---
title: "Libano, &#8220;Do you know the wars you lived?&#8221;: quando una generazione scopre di essere cresciuta nella guerra"
description: "Negli ultimi giorni tra gli utenti del Libano si è diffuso un link diventato virale: calcola quanti anni si sono trascorsi in guerra"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/04/Libano-1024x639.jpg
date: 2026-04-11
author: Annalisa Iannetta
url: https://laragione.eu/esteri/libano-do-you-know-the-wars-you-lived-quando-una-generazione-scopre-di-essere-cresciuta-nella-guerra/
categories: [Esteri]
tags: [esteri, guerra]
---

# Libano, &#8220;Do you know the wars you lived?&#8221;: quando una generazione scopre di essere cresciuta nella guerra

![Libano](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2026/04/Libano-1024x639.jpg)

Negli ultimi giorni tra gli utenti del Libano si è diffuso un link diventato virale: una semplice pagina che chiede di inserire la propria data di nascita per calcolare quanta parte della propria vita si è trascorsa in guerra

**Conosci le guerre che hai vissuto**? Inserisci la tua data di nascita per scoprirlo.

Negli ultimi giorni tra gli utenti libanesi si è diffuso un link diventato virale: una semplice pagina che chiede di inserire la propria data di nascita per **calcolare quanta parte della propria vita si è trascorsa in guerra**. Una semplice domanda si trasforma in vertigine. Ho provato a inserire la mia, anno 1973, e al momento dell’invio il risultato è apparso freddo, matematico, inappellabile. Una percentuale del 66.3% per cento: 35 anni, 2 mesi, 25 giorni. Più della metà della tua esistenza senza pace.

Per un attimo sembra un errore, una provocazione, forse un’esagerazione costruita per colpire. Poi lo sguardo si sposta sull’immagine che accompagna il numero: **un cedro, simbolo millenario del Libano, che perde sangue dalle sue fronde**. Non è solo grafica: è una metafora di una storia nazionale segnata da conflitti quasi continui.

**Gli autori della pagina web** dichiarano di essere “un gruppo di amici che si sono sentiti impotenti di fronte ai bombardamenti che hanno colpito il Paese”.

Immaginando di essere libanese, scorro verso il basso e davanti a me compare la cronologia di fatti - dalla mia nascita a oggi - di cui sarei stata solo **un’impotente spettatrice**.

Dai primi anni Settanta, quando [la Terra dei Cedri](https://laragione.eu/esteri/sud-del-libano-missione-italiana-sotto-pressione-quando-la-pace-diventa-zona-grigia-il-video/) è ancora percepita come un luogo di equilibrio fragile ma vitale, un crocevia culturale e commerciale nel cuore del Mediterraneo, al **1973** con le prime operazioni militari legate al conflitto israelo-palestinese che iniziano a incrinare questa immagine. Il **1975**, la guerra civile esplode e, con essa, ogni illusione di stabilità. Durerà quindici anni. Beirut viene divisa, le milizie si moltiplicano, le potenze straniere entrano in gioco. La Siria interviene nel **1976**, Israele invade nel **1978** e ancora nel **1982**, arrivando fino alla capitale. Il Libano smette di essere uno Stato unitario e diventa una geografia di fronti.

Quando la guerra civile termina nel **1990**, non arriva la pace. Arriva una tregua fragile, nel sud del paese, gli scontri tra Hezbollah e Israele proseguono per anni. Nel **1993** e nel **1996** nuove operazioni militari riportano bombardamenti e distruzione. Nel **2000** Israele si ritira.

E nel **2006**, la guerra esplode di nuovo in tutta la sua violenza. Trentaquattro giorni bastano per devastare infrastrutture, città, vite. Le immagini fanno il giro del mondo, ma per chi le vive non sono eccezione: sono normalità.

Negli anni successivi il conflitto non scompare, cambia forma. Tensioni al confine, raid, scambi di fuoco. Poi arriva il **2023**, e con esso una nuova escalation legata alla guerra a Gaza. Il sud del Libano torna a bruciare, i bombardamenti si intensificano, le evacuazioni riprendono, per arrivare fino ad oggi con il territorio ancora una volta trasformato in un campo di battaglia.

**Quel 66.3% smette di essere un numero astratto**. Diventa una misura del tempo vissuto dentro questa continuità. Non si tratta di sommare singole guerre, ma di riconoscere una linea ininterrotta di instabilità che attraversa le esistenze. Significa nascere mentre una guerra finisce e crescere mentre un’altra prende forma. Significa imparare a riconoscere il suono lontano di un bombardamento prima ancora di comprendere pienamente cosa sia.

Quel link però non è solo una questione libanese. **È una riflessione più ampia** su come il tempo venga percepito in contesti segnati da conflitti prolungati.

E guardando di nuovo quel cedro che sanguina prendo definitivamente consapevolezza che **quella percentuale è la misura di una vita che, senza accorgersene, ha imparato a scorrere sotto le bombe**.

di *Annalisa Iannetta*
