Le Pen con soldi e amici russi
Le Pen con soldi e amici russi. Ecco perché la condanna alla leader del RN ha scatenato la rabbia del Cremlino che ha parlato di “violazione delle norme democratiche”
Le Pen con soldi e amici russi
Le Pen con soldi e amici russi. Ecco perché la condanna alla leader del RN ha scatenato la rabbia del Cremlino che ha parlato di “violazione delle norme democratiche”
Le Pen con soldi e amici russi
Le Pen con soldi e amici russi. Ecco perché la condanna alla leader del RN ha scatenato la rabbia del Cremlino che ha parlato di “violazione delle norme democratiche”
Mosca – La condanna di Marine Le Pen ha scatenato la rabbia del Cremlino che (tu quoque) ha parlato di «violazione delle norme democratiche». L’ira di Putin è più che comprensibile. Fallito l’assalto di AfD alla Germania, la primula nera della destra francese doveva essere il grimaldello per portare all’Eliseo nel 2027 un ‘presidente amico’.
I legami tra il fascismo francese e il nazionalismo russo risalgono agli anni Novanta del XX secolo. Quando Jean-Marie Le Pen (padre di Marine e fondatore del Front National) aveva stretto amicizia a Mosca con Vladimir Žirinovskij (leader dello xenofobo Partito liberaldemocratico) e con lo scrittore Ėduard Limonov (animatore del Partito nazionalboscevico). Perorando le tesi dell’“Europa da Vladivostok a Lisbona” cristiana, tradizionalista e “di razza caucasica”.
Giunta nel 2011 alla leadership del Front National (poi ‘ribrandizzato’ in Rassemblement National), Marine Le Pen ha voluto agire nei confronti della Russia a un più alto livello. Costruendo un rapporto diretto con Vladimir Putin. Così, dopo frequenti viaggi a Mosca di dirigenti del suo partito, nel 2014 è riuscita a ottenere un prestito di 9,4 milioni di euro dalla fino ad allora sconosciuta First Czech Russian Bank.
Durante la campagna delle presidenziali del 2022, Marine Le Pen avesse promesso che il prestito sarebbe stato restituito a stretto giro «per far cessare le illazioni». La società russa che ora detiene il debito ha poi concesso al partito della destra francese una dilazione fino al 2028.
Uomo chiave nelle relazioni con il regime è Aleksander Babakov. 62 anni, deputato alla Duma, oligarca con interessi che vanno dai gruppi finanziari fino alla squadra di calcio moscovita del Cska. È stato lui a tessere sin dall’inizio la tela fra Russia Unita e Rassemblement National. Dopo essere stato il garante del prestito, Babakov aveva favorito l’incontro fra la leader politica francese e Sergej Naryškin. Il capo dell’intelligence russa per l’estero (Gru). Come dimostrato qualche mese fa dal portale ucraino “Canal 24”.
In una lettera resa pubblica, Marine Le Pen aveva anche chiesto a Babakov di «aiutarci, come l’ultima volta, a organizzare questo incontro e altri che ritenete utili». Ringraziandolo per «tutto ciò che fa per noi». Nel frattempo, al Parlamento europeo, il gruppo parlamentare del ‘Fronte’ aveva trovato il modo di votare contro la mozione che denunciava l’annessione della Crimea alla Russia.
Le Pen ha sempre respinto le accuse secondo cui il prestito russo avrebbe influenzato le sue attività. Resta il fatto che nel 2017 la leader francese aveva definito le sanzioni contro Mosca «assolutamente inutili» come anche il rifornimento di armi all’Ucraina. Tuttavia, l’azione del Cremlino volta a finanziare i propri amici in Francia si era fatta più guardinga. Dopo che era esploso lo scandalo dei prestiti russi.
In una delle lettere ai suoi collaboratori (pubblicate da “Canal 24”), Babakov aveva sostenuto che per sviluppare il marketing pro Putin si doveva far leva sui «circa 80mila nostri connazionali che vivono in Francia» e sulle loro associazioni. Oggi le organizzazioni più attive in questo senso sono l’Associazione europea di San Vladimir, l’organizzazione “Speranza-Oriente” e l’Unione dei russofoni di Francia.
Di Yurii Colombo
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