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L’energia contro l’Europa è un’arma inefficace

Per Bordachev, program director del noto think tank russo Valdai Discussion Club, la carenza di energia in Europa non sarà un’arma efficace per il Cremlino. E ci spiega il perché.

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Washington – «Molti osservatori russi sono in impaziente attesa che i nostri avversari rimangano letteralmente congelati questo inverno» scrive Timofei Bordachev, program director del noto think tank russo Valdai Discussion Club, sul quotidiano pro-Cremlino “Vzgliad”. Tuttavia, secondo Bordachev, questo non può essere l’obiettivo della Russia. «Anche se i costi del riscaldamento in Europa crescessero in maniera sproporzionata e le case diventassero veramente fredde, sarebbe ingenuo credere che ciò spingerebbe gli europei a far cadere i loro leader politici», spiega l’esperto russo.

Secondo Bordachev, contrariamente alla percezione comune in Russia, chiunque abbia vissuto in Francia, nel Regno Unito e in Germania sa che gli europei non sono «viziati» nella loro vita quotidiana, pertanto i «nostri malevoli vicini» sono «abbastanza resistenti» al freddo e ad altri inconvenienti della loro vita domestica. C’è sicuramente una buona parte di cittadini europei che da secoli alimenta il camino in ogni stanza e brucia ancora le candele: «La stragrande maggioranza degli europei è stata a lungo abituata a sopportare stoicamente le difficoltà e sa come risparmiare sul riscaldamento e sull’acqua calda, un’abitudine sviluppata nell’Europa occidentale (…) nei lunghi secoli della sua storia travagliata».

Bordachev scrive però che l’industria europea «non può essere riscaldata con un maglione». Secondo l’esperto russo, il Cremlino ha bisogno di un’analisi obiettiva sulla vera dipendenza dei giganti dell’industria tedeschi e francesi dalle forniture di carburante russo e su ciò che faranno per uscirne. «Non sappiamo in questo momento quante [forniture di petrolio e gas] gli europei saranno in grado di intercettare [da altri Paesi] sul mercato internazionale. (…) Tuttavia, (…) in situazioni critiche, i Paesi europei sono sempre stati in grado di unirsi e trovare soluzioni non banali». Bordachev comunque sostiene che, a differenza dei Paesi del Nord Europa, l’Europa meridionale, i Paesi baltici, la Polonia e la Repubblica ceca potrebbero dover fermare le loro attività economiche. «Non possiamo [però] esultare per il fatto di tormentare fisicamente un avversario, che di fatto non ci ha direttamente inflitto sofferenze simili».

Secondo Bordachev, prima di gioire per le difficoltà dei «rivali», la Russia dovrebbe invece pensare all’impatto sulla propria economia. «Non è chiaro ancora quanto sia sviluppato il livello di cooperazione energetica tra la Russia e altri importanti acquirenti di petrolio e gas». Spiega inoltre che, nonostante ci siano altri compratori, arrivare a un fatturato commerciale paragonabile a quello proveniente dal mercato europeo richiederebbe molto più tempo e sforzi.

Bordachev sostiene che lo scenario migliore sarebbe quello in cui un enorme aumento dei prezzi dell’energia in Europa potesse costringere i governi occidentali a ridurre la pressione sulla Russia per quanto concerne la crisi ucraina. «A ogni modo, data l’indubbia resistenza dell’Europa e la totale noncuranza degli Stati Uniti per le difficoltà da affrontare, sarebbe da irresponsabili in Russia scommettere tutto su questo scenario».

 

Di MEMRI – Middle East Media Research Institute
Traduzione a cura di Anna Mahjar-Barducci

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