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Minneapolis: “Noi avevamo dei fischietti. Loro avevano le pistole” – IL VIDEO

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Minneapolis. Il dolore di Rebecca, moglie di Renee Good l’attivista 37enne giustiziata dall’ICE: “Noi avevamo dei fischietti. Loro avevano le pistole”

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Minneapolis: “Noi avevamo dei fischietti. Loro avevano le pistole” – IL VIDEO

Minneapolis. Il dolore di Rebecca, moglie di Renee Good l’attivista 37enne giustiziata dall’ICE: “Noi avevamo dei fischietti. Loro avevano le pistole”

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Minneapolis: “Noi avevamo dei fischietti. Loro avevano le pistole” – IL VIDEO

Minneapolis. Il dolore di Rebecca, moglie di Renee Good l’attivista 37enne giustiziata dall’ICE: “Noi avevamo dei fischietti. Loro avevano le pistole”

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“Va tutto bene, non ce l’ho con te!”. Sono state queste le ultime parole pronunciate da Renee Nicole Good prima che l’agente ICE Jonathan Ross le sparasse a bruciapelo. Lo stesso individuo che, mentre l’auto della donna andava a impattare contro le macchine parcheggiate, ha esclamato fuori campo “fottuta p***!”. La sua colpa? Quella di aver tentato di interferire con il lavoro della polizia anti-immigrazione.

La moglie Rebecca, che era scesa dall’auto per filmare, si è salvata per un pelo. Tre colpi, il primo ha perforato il parabrezza, gli altri due sono stati esplosi addosso alla donna che tentava di fuggire. Nelle immagini riprese dal cellulare dell’agente si vede soltanto una donna in preda al panico, che cerca di girare il volante per sfuggire all’uomo che, con fare aggressivo, le puntava addosso una pistola. Nei suoi occhi non si legge rabbia, né l’intento di investire l’agente usando a sua volta il veicolo come arma.

In prima battuta il vicepresidente JD Vance l’ha etichettata come una “terrorista di sinistra”, sostenendo che l’agente dell’Immigration and Customs Enforcement non potesse fare diversamente per proteggere la propria incolumità. Dopo la diffusione dei video girati dai vicini (e dallo stesso agente), la tragica realtà si è palesato sotto gli occhi di tutti: si è trattato di un’esecuzione. Altro che “legittima difesa” e “terrorismo”, una donna di 37 anni è stata giustiziata. Il motivo? Non aver rispettato l’ordine di Jonathan Ross che, insieme ad altri agenti, le intimava di scendere dal veicolo. Accade a Minneapolis, la stessa città dove – sempre per mano di un agente – il 20 maggio 2020 perse la vita George Floyd.

La testimonianza della moglie Rebecca Good

L’attivista si era fermata in mezzo alla strada per impedire agli agenti di prelevare la gente del vicinato. La sua arma? Un fischietto. Lo racconta la moglie Rebecca che, in un post, respinge la versione fornita dall’amministrazione Trump: “Mercoledì 7 gennaio ci siamo fermate per sostenere i nostri vicini. Noi avevamo dei fischietti. Loro avevano delle pistole”. Rebecca era lì, con il berretto di lana e gli occhiali da sole, filmava la scena con il suo smartphone cercando di difendersi dalle minacce di Ross. La loro “resistenza dei fischietti” è l’espressione di un movimento nato negli ultimi mesi proprio come protesta contro le operazioni di espulsione di massa dell’ICE. Nel frattempo gli agenti ribadiscono la loro posizione, denunciando continue ingerenze da parte della coppia.

La mattina del 7 gennaio 2026, per le strade gelide di Minneapolis, è stata stroncata la vita di una madre. Quella mattina la coppia stava tornando a casa dopo aver accompagnato a scuola il loro bambino di sei anni. Il dolore di Rebecca e le sue grida sono diventate presto il volto di una tragedia che ha spaccato l’opinione pubblica statunitense.

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