---
title: L’Italia potrebbe formare i piloti ucraini in strutture di eccellenza
description: "La nostra Aeronautica Militare non si convince ad aprire le sue scuole gettonate di volo all'Ucraina che più di tutti ne avrebbe bisogno"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/09/Evidenza-sito-2-6.jpg
date: 2024-09-30
modified: 2024-10-01
author: Umberto Cascone
url: https://laragione.eu/esteri/litalia-potrebbe-formare-i-piloti-ucraini-in-strutture-di-eccellenza/
categories: [Esteri]
tags: [Italia, Ucraina]
---

# L’Italia potrebbe formare i piloti ucraini in strutture di eccellenza

![L’Italia potrebbe formare i piloti ucraini in strutture di eccellenza](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/09/Evidenza-sito-2-6.jpg)

La nostra Aeronautica Militare non si convince ad aprire le sue scuole gettonate di volo al Paese amico che più di tutti ne avrebbe bisogno: l'Ucraina

**La nostra Aeronautica Militare è sempre più gettonata per la formazione dei piloti militari**. Eppure questo *status* non sembra sufficiente per **convincere il nostro governo ad aprire le sue scuole di volo al Paese amico che, in questo momento, ne ha più bisogno: l’Ucraina**, che da mesi cerca di costruire una forza aerea credibile e competitiva per fronteggiare la Russia, ma manca tanto di macchine quanto di aviatori.

**Il 12 settembre Budapest ha firmato un accordo con Roma per spedire i futuri piloti militari ungheresi nella Penisola per dare loro la formazione di volo basica**, oltre che la specializzazione sugli aerei da caccia. L’Ungheria è soltanto l’ultima nazione a prendere questa decisione. Arabia Saudita, Austria, Canada, Germania, Giappone, Kuwait, Paesi Bassi, Qatar, Regno Unito, Singapore e Svezia già si avvalgono dei nostri servigi: chi per l’intero processo di addestramento, chi per piccoli gruppi di ufficiali. Le scuole italiane si trovano a Galatina (in capo al 61° Stormo) e a Cagliari-Decimomannu (alla International Flight Training School). In Puglia avvengono le prime due fasi della formazione, il volo basico e quello a reazione; in Sardegna i piloti completano invece la transizione sugli aerei da caccia, prima di tornare in patria e prendere servizio.

**Si tratta di strutture di eccellenza e con un’ormai comprovata esperienza internazionale**. Viene naturale pensare che, da Paese sostenitore dell’Ucraina, **l’Italia dovrebbe essere la prima a mettersi in gioco per addestrare gli aviatori di Kiev**. E infatti la stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel maggio 2023, aveva assicurato a Zelensky che le porte delle nostre scuole sarebbero state aperte, ma solo quando altri Stati avessero iniziato a formare gli ucraini. Una circostanza poi divenuta realtà con l’avvio del programma di fornitura dell’F-16.

Da allora le promesse del nostro governo sono scomparse dai *radar*. Le rare volte in cui i giornalisti hanno chiesto notizie hanno ricevuto una risposta vaga: «**L’Italia non ha i velivoli attualmente in dotazione a Kiev, quindi non è adatta». Verissimo, se pensiamo solo alla transizione sul velivolo finale**. Ma agli ucraini serve anche la formazione base per i nuovi piloti, direttamente su piattaforme di concezione occidentale. Questo da noi sarebbe possibile. Del resto anche la Francia, che gli F-16 non li ha mai avuti (a differenza nostra, che li abbiamo schierati dal 2003 al 2012, sviluppando competenze ed esperienze specifiche), sta addestrando i neo-aviatori di Zelensky.

**Perché dunque non aiutare? Forse anche questo, nell’ottica della nostra classe politica, è equiparabile a un attacco diretto alla Russia? Ci auguriamo di no**, perché si tratterebbe di un clamoroso abbaglio. Forse, piuttosto, è solo un modo per evitare futuri tira e molla. Perché addestrare gli ucraini al volo potrebbe rinvigorire le richieste di Kiev alla nostra Aeronautica: trasferire in Ucraina gli Amx “Ghibli” appena ritirati dal servizio e qualche Tornado in fase di smobilitazione (anche i britannici li stanno pensionando e stanno valutando la possibilità di donarli all’Ucraina). **Si tratta di aerei specializzati nel supporto alle operazioni di terra e nell’attacco al suolo, esattamente quello che serve a Zelensky**. Gli ucraini li chiedono da mesi ma da Roma filtra soltanto il solito ambiguo silenzio. Come sull’addestramento eccellente, che potrebbe aiutare gli aggrediti a fronteggiare al meglio un nemico che conta molto su numeri e forza bruta ma assai poco sulla qualità.

*di Umberto Cascone*
