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title: Maga, Trump e il destino dell’America più grande 
description: Maga, l’America di nuovo grande, è messaggio western, da saloon, che non fa altro che far intendere che gli statunitensi sono i più forti
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date: 2025-06-24
author: Massimiliano Lenzi
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categories: [Esteri]
tags: [esteri, Iran, israele, Trump, usa]
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# Maga, Trump e il destino dell’America più grande 

![Maga](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/06/UNA-FOTO-231-1024x639.jpg)

Maga, l’America di nuovo grande, è messaggio *western*, da *saloon*, che non fa altro che far intendere che gli statunitensi sono i più forti, sono i più grandi

**Partiamo da un cappellino – rosso, con visiera – che Donald Trump aveva in testa nelle ore dell’attacco americano ai siti nucleari in Iran.** Sopra c’era stampato uno *slogan* trito e ritrito, come una ribollita: **Maga. Acronimo del tormentone “Make America Great Again”**, vero e proprio *claim* della campagna elettorale del *tycoon*. **Il fatto che Trump lo avesse indosso ha scatenato subito quelle che potremmo definire psicanalisi da retroscena,** con poche analisi e molta scena.

**Alcuni *media* negli Usa ma soprattutto numerosi in Europa e numerosissimi in Italia hanno iniziato a sciorinare l’argomento che Trump avesse sul capo quel berretto per la sua base Maga**, ritenuta in gran parte contraria all’attacco all’Iran. Insomma, un modo per dire ai popolo trumpiano: i**o sono ancora Maga**. Il fatto è che di questa spaccatura della base profonda del trumpismo non vi è traccia sensibile. **Concreta. Almeno per adesso**. Intendiamoci, alcuni uomini di riferimento di quel mondo come il giornalista Tucker Carlson e il consigliere Steve Bannon hanno detto esplicitamente, **peraltro prima della decisione dell’attacco Usa, di essere contrari a un qualsiasi intervento a stelle e strisce in Iran**. Ma possono essere considerati loro, oppure qualche mal di pancia di qualche eletto repubblicano al Congresso, la base Maga? Suvvia, non scherziamo.

**Maga non è un *claim* da programma politico ma semmai un sentimento che ha intercettato lo spirito dei tempi americani odierni,** comprese l’insofferenza e le frustrazioni della pancia profonda degli Usa**. E in questo, a dirla tutta, il bombardamento all’Iran non è affatto in contraddizione con lo spirito Maga. **L’America di nuovo grande è infatti messaggio *western*, da *saloon*, che non fa altro che far intendere che gli statunitensi sono i più forti, sono i più grandi.** Come può uno spirito del genere, da frontiera e da oltre frontiera, fermarsi all’isolazionismo?** Non può, perché la grandezza oggi (come in passato) la si misura nel mondo e non certo in Missouri o in Arizona. Ecco allora che quella che in apparenza – soprattutto da noi in Italia e in Europa – è stata letta come la prima vera contraddizione del trumpismo, **non fa altro che rivelarci la sua natura più profonda.**

**Prendiamo, per dare un quadro ancora più completo della situazione, alcune uscite di Trump: il Canada come 51esimo Stato americano, la Groenlandia che dovrebbe essere statunitense, il Golfo del Messico ribattezzato Golfo d’America.** Cosa c’è di isolazionista in queste uscite, sinora rimaste soltanto parole (tranne il cambio del nome al Golfo)? **Di isolazionista non v’è nulla. **Semmai vi è un sentimento espansionista, per rendere l’America di nuovo non soltanto grande ma più grande.

Ecco, **usando questo termometro e mettendo in fila tutte le cose sinora evidenziate si può ben comprendere come la politica Maga, per sua stessa natura, non possa limitarsi a restare dentro gli Stati Uniti**. **Non può farlo perché entrerebbe in contraddizione con sé stessa **e con *l’esprit du temps* che incarna, uno spirito dove la cultura di massa apporta e alimenta miti nell’immaginario e nelle aspettative di una comunità. Miti anche di destino. Questa è la rivoluzione Maga trumpiana, un rovesciamento stesso dell’idea politica dei repubblicani americani (idea che era già cominciata a mutare nell’epoca di George W. Bush, ma senza stravolgersi rispetto al passato). **Altro che la mega (anzi Maga) bischerata dell’isolazionismo.**

di *Massimiliano Lenzi *
