimir Putin](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Vladimir-Putin.jpg)

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2024-05-14 15:14:34

2024-05-14 13:14:34

In visita alla Brigata Karelia, uno dei reparti di punta dell’esercito finlandese. I suoi battaglioni coprono l’intero spettro delle operazioni belliche

Kouvola (Finlandia) – Dall’esterno è un’anonima foresta di conifere, uguale a mille altre in Finlandia, attraversata da una strada che a un certo punto è interrotta da sbarre e filo spinato. Un militare in mimetica verde acceso si avvicina al nostro finestrino e chiede i documenti. L’aria minacciosa non riesce a dissimulare la realtà: più che un uomo, quella sentinella è un ragazzino.

La Brigata Karelia è uno dei reparti di punta dell’esercito finlandese. I suoi battaglioni coprono l’intero spettro delle operazioni belliche: dalla fanteria meccanizzata all’artiglieria, dalla logistica al genio. A mantenerla viva ci pensano oltre 4mila (a tratti anche 7mila) uomini e donne. Soprattutto uomini. Perché in Finlandia vige ancora uno stringente sistema di leva obbligatoria, che ogni anno porta 24mila giovanissimi a unirsi alle Forze armate. Alcuni si fermano all’addestramento base, dopo sei settimane. Altri, destinati a servizi non armati, restano per sei mesi; i combat ready invece per undici.

Alla Karelia l’età media è di 20 anni. I coscritti affollano il sottobosco antistante ai poligoni di tiro: è l’ora di pranzo e hanno appena concluso una sessione di sparo con i loro fucili Rk 62. Chi con l’elmetto, chi con il berretto a visiera con la coccarda tricolore (bianco-azzurro-bianco) sul davanti. Ridono, scherzano. Qualcuno urla parole a noi incomprensibili. Ma che ne pensano ragazzi poco meno che ventenni del servizio militare? Sembrano così spensierati. «È un dovere che ha ognuno di noi, ci rende molto orgogliosi essere qui» rispondono Onni e Juho. Reggono fieri l’elmetto, con le mani sotto il giubbotto antiproiettile. «La Russia ci penserebbe due volte prima di attaccarci» aggiunge Aarni, che timidamente osserva: «Certo, la preoccupazione per un’escalation c’è». Ma in fondo c’è sempre stata. Proprio per questo Helsinki non ha mai rinunciato alla coscrizione obbligatoria. Un meccanismo che fa talmente tanto parte della cultura finlandese che nel 2013, quando un gruppo di cittadini propose una raccolta firme per abolire almeno gli arresti per chi si rifiuta di servire sia nell’esercito sia come civile (si parla di un anno di domiciliari, con tanto di cavigliera elettronica), non venne nemmeno avvicinato il numero minimo legale richiesto di 50mila sostenitori.

Com’è logico, questo non significa che tutti vedano di buon occhio la leva. Kimi non abbassa il passamontagna verde oliva, mostrandoci soltanto gli occhi celesti: «Non capisco perché si debba ancora svolgere questo servizio. Stiamo qui, facciamo quello che ci ordinano. Ma poi cosa resta?». I suoi superiori, dietro le nostre spalle, sorridono: gli scaglioni di coscritti sono lo specchio del Paese reale e come tali hanno le loro contraddizioni.

Un pulmino ci riporta al comando, mentre nelle strade nel bosco sfilano plotoni di ragazzini in tenuta da combattimento. Sul piazzale sventola una grande bandiera finlandese. Davanti, due residuati della Guerra d’Inverno, quella che noi conosciamo come Seconda guerra mondiale. Su un carro armato T-34 catturato ai sovietici campeggia una svastica bicolore. Non c’è da stupirsi: ancora oggi l’antico emblema solare è simbolo di molte unità militari finlandesi.

Dopo una rapida visita alla palestra e alla piscina (con sauna inclusa), nella mensa ci accoglie il comandante della Brigata Karelia. Il generale Jyri Raitasalo ha il viso duro, ma un sorriso amichevole. Con piglio militaresco ci dice di scegliere e preparare «in due minuti» il punto per l’intervista. Dall’alto del suo metro e novanta, che lo accomuna a molti suoi sottoposti, ci spiega come la sua unità sia sempre pronta al combattimento. Un combattimento che però vede come assai improbabile: «Non accadrà. Non ora che siamo nella Nato. Certo, per integrarci servirà tempo, ma il percorso è bene avviato». Ma quando gli chiediamo se abbia mai vissuto un periodo di tensione così alta, ammette a denti stretti: «Sono nell’esercito da 35 anni e ho comandato contingenti all’estero ma no, non ho mai sentito un pericolo così forte per il mio Paese».

di Umberto Cascone

Brigata Karelia: finlandesi preparati e senza paura della Russia

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2024-05-14 23:05:28

2024-05-14 21:05:28

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2024-05-14 08:26:34

2024-05-14 06:26:34

Il segretario di Stato americano Antony Blinken vedrà Zelensky, nel pieno dell'offensiva che la Russia ha lanciato contro Kharkiv

Il segretario di Stato americano Antony Blinken è arrivato oggi a sorpresa a Kiev, dove vedrà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, nel pieno dell'offensiva che la Russia ha lanciato contro Kharkiv. Secondo quanto riferito dal portavoce del dipartimento di Stato, Matthew Miller, Blinken "sottolineerà il sostegno duraturo degli Stati Uniti all'Ucraina". E ancora, "discuterà dello stato sui campi di battaglia, del'impatto della nuova assistenza economica e di sicurezza americana, degli impegni a lungo termine sulla sicurezza e del lavoro in corso per la ricostruzione dell'Ucraina".

Intanto il ministero della Difesa russo ha annunciato oggi di aver abbattuto 25 missili ucraini sulla regione di confine di Belgorod. Lo riferisce la Tass. Domenica, 19 persone erano rimaste uccise in un attacco attribuito da Mosca a Kiev contro un edificio residenziale di Belgorod.

di Ruggero Fontana

Antony Blinken a sorpresa in Ucraina

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2024-05-14 22:49:55

2024-05-14 20:49:55

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2024-05-13 16:45:00

2024-05-13 14:45:00

La caduta di Chasiv Yar, data per scontata dalla maggior parte dei colleghi italiani oltre un mese fa. Non è andata come previsto da molti

Kyiv – Se il proposito era quello di presentarsi ai due eventi più attesi dell’anno con trofei all’altezza dei feroci appetiti del despota russo posati su piatti d’argento, è il caso di dire che l’Ucraina ha rovinato la festa a Putin. Non mi dilungherò nel ribadire ciò che ormai è notizia, vale a dire che l’ennesimo attentato alla vita del presidente Zelenskyj e dei due capi dei servizi speciali ucraini Kyrylo Budanov (Hur) e Vasyl Malyuk (Sbu) s’è concluso con l’arresto in flagrante delle spie russe Dmytro Perlin, Oleksyj Kornev e Maksym Mishutin, che gli 007 ucraini tenevano sotto controllo ancor prima dell’invasione su vasta scala del 2022. In contatto con la Fsb russa – che per il servizietto gli ha corrisposto fra i 46 e i 74mila euro – i tre Giuda dell’Udo (il reparto addetto alla sicurezza presidenziale) avevano concordato di prendere in ostaggio e uccidere Zelenskyj mentre s’apprestava a registrare il consueto messaggio serale e far bombardare le abitazioni di Budanov e Malyuk con un mortale double tap inframmezzato dal passaggio di due droni Fpv. Finiranno in carcere il resto della loro vita.

È invece doveroso spiegare dal campo come mai pure il secondo tributo al dittatore russo sia miseramente fallito. Mi riferisco alla caduta di Chasiv Yar, data per scontata dalla maggior parte dei colleghi italiani oltre un mese fa (Lorenzo Cremonesi scriveva il 6 aprile sul “Corriere della Sera” che lì si stesse oramai combattendo «casa per casa», contraddicendo Zelenskyj che sosteneva – correttamente – come il fronte stesse invece tenendo). Quel che accadde piuttosto in quel periodo fu che i russi occuparono un piccolo villaggio chiamato Ivanivske, situato nei sobborghi di Bakhmut sulla statale che congiunge quest’ultima a Kostiantynivka (sul sito e sul canale YouTube de “La Ragione” potete vedere un video reportage che girai in quelle circostanze di luogo e tempo con Alla Perdei): il loro obiettivo era avanzare da lì verso Chasiv Yar, stringendola da Sud in una morsa a tenaglia col contingente che nel frattempo li avrebbe raggiunti più a Nord da Bohdanivka.

Giocando d’astuzia, il comandante in capo Syrskyj ha anticipato quella mossa ordinando di contrattaccare proprio Ivanivske: non frontalmente (dove sarebbe stato più semplice farlo sfruttando quella grande arteria asfaltata che da Kostiantynivka porta dritti lì) ma dai territori di Klishchiivka liberati l’anno scorso più a Sud. Quanto descritto sta tenendo ancora impegnati i russi a Ivanivske, impedendogli di proseguire verso Chasiv Yar. La mossa di Sirskyj è geniale e in linea con la strategia anticipata l’altro ieri su queste pagine, mirata a interrompere i piani del nemico stremandolo ed esaurendone il potenziale, mantenendo a ogni costo le posizioni in modo da guadagnare tempo prezioso per la formazione e la preparazione delle riserve e in attesa degli agognati rinforzi.

Mandata all’aria la festa a Putin, presto o tardi Chasiv Yar cadrà? Se prima era solo una questione di tempo, ora non è detto. La piccola roccaforte si trova infatti in una posizione sopraelevata da cui è relativamente semplice mantenere i russi a distanza, a patto però d’avere i cieli coperti. Da quando sono terminate le munizioni dei sistemi di contraerea più efficienti (che Syrskyj ordinò saggiamente di schierare in quei luoghi, col risultato d’aver distrutto per oltre un mese praticamente un caccia nemico al giorno), gli attaccanti russi sono liberi di sganciare tonnellate d’esplosivo sulla città ogni volta che un loro drone da ricognizione rileva il movimento delle truppe ucraine a terra.

Se dunque rifornimenti, F-16 e sistemi di contraerea non tarderanno ad arrivare, Chasiv Yar resterà ucraina ancora a lungo e potrà addirittura essere il baluardo da cui avanzare alla riconquista della vicina Bakhmut. Qualora invece le promesse degli Alleati si rivelassero nuovamente soltanto tali, allora il suo destino sarà segnato. Per impedire che ciò accada, ma anche e soprattutto per evitare impasse analoghe in futuro, l’Ucraina ha creato una rete di fabbriche top secret sotterranee in cui migliaia d’ingegneri e operai (la cui lealtà e integrità è comprovata da numerosi test, onde evitare situazioni come quella descritta all’inizio di questo articolo) lavorano giorno e notte per dotarla d’armi proprie ancora più all’avanguardia di quelle dei propri alleati. Ne ha scritto ieri da qui Alberto Rojas per “El Mundo”, rivelando che presto Kyiv diventerà uno dei più grandi centri di produzione d’armi dell’intero Occidente.

di Giorgio Provinciali

Baluardo Chasiv Yar

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2024-05-13 17:38:48

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