L’urlo di Springsteen e la domanda da fare
Streets of Minneapolis è la canzone composta e pubblicata di getto da Bruce Springsteen in risposta agli assassini di Reneé Good e Alex Pretti a opera degli uomini mascherati dell’Ice
L’urlo di Springsteen e la domanda da fare
Streets of Minneapolis è la canzone composta e pubblicata di getto da Bruce Springsteen in risposta agli assassini di Reneé Good e Alex Pretti a opera degli uomini mascherati dell’Ice
L’urlo di Springsteen e la domanda da fare
Streets of Minneapolis è la canzone composta e pubblicata di getto da Bruce Springsteen in risposta agli assassini di Reneé Good e Alex Pretti a opera degli uomini mascherati dell’Ice
Streets of Minneapolis è la canzone composta e pubblicata di getto da Bruce Springsteen in risposta agli assassini di Reneé Good e Alex Pretti a opera degli uomini mascherati dell’Ice.
Un’opera di uno dei più grandi artisti della storia contemporanea americana.
Springsteen da sempre è schierato sul fronte democratico, grande amico di Barack Obama. Che si spenda in un frangente del genere – mentre gli Stati Uniti si infiammano in una lotta politica che tracima in confronto ideologico e quasi antropologico – potrà sembrare scontato.
Non lo è neanche un po’: molti altri se ne stanno zitti. Per convinzione, convenienza, perché non sanno cosa dire, perché hanno il terrore delle conseguenze.
Springsteen è un’altra faccenda, perché canta il sogno americano con una potenza e una credibilità senza pari da oltre cinquant’anni. Da più di mezzo secolo è un’icona nel senso più puro del termine e infatti la sua Streets of Minneapolis ha avuto un impatto mediatico istantaneo impressionante. Non è la canzone, straordinaria nei versi, musicalmente certo non paragonabile ai capolavori assoluti del rocker ma conta poco. È il messaggio civico e politico a contare e allo stesso tempo la domanda angosciante che pone.
Perché dopo gli omicidi a sangue freddo di Reneé Good e Alex Pretti sono intervenuti tutti i big dem. La dichiarazione scritta di Barack Obama è risuonata come un richiamo ai doveri civici di un’intera comunità. Nessun dubbio sulla partecipazione sincera e sconvolta ai fatti di Minneapolis ma – eccoci al problema – non arriva la voce di una leadership capace di raccogliere il grido di dolore e trasformarlo in un’idea di Stati Uniti d’America in grado di guardare in faccia l’incubo maga e proporre quello che ha sempre distinto la politica americana nei suoi momenti migliori: la forza del sogno. Una versione aggiornata dell’american dream, che proprio Springsteen ha saputo cantare mirabilmente partendo spesso proprio dai suoi punti oscuri.
Una leadership chiara, forte e indiscutibile nel campo democratico non c’è: servirebbe anche ai per recuperare una visione genuinamente conservatrice e rispettosa delle istituzioni. Ce lo ha ricordato Streets of Minneapolis.
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