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L’inesistente golpe contro Yanukovych

Il moto popolare nato nell’iconica Piazza Maidan e in seguito a cui nel 2014 il presidente Yanukovych scappò dal Paese, rappresenterebbe una giustificazione per i filo-putiniani all’aggressione in Ucraina.

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Fu golpe Euromaidan? Moto popolare nato nella iconica Piazza Maidan e in seguito a cui il 22 febbraio 2014 il presidente Viktor Yanukovych scappò del Paese, è una giustificazione dei filo-Putin per l’aggressione all’Ucraina.

Tra i putiniani da tastiera sui social si arriva a scrivere che l’attuale presidente ucraino Volodymir Zelensky sarebbe stato «messo al potere dagli americani con il Maidan», quando in realtà all’epoca faceva ancora l’attore. Divenne presidente nel 2015, ma appunto sullo schermo con “Sluha Narodu” (Servitore del popolo): serie tv in cui impersonava un capo di Stato onesto, capace di superare in astuzia antagonisti e detrattori. Sull’onda di quel successo nel 2018 scese in campo in politica e il 21 aprile 2019 venne eletto presidente con il 73,22% dei voti. Sconfisse il presidente in carica Petro Poroshenko, lui sì espressione dell’Euromaidan e considerato uomo degli americani. All’epoca c’era invece il dubbio che Zelensky fosse un uomo di Putin e sicuramente su di lui è confluito il voto filo-russo.

La rimozione di Yanukovych non ha sicuramente seguito il processo di impeachment come specificato dalla Costituzione: incriminazione formale, esame della Corte costituzionale, voto a maggioranza dei tre quarti della Rada. Però con lo scappare a rotta di collo il presidente si è di fatto dimesso. Qualcosa di analogo a quanto accadde il 20 dicembre del 2001 a Buenos Aires, quando di fronte alla protesta popolare il presidente argentino Fernando de la Rúa scappò in elicottero dal tetto della Casa Rosada.

Particolarmente precisi nell’indicare questo tipo di fenomeni, la fattispecie di un presidente che scappa per via di una protesta popolare è indicata dai latino-americani come golpe de calle. Un “golpe della strada”, diverso da un golpe militare. Una quantità di presidenti sono saltati in questo modo nella regione, spesso consentendo l’ascesa di nuovi presidenti poi divenuti alleati di Mosca nel cortile di casa Usa. In genere analisti locali e internazionali non restano a contestare la legittimità della cosa per anni, ma accettano che lo sbrego istituzionale venga sanato dal voto del Parlamento e da nuove elezioni.

Specie se, come è avvenuto in Argentina e in Ucraina, chi è andato al potere grazie al golpe de calle viene poi a sua volta sconfitto da altri. Oltre al caso di Zelensky c’è quello di Alberto Fernández: presidente argentino espressione di un’area politica erede della protesta del 2001, che ha sconfitto Mauricio Macri, a sua volta eletto dopo aver sconfitto lo schieramento di Fernández.

Proprio quest’ultimo poco prima della guerra era stato ricevuto da Putin, offrendosi come «porta di ingresso della Russia in America Latina». Un progetto abbastanza equivalente all’ingresso dell’Ucraina nella Nato: ‘invasione’ di una superpotenza nel cortile di casa di un’altra superpotenza, come direbbe Putin.

Ragionando alla Lavrov ed essendo Fernández erede del Maidan argentino, ci si chiede se a questo punto Biden sarebbe autorizzato a procedere contro lui come Putin nei confronti di Zelensky.

 

di Maurizio Stefanini

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