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Maduro un criminale, ma Trump scavalca legge e Congresso

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Il deposto presidente venezuelano Maduro è un criminale, un uomo che ha affamato il proprio popolo, in linea con il suo predecessore e punto di riferimento Chavez. Le immagini dell’arresto

Maduro

Maduro un criminale, ma Trump scavalca legge e Congresso

Il deposto presidente venezuelano Maduro è un criminale, un uomo che ha affamato il proprio popolo, in linea con il suo predecessore e punto di riferimento Chavez. Le immagini dell’arresto

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Maduro un criminale, ma Trump scavalca legge e Congresso

Il deposto presidente venezuelano Maduro è un criminale, un uomo che ha affamato il proprio popolo, in linea con il suo predecessore e punto di riferimento Chavez. Le immagini dell’arresto

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Il deposto presidente venezuelano Maduro è un criminale. Un dittatore. Un uomo che, in linea con il suo predecessore e punto di riferimento Chavez, ha affamato il proprio popolo, lo ha ridotto in uno stato compassionevole in termini di diritti civili e condizioni economiche, praticando in modo regolare la sopraffazione, la violenza e ogni genere di soprusi. In particolar modo contro gli oppositori politici, ma non solo. Un mondo senza Maduro è un mondo migliore, in estrema sintesi.

Sul come si sia arrivati a un mondo senza Maduro (e a un’infinità di punti interrogativi), dopo il colpo di mano militare ordinato dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è però doveroso nutrire sentimenti di profonda inquietudine.

Se gli Stati Uniti si muovono al di fuori di un quadro legale riconoscibile e procedono – utilizziamo le parole dello stesso capo della Casa Bianca – sostituendosi al potere politico di uno Stato sovrano “fino a una ordinata e sicura transizione”, si fa fatica a capire su quali basi Washington dovrebbe condannare Vladimir Putin per la sua pretesa del febbraio 2022 di destituire il democraticamente eletto leader dell’Ucraina Volodymyr Zelensky (infatti non lo condanna).

Ancora una volta, Donald Trump è intervenuto militarmente senza coinvolgere il Congresso, senza un voto del medesimo, appellandosi in modo tortuoso a leggi successive all’11 settembre.

È sempre Donald Trump a dirci la verità, richiamando il “nostro petrolio” rubato – il Venezuela non solo detiene le più vaste riserve conosciute di petrolio al mondo, ma è diventato il principale esportatore di greggio verso paesi concorrenti nella migliore delle ipotesi degli Usa come la Cina, l’India e la stessa Russia – e con il richiamo alla “Dottrina Monroe”. Con questa, l’omonimo presidente nel remoto 1823 dichiarò di fatto l’intera America latina “cortile di casa” degli States. Peccato che siano passati 203 anni e che l’allora Presidente Monroe si riferisse in modo particolare alla Spagna e ai suoi appetiti coloniali. Dire un altro mondo è poco, come intuitivo.

Donald Trump ha una schietta visione imperialista del suo ruolo e del suo Paese, ma il Presidente degli Stati Uniti non è un imperatore, è sottoposto a un controllo per sua natura flessibile eppur rigido dei poteri. Circostanza che l’attuale inquilino della Casa Bianca ignora con entusiasmo.
E questo è un problema di tutti, non solo del deposto Presidente Maduro declassato a capo di un cartello di narcotrafficanti.

Le parole del comitato editoriale del New York Times ci sembrano una perfetta sintesi che dovrebbe stare a cuore a chiunque creda nel ruolo degli Stati Uniti e delle liberaldemocrazie: “Trump non ha ancora offerto una spiegazione coerente per le sue azioni in Venezuela (…). Se vuole sostenere il contrario, la Costituzione stabilisce chiaramente cosa deve fare: rivolgersi al Congresso. Senza l’approvazione del Congresso, le sue azioni violano la legge statunitense”.

Di Fulvio Giuliani

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