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title: "L&#8217;origine della propaganda di Mosca contro l&#8217;Occidente"
description: "Non è una risposta al nemico la scelta di omaggiare chi ha compiuto i crimini di Bucha: è propaganda che ha le radici nella storia di Mosca"
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date: 2022-04-20
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/esteri/lorigine-della-propaganda-di-mosca-contro-loccidente/
categories: [Esteri]
tags: [Evidenza, guerra, Putin]
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# L&#8217;origine della propaganda di Mosca contro l&#8217;Occidente

![Propaganda di Mosca](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/Evidenza-sito-11.png)

**C’è un disegno ben più raffinato di una semplice risposta** **al nemico nella scelta di Mosca di omaggiare chi ha compiuto i crimini di Bucha. Una scelta di propaganda che ha le radici nella storia della Russia.**

**Ai nostri occhi può apparire incomprensibile**, al più una terribile provocazione, la scelta di **Vladimir Putin di omaggiare ostentatamente** il coraggio e il valore proprio di **quel reparto che**, secondo le *intelligence *occidentali, **si sarebbe macchiato dei crimini di guerra perpetrati a Bucha**. La città assurta a simbolo delle peggiori violenze russe, in questa terribile e disumana guerra d’aggressione. **Bucha** è un orrore che credevamo dimenticato in Europa, ma per il dittatore di Mosca nulla più di un perfido disegno propagandistico ai danni del suo esercito e dell’immagine internazionale del **Cremlino**. In questo schema putiniano, le onorificenze a dei presunti criminali appaiono una logica conseguenza, ma non basta. **C’è un disegno ben più raffinato di una semplice risposta** in termini di ‘comunicazione’ al fronte nemico.

**È la “chiamata alle armi” per eccellenza, il *rendez-vous* della patria e del popolo sotto la bandiera**. Simbolo, in questo caso, non di interessi geostrategici, economici o politici sempre meno richiamati da **Putin** nei suoi interventi, **ma di un’identità**. Di una comunione di valori e intenti di cui la Russia di Putin si fa massima interprete, fino a sovrapporsi ai pensieri e ai desideri dei singoli cittadini. Se ci riflettiamo per un istante, **è il terribile schema che nel XX secolo l’Europa** ha sperimentato sin troppo bene. Del tutto indifferente all’indirizzo politico del *leader* fu fascista, comunista, nazista e sempre foriero di atroci conseguenze. Vale di per sé, **fa leva sul nazionalismo primigenio**, che in Russia ha radici antichissime e mai sopite. Riconoscerle non significa sovrapporre in alcun modo un intero popolo ai desideri di un uomo, **ossessionato da sogni di grandezza**. Tanto meno dividere responsabilità che sono e restano di Vladimir Putin, non dei cittadini russi. Eppure, non potremmo capire fino in fondo le medaglie ai presunti carnefici di Bucha, **senza ricordare quale sia la storia della Russia**. Perennemente in tensione fra un’attrazione fortissima per la cultura e le arti occidentali – San Pietroburgo è un’esperienza onirica per noi italiani al primo viaggio, tanto ci appare familiare – e **un’insopprimibile ansia di potere imperialista, che è figlia legittima della sindrome d’assedio.**

La Russia zarista, quella sovietica, il Paese di Putin con cui dobbiamo fare oggi i conti, **tutti da sempre convinti che a Ovest si trami qualcosa contro San Pietroburgo prima e Mosca dopo**. Nella migliore delle ipotesi, che da questa parte del defunto Muro si disprezzino il potere e la volontà russi. Dobbiamo ricordarlo sempre, **per capire anche l’ossessione dello zar** **e dell’Armata per la città-martire di Mariupol e per quella sacca di resistenza**, sotto ciò che resta di un’acciaieria. **È come se un intero Paese stesse rivivendo un *deja vu* alla rovescia**: a Stalingrado – la più grande vittoria anche propagandistica della Seconda guerra mondiale insieme all’assedio fallito a** Leningrado** – la sesta armata tedesca di **Von Paulus** fu costretta a un’ultima, disperata e vana resistenza fra industrie ridotte in macerie. Oggi, in un contesto non troppo diverso, è **l’Armata l’esercito invasore**, come quello nazista lo fu ottant’anni fa, ma i simboli mantengono intatta la loro potenza evocativa nella **Russia di Putin**.

**Ecco perché la propaganda** – fondamentale in qualsiasi conflitto – **ha assunto in questa guerra un peso incredibile**. Si mente spudoratamente, come se fossimo nella prima metà del Novecento e non nell’era della connessione globale in cui la disfatta di una divisione, l’affondamento di un incrociatore, i crimini di un reparto non possono essere nascosti. Fa nulla, si prova lo stesso,** con assoluto disprezzo non solo della realtà ma anche del senso del ridicolo**. Perché nulla è più importante della simbologia e della narrazione scelte per sostenere questa guerra. Putin lo sa bene e le usa come arma per eccellenza nel conflitto contro l’ordine internazionale e i nostri valori.

di *Fulvio Giuliani *
