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title: Midterm
description: Oggi si vota in America e, come la storia ci insegna, gli equilibri politici statunitensi hanno riflessi fuori dagli Usa. Ecco perché.
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date: 2022-11-08
author: Davide Giacalone
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categories: [Esteri]
tags: [Evidenza, usa]
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# Midterm

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Oggi si vota in America e, come la storia ci insegna, gli equilibri politici statunitensi hanno riflessi fuori dagli Usa. Ecco perché.

**Gli equilibri politici statunitensi si riflettono sul resto delle democrazie e sul mondo**. Non è una scelta, voluta dai “servi degli amerikani”. È il frutto della storia: in Europa italiani e tedeschi scelsero il nazifascismo; quell’ideologia contagiò fino il Giappone; l’Unione Sovietica di Stalin favorì l’espansionismo di Hitler, a patto di avere per sé un pezzo dell’Est; con la Francia occupata l’estrema opposizione al nazifascismo fu inglese, ma troppo debole; l’intervento Usa e lo scatenarsi dell’invasione della Russia, cambiò natura e sorti della guerra. E cambiò il dopoguerra. **Ecco perché gli equilibri politici statunitensi hanno riflessi fuori dagli Usa**. Quel che, visto con gli occhi europei, è più difficile da capire è che gli elettori americani votano senza considerare granché la politica estera.

**Oggi si vota, negli Stati Uniti. La presidenza Biden non è in discussione**, avendo ancora due anni di mandato, **ma è in bilico la sua maggioranza parlamentare**. Non è la prima volta che il presidente in carica si trova in questa condizione né i precedenti ci dicono che ciò determina la futura corsa presidenziale. Ma una cosa sarà confermata: quella democrazia è divisa e le due parti si estremizzano sempre di più. Si tratta di un fenomeno presente in molte altre democrazie, compresa la nostra. E mentre i (diversi) sistemi costituzionali ed elettorali assicurano la legittimità dei governi in carica, sarebbe stolto non vedere che società libere e complesse non si governano con una metà contro l’altra.

**I sistemi solidi hanno pesi e contrappesi che aiutano a gestire conflitti anche duri, senza che si perda lo Stato di diritto**. È il migliore sistema mai esistito, il più bello, il segno di una superiorità (esatto: superiorità) culturale e civile, ma è anche delicato. Se da dentro se ne erode la credibilità, se gli sconfitti si mettono a dire che il risultato non è valido, se si fa appello alla piazza contro la rappresentanza, se si nega il compromesso parlamentare, alla lunga il prezioso giocattolo si sfascia. È più facile capiti in Brasile che non negli Usa, ma è difficile negare che quel modo di interpretare la politica mette veleni in circolazione.

**Le democrazie funzionano splendidamente non quando tutti la pensano allo stesso modo (che orrore), ma quando pensandola in modi assai diversi si prova a vincere le elezioni conquistando pezzi del consenso altru**i. Per dirla in modo rozzo: va benissimo che esistano la destra e la sinistra – parimenti legittime se democratiche – ma il sistema non si polarizza se per vincere si coniugano le proprie idee con gli interessi e i sentimenti degli elettori che non sono né reazionari né rivoluzionari, se ci si muove verso il centro. **Il guaio delle democrazie, oggi, è che troppi dei loro interpreti puntano a raccogliere i voti sventolando non idee, ma identità**. Nel migliore dei casi saranno poi trasformisti, nel peggiore irrigidiranno il sistema, rischiando di spezzarlo.

**Gli schieramenti internazionali li ha ora sistemati Putin**, scatenando una guerra suicida che non ha neanche il coraggio di definirsi guerra. Il nostro stesso governo è frutto di quella scelta. L’indiscutibilità dell’atlantismo (fino al giorno prima discusso eccome, a destra e a sinistra) deriva da quel conflitto. **Ma è triste dipendere dall’aggressione altrui**.

**L’atlantismo non è discutibile, perché ne va della sicurezza dell’Italia e dell’Europa intera**. Il che, però, comporta risentire molto degli equilibri politici statunitensi, dove gli elettori votano senza neanche pensarci. Per questo gli atlantisti saggi, dopo il secondo conflitto mondiale, avviarono il cammino dell’integrazione europea. Utile a trattenere la *grandeur* francese, le tentazioni mediterranee italiane, l’isolazionismo inglese e a smontare i mostri della storia tedesca. Ha funzionato. Si fatica ad ammetterlo e a capire quanto, ma ha funzionato alla grande. Faremmo bene a ricordarcene quando, fra qualche ora, saremo spettatori assai interessati del voto americano.

 

*di Davide Giacalone*
