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title: Le mille domande sui Lego gender-neutral
description: Il colosso danese lancia una nuova linea di giocattoli gender-neutral. E chi si indigna casca nel tranello
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date: 2023-05-11
author: Francesco Gottardi
url: https://laragione.eu/esteri/lego-gender-neutral/
categories: [Esteri]
tags: [Evidenza, omosessuali, società]
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# Le mille domande sui Lego gender-neutral

![Lego gender-neutral](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/05/Evidenza-sito-3-2.jpg)

Il colosso danese lancia una nuova linea di giocattoli gender-neutral. E chi si indigna casca nel tranello: mettere un’etichetta ai pupazzi che non ne hanno

Un coniglio-*cyborg* rosa e azzurro, una spadaccina dai capelli viola, un guerriero un po’ fricchettone. Guardi i giocattoli e dici: che c’è di strano? Poco o niente, considerato che si tratta di “Dreamzzz”: **la nuova gamma Lego ambientata in una sedicente terra dei sogni dove tutto è possibile**, figurarsi l’estetica. Eppure il caso è già alla ribalta della cronaca. Perché questa, per stessa rivendicazione del colosso danese, sarebbe la prima tappa del *rebranding* aziendale che già da un paio d’anni si vociferava attorno ai mattoncini più celebri di sempre: rendere le proprie creazioni *gender-neutral*.

Il lancio ufficiale di **“Lego Dreamzzz”** – sul mercato globale entro agosto – sta rimbalzando in lungo e in largo. Fino all’Australia, dove un’edizione locale del “Daily Mail” racconta come in ambienti accademici e religiosi sia salita «la preoccupazione per l’indottrinamento *woke* nei confronti dei bambini». A partire dai pupazzetti da costruire. **È un dibattito più surreale della terra dei sogni**.

La tesi degli indignati sostiene che i bimbi fino ai 12 anni, il principale *target* della Lego, sarebbero troppo *naif* per comprendere le complessità della teoria *gender*. E su questo pochi dubbi, da qualunque lato la si guardi. La casa di giocattoli ha invece spiegato di voler **combattere gli stereotipi negativi e abbattere l’asimmetria di genere**. Smarcandosi da quella vocazione maschile che fin dal 1932 – anno di fondazione – è stata tradizionalmente attribuita alla Lego e alle sue innumerevoli collezioni. Qui però casca l’asino. Perché la “missione inclusività” non consiste nel riequilibrare la produzione di poliziotti o scienziati in formato omini gialli rispetto alle loro controparti femminili sottorappresentate, ma nell’inventare personaggi nuovi, ibridi, asessuati. Come d’altronde è sempre stata percepita la gran parte dei giocattoli non antropomorfi.

**Quella di Lego insomma è una classica operazione commerciale**. Tra fisiologico rinnovamento e pubblicità per il crescente mercato Lgbtq. La miopia di chi grida allo scandalo fa esattamente il gioco dell’azienda, che altro non vuole che farsi chiamare “senza genere”: a differenza dei molteplici casi di rimozione culturale o pulizia letteraria (quella sì, pericolosa deriva del politicamente corretto), affibbiare etichette ai giocattoli è innocuo onanismo da adulti. Sono loro, nel bene e nel male, a trasmettere costrutti mentali ai più piccoli.

**Date un mostriciattolo di plastica a un bambino e succederà qualcosa di sorprendente: inizierà a giocare**. Senza badare a quant’è rosa o azzurro. Fino a quando glielo farà notare qualcuno, per esempio Lego, affermando il contrario.

*di Francesco Gottardi*

 
