L’Islanda e lo sciopero delle donne
| Esteri
In Islanda è stato indetto per oggi lo sciopero delle donne e delle persone non binarie per chiedere parità salariale e una seria lotta alla violenza di genere
L’Islanda e lo sciopero delle donne
In Islanda è stato indetto per oggi lo sciopero delle donne e delle persone non binarie per chiedere parità salariale e una seria lotta alla violenza di genere
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L’Islanda e lo sciopero delle donne
In Islanda è stato indetto per oggi lo sciopero delle donne e delle persone non binarie per chiedere parità salariale e una seria lotta alla violenza di genere
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In Islanda è stato indetto per oggi lo sciopero di tutte le donne e persone non binarie per chiedere parità salariale e una seria lotta alla violenza di genere. Vi ha aderito simbolicamente la stessa premier Katrín Jakobsdóttir. Le donne non svolgeranno alcun lavoro: non si recheranno in ufficio, non terranno lezione ai propri alunni, non stireranno le camicie in casa, non cureranno gli infermi. Ogni singola mansione, anche quella più scontata in una società secondo le promotrici ancora macchiata dal patriarcato, dovrà essere sospesa. E dire che l’Islanda è al primo posto nel mondo in tema di uguaglianza di genere ma i passi fatti in avanti, quasi 50 anni dopo il primo sciopero di questo tipo nel Paese (era il 1975 e favorì l’elezione della prima premier donna), non sono ritenuti sufficienti. Secondo la classifica globale sul divario di genere stilata dal World Economic Forum, restano professioni in cui le donne islandesi guadagnano comunque il 21% in meno degli uomini e oltre il 40% delle donne ha sperimentato violenze di genere.
Lo slogan è “Tu chiami questa uguaglianza?” e le associazioni promotrici prevedono un’adesione imponente, con circa 25mila presenze soltanto all’evento nella capitale Reykjavík. Sono state invitate a partecipare adolescenti, immigrate, affette da disabilità: tutte in corteo per quei No che le donne ritengono di non riuscire a dire anche nella terra più avanzata al mondo nella parità di genere. Oggi la remota Islanda manda un segnale.
di Raffaela Mercurio
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