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title: "Le tre leve per smascherare l&#8217;ambiguità di Pechino"
description: "Pechino sta con Putin. Ma l'Occidente ha tre leve per scuotere i vertici cinesi: i commerci, le materie prime e il tema Taiwan"
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date: 2024-07-12
author: Massimiliano Lenzi
url: https://laragione.eu/esteri/le-tre-leve-per-smascherare-lambiguita-di-pechino/
categories: [Esteri]
tags: [Cina, esteri, NATO, russia]
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# Le tre leve per smascherare l&#8217;ambiguità di Pechino

![Cina, Putin e Occidente](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/07/Cina-Putin-e-Occidente.jpg)

Pechino sta con Vladimir Putin e al tempo stesso commercia e fa business con l'Occidente. Quest'ultimo ha tre leve per scuotere i vertici cinesi: i commerci, le materie prime e il tema Taiwan

**Pechino sta con Vladimir Putin** – con cui fa affari vantaggiosi – e** al tempo stesso commercia e fa business con l’Occidente**. In tempi normali si tratterebbe di un’ovvietà. In tempi di guerra, dopo l’aggressione russa all’Ucraina, un’ovvietà non è affatto. Anzi, è **un macigno gigantesco sulla geopolitica e sulle relazioni diplomatiche e commerciali fra Cina e Occidente**, con quest’ultimo che sostiene l’indipendenza dell’Ucraina contro gli invasori e con Pechino che non ha mai alzato (in quasi due anni e mezzo di guerra) una virgola di condanna verso Putin e la sua aggressione a Kiev. Quando da Washington il vertice Nato ha accusato il governo cinese di sostenere la guerra russa, ha posto di fatto un argomento che va oltre le parole: se Xi Jinping va avanti così, i rapporti fra il Dragone e il mondo libero cambieranno radicalmente.

La reazione cinese al j’accuse della Nato sembra non aver colto il vero bersaglio politico della frustata lanciata dall’Alleanza Atlantica: **l’ambiguità cinese non può durare nel mondo sottosopra**. Per tornare alla replica di Pechino, a oggi (e salvo sorprese nelle prossime settimane, francamente assai poco probabili)** non si vede un cambio di politica estera cinese neppure con il binocolo**. La Nato, contrattaccano da Pechino, usa un linguaggio «provocatorio, pieno di bugie e calunnie ispirate da mentalità da Guerra fredda». Il governo cinese rivendica di avere la politica di «non fornire armi letali a nessuna delle parti in conflitto e di esercitare uno stretto controllo sull’esportazione di beni a duplice uso, compresi i droni civili», aggiungendo che il normale flusso commerciale fra Cina e Russia «non ha come target terzi e non dovrebbe essere soggetto a interruzioni o coercizioni». E poi la stoccata finale:** è la Nato – secondo la visione di Xi Jinping – che «dovrebbe riflettere su sé stessa e intraprendere azioni concrete per allentare la tensione e risolvere il problema»**. E che, guardando all’Asia e all’Indo-Pacifico (aree care all’espansionismo cinese), non dovrebbe trasformarle in un campo per «la competizione geopolitica», lasciando quindi alla Nato i suoi compiti storici di «natura difensiva e regionale» e non di «un fattore di disturbo della pace e della stabilità».

Ora, a parte il fatto che all’idea di una Nato regionale neppure il più fantasioso dei cinesi potrebbe credere, la questione è che Xi Jinping sembra voler fare il nesci rispetto a un mondo radicalmente mutato dalla guerra scatenata nel 2022 in Ucraina dal suo amico Putin. Per scuotere i vertici cinesi dal loro torpore, oltre a dir chiaro come stanno le cose,** l’Occidente ha tre leve: i commerci, le materie prime e il tema Taiwan**. Tutte e tre insieme (e non separate) tracciano di fatto il grosso degli interessi cinesi attuali, dall’economia alla geopolitica. Sulle prime due leve – commerci e materie prime – si può lavorare sin da subito, considerando l’interscambio e gli affari fra la Cina e l’Occidente. Assai più complicata la questione di Taiwan, che non può essere regalata a Pechino e su cui negli ultimi anni la Cina ha alzato notevolmente la sua pressione militare e di accerchiamento. Ancora ieri Taiwan ha fatto sapere che 66 aerei da guerra cinesi sono stati rilevati attorno all’isola nelle ultime ventiquattr’ore. Alla faccia della pace e della stabilità a mandorla.

Di *Massimiliano Lenzi*
