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L’Italia osserva al Board di Trump. Occasione o rischio?

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L’Italia, guidata da Giorgia Meloni, ha rifiutato di aderire al “Board of Peace” voluto da Donald Trump per Gaza, mantenendo però un ruolo di osservatore per equilibrio politico

L’Italia osserva al Board di Trump. Occasione o rischio?

L’Italia, guidata da Giorgia Meloni, ha rifiutato di aderire al “Board of Peace” voluto da Donald Trump per Gaza, mantenendo però un ruolo di osservatore per equilibrio politico

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L’Italia osserva al Board di Trump. Occasione o rischio?

L’Italia, guidata da Giorgia Meloni, ha rifiutato di aderire al “Board of Peace” voluto da Donald Trump per Gaza, mantenendo però un ruolo di osservatore per equilibrio politico

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L’Italia è nel gruppo dei cosiddetti “osservatori” del “Board of Peace”, voluto dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per affrontare l’immane problema della messa in sicurezza e ricostruzione della Striscia di Gaza. Un organismo sostanzialmente privatistico, figlio della volontà politica del capo della Casa Bianca, arrivato a stabilire anche una fee d’ingresso da 1 miliardo di dollari. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha più volte illustrato i motivi che hanno spinto l’Italia, nonostante il personale interesse a esserci, a dire di “no” all’invito.

Rispedito al mittente, per quanto a malincuore, l’invito americano, il tentativo è ora quello di mantenersi comunque in una posizione di visibilità. Non eccessiva da creare problemi innanzitutto con il Quirinale e, nei limiti del possibile, con i partner europei. Esercizio ancora una volta tutt’altro che semplice per Giorgia Meloni, già reduce dai giorni della Conferenza sulla sicurezza di Monaco in cui la presidente del Consiglio ha deciso di marcare le distanze proprio dal cancelliere tedesco Merz. Sia chiaro, le convergenze restano ma sul punto politicamente dirimente e divisivo delle durissime critiche del cancelliere al Presidente Trump e più in generale alla politica maga, le distanze non sono un’interpretazione. In realtà come osservatrice al “Board of Peace” c’è già la Commissione europea, che come ovvio rappresenta tutti e 27 paesi dell’Unione. Quella italiana, dunque, è una presenza politica.

Una scelta, per dire: “Più di qui non possiamo andare, ma fin qui ci arriviamo“. Nella sostanza nulla di nuovo, nel difficilissimo lavoro di equilibrio che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scelto per se stessa. Pur con tutti gli scossoni, le cose mai viste e le parole mai dette, crede fermamente che alla fine Stati Uniti ed Europa un modus vivendi lo troveranno. Vuole che l’Italia venga ricordata come il Paese che, a differenza di Francia e Germania, non li tagliò i ponti. Un’opportunità, in tal senso, si è improvvisamente aperta 36 ore fa con l’annuncio del possibile viaggio di Donald Trump alla volta delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, per assistere all’eventuale finale del torneo di hockey maschile.

Sarà di sicuro un caso (ironia), la voce è circolata poche ore dopo il successo personale e social raccolto dal suo predecessore Barack Obama all’All Star Game del campionato NBA di basket, che si è tenuto nella notte fra domenica e lunedì a Los Angeles. Si fa strada anche l’ipotesi di una presenza di Donald Trump alla cerimonia di chiusura dei Giochi, in programma all’arena di Verona domenica sera. Due occasioni che si trasformerebbero in opportunità d’oro per la presidente del Consiglio e il governo italiano.

di Fulvio Giuliani

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