---
title: Mirando
description: C’è un filo che lega la difesa europea a quel che accade a Gaza e a quel che accade attorno a noi. Il commento del direttore Giacalone.
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Mirando.jpg
date: 2024-04-29
author: Davide Giacalone
url: https://laragione.eu/esteri/mirando/
categories: [Esteri]
tags: [guerra, israele, Italia, politica, Ucraina, UE]
---

# Mirando

![Mirando](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Mirando.jpg)

16911

2024-04-27 16:26:02

2024-04-27 14:26:02

Xi sta scommettendo da protagonista su una partita geopolitica e diplomatica: quella di poter essere il mediatore riguardo al conflitto in Ucraina fra Kiev e Mosca

Il cinese va letto sempre con una certa attenzione, nei dettagli e anche fra le righe. Ieri il presidente della Cina Xi Jinping ha ricevuto – il che non accade quasi mai nei protocolli istituzionali – non il suo omologo americano Joe Biden bensì il segretario di Stato Usa Antony Blinken, da alcuni giorni in visita ufficiale nel Paese del Dragone. La stessa, insolita cosa era accaduta poco tempo fa a Pechino con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.

Due segnali non fanno una prova, ma certo affermano una tendenza politica. Al di là delle dichiarazioni ufficiali dello stesso Xi Jinping e della nomenclatura cinese che conta, è infatti molto probabile che il presidente comunista stia scommettendo da protagonista su una partita geopolitica e diplomatica: quella di poter essere il mediatore riguardo al conflitto in Ucraina fra Kiev e Mosca. Ovviamente le mediazioni nella vita non sono mai gratis e neppure scontate, figuriamoci in geopolitica e fra potenze. E così, mentre la diplomazia (sotto traccia ma neppure troppo) prosegue il proprio lavorio, l’Occidente deve mettere in conto che un ruolo da protagonista della Cina in una eventuale pace sull’Ucraina avrà comunque un prezzo. Più influente sarà il ruolo di Pechino e più la contropartita richiesta risulterà salata. Ci sarà la questione di Taiwan (ferma restando la linea invalicabile della sua indipendenza, ma magari disarmata?) e ci saranno i temi dello sviluppo economico, quelli di cui – fra le altre cose – ha parlato ieri Xi Jinping dopo l’incontro con Blinken, sottolineando che Washington non deve avere paura dello sviluppo della Cina.

Nelle parole che ha usato il presidente cinese è stato molto cauto ma chiaro: «Ho proposto tre princìpi fondamentali: rispetto reciproco, coesistenza pacifica e cooperazione vantaggiosa per tutti. L’ho già detto molte volte: la Terra è abbastanza grande perché la Cina e gli Stati Uniti possano svilupparsi e prosperare. La Cina sarebbe felice di vedere gli Stati Uniti fiduciosi, aperti, prosperi e in crescita. Ci auguriamo che anche gli Stati Uniti possano avere una visione positiva dello sviluppo della Cina. Quando questo problema fondamentale sarà risolto, le relazioni potranno davvero stabilizzarsi, migliorare e andare avanti». Parole che confermano come, nonostante le forti tensioni e le reciproche diffidenze fra Cina e Stati Uniti, Xi Jinping abbia deciso da tempo di giocare la sfida di grande player geopolitico globale.

Vista dalla Russia, questa attività diplomatica cinese a 360 gradi, aperta al confronto con l’America, non è certo una prospettiva rassicurante. Grazie agli accordi commerciali stretti soprattutto con la Cina, Mosca sta infatti sostenendo un’economia che è sempre più di guerra. Una mediazione di Pechino sulla Russia – quindi con pressioni politiche e leve economiche per arrivare a una pace nel conflitto in Ucraina – finirebbe con il mettere in scacco la strategia che Putin ha finora adottato.

Non a caso, nei giorni della vista di Blinken in Cina è arrivata da Mosca la notizia che a maggio il presidente russo Vladimir Putin si recherà anch’egli nel Paese del Dragone per incontrare Xi Jinping. Dal punto di vista politico e dei rapporti fra russi e cinesi, appaiono interessanti le parole impiegate dallo zar per dare la notizia. Annunciando la sua visita, Putin ha infatti definito il leader cinese «un amico» e «un vero uomo». Da sottolineare anche il contesto nel quale Putin ha scelto di dare la notizia del suo nuovo incontro con Xi Jinping (il terzo in presenza, in un anno o poco più): il congresso a Mosca dell’Unione degli industriali e imprenditori. Per capire meglio il significato di questo contesto, parliamo di soldi e di economia: nel 2023 l’interscambio bilaterale fra Cina e Russia ha toccato la cifra record di 240 miliardi di dollari.

di Massimiliano Lenzi

Le mosse di Xi

publish

closed

closed

2024-04-28 10:38:09

2024-04-28 08:38:09

post

raw

3300

2024-04-21 11:56:55

2024-04-21 09:56:55

Israele sta vivendo cambiamenti rivoluzionari perché i fondamenti della sua politica dal 1948 vengono travolti dagli eventi

Israele sta vivendo cambiamenti rivoluzionari perché i fondamenti della sua politica dal 1948 vengono travolti dagli eventi e se in questi mesi è stato chiaro che l’opinione pubblica occidentale stenta a capire le ragioni di Tel Aviv è altrettanto vero che Tel Aviv, incastrata da Netanyahu e dalle attese sugli esiti delle elezioni statunitensi, sembra non essere in grado di affrontare il cambio di scenario.

Dal 1948 la regola di ingaggio israeliana è sempre stata quella di essere la maggiore potenza regionale in grado di battere militarmente, economicamente, politicamente tutte le altre – anche messe insieme, come pure accadde – riducendo al minimo le perdite ebraiche. Nemmeno la guerra del Kippur cambiò queste convinzioni (eppure fu istruttiva, militarmente fu un problema ma politicamente portò la pace). Netanyahu ne è stato l’interprete più estremo, convinto come molti intellettuali israeliani che la pace non sia possibile con i palestinesi e che Israele possa sopravvivere solo incutendo paura, molta paura ai suoi vicini anche prescindendo da reazioni internazionali: ha alcune ragioni, visto che l’unica vera dichiarazione di genocidio sta nello Statuto di Hamas e nella tragica litania “From the river to the sea” che viene cantata nei cortei studenteschi di mezzo mondo.

I fatti più recenti hanno però azzerato questa convinzione. Il 7 ottobre la difesa tramite il terrore e la tecnologia ha fallito drammaticamente. La successiva invasione di Gaza non ha una soluzione politica a portata di mano, ha generato un terremoto antisraeliano e il rinfocolarsi di un antisemitismo vecchio e nuovo, in tutto l’Occidente più che in Medio Oriente. Militarmente ha poi mostrato come l’urban warfare e l’impegno su due fronti con Hezbollah al Nord siano troppo impegnativi per Idf, le Forze armate israeliane: soprattutto ha mostrato che a Israele ‘serve’ l’appoggio militare americano. In tal senso ricordiamo ben due Carrier Strike Group e un sommergibile nucleare per settimane davanti alla costa della Siria.

In questi mesi drammatici alcuni ostinati ‘falchi’ hanno addirittura sostenuto che Israele debba emanciparsi militarmente dalle forniture e dal sostegno americano, il che significherebbe affrancarsi dalle pressioni moderatrici di Washington per riaffermare la autonoma primazia militare e politica delle origini. Peccato che questa convinzione abbia portato a un atto militare che ora possiamo definire un errore politico quasi ingenuo: l’attacco esplicito ai generali dei pasdaran con la inevitabile risposta iraniana. Se le regole di ingaggio per Israele rimangono quelle del 1948, quelle dei barbuti di Teheran ora ci dicono che qualsiasi attacco agli interessi iraniani vedrà una risposta “dall’Iran”: cioè non attentati o altro ma veri atti di guerra fra Stati. Da qui i missili che l’opinione pubblica occidentale sottovaluta perché “non hanno fatto danni” ma che hanno azzerato la convinzione israeliana della propria supremazia come deterrente, perché senza l’intervento certo di Giordania, Stati Uniti, Francia e Regno Unito (e solo forse dei Saud) i danni sarebbero stati scioccanti e l’escalation conseguente ben più brutale di quanto visto a Isfahan. 

In sintesi, la strategia della superiorità del 1948 è archiviata e pure l’idea di poter sopportare l’isolamento internazionale come prezzo per la sopravvivenza. Il dinamismo regionale (e non solo) dell’Iran è stato paradossalmente un buon alleato perché ha rappresentato la ragione forte per gli Accordi di Abramo con gli Emirati, il Marocco e ancora forse con i Saud. Israele ora sa che non può più prescindere per ogni sua azione da un solido quadro internazionale di alleanze e questa crescente consapevolezza potrebbe fare il miracolo: condannarla alla pace perché il prezzo politico, umano ed economico per vincere le prossime guerre potrebbe essere insopportabile. Con il fallimento di Netanyahu potrebbe finire un’era.

di Flavio Pasotti

Israele e i cambiamenti rivoluzionari

publish

closed

closed

israele-e-i-cambiamenti-rivoluzionari

2024-04-22 09:22:42

2024-04-22 07:22:42

post

raw

19671

2024-04-22 09:56:08

2024-04-22 07:56:08

In Iran la battaglia per la libertà va avanti ormai da un anno e mezzo. Donne e uomini, giovani e anziani, tutti uniti per rivendicare i diritti 

In Iran la battaglia per la libertà va avanti ormai da un anno e mezzo. Donne e uomini, giovani e anziani, tutti uniti per rivendicare i diritti e dire basta alla repressione del regime. La rivolta a seguito della morte di Mahsa Amini per mano della polizia ha cambiato per sempre il volto dell’Iran, nonostante la reazione feroce delle autorità: uccisioni illegali, arresti arbitrari, torture, stupri, minacce, impiccagioni sancite in processi irregolari. Artisti e figure pubbliche sotto stretta osservazione, università vittime di vere e proprie purghe. Tutto è valido, tutto è lecito pur di annullare diritti e identità, pur di conservare l’impostazione medievale.

La macchina della propaganda di Teheran non risparmia niente e nessuno. Anche un semplice programma televisivo dedicato alle giovani coppie rischia il taglio, come accaduto a “Blind Date”, un format nato in Gran Bretagna e con numerosi remake in giro per il mondo. La versione iraniana del programma dedicato agli appuntamenti al buio tra ragazzi e ragazze ha riscosso un enorme successo: condotto dall’influencer Viny (1,2 milioni di seguaci solo su Instagram), ha visto uomini e donne alla ricerca dell’amore attraverso un quiz. Ma il regime teocratico ha captato un potenziale pericolo per la narrazione talebana: i più giovani hanno iniziato a sognare uno stile di vita occidentale fatto di libertà e di spensieratezza, non di leggi draconiane. Inaccettabile, gravissimo, da sanzionare.

“Blind Date” è stato seguito in streaming da milioni di iraniani, guadagnando un’inattesa popolarità. Eccessiva secondo l’autorità giudiziaria, che ha disposto anche la chiusura «fino a nuovo avviso» della pagina Instagram del programma. Nonostante la censura, su YouTube sono ancora disponibili alcuni episodi che offrono un rarissimo spaccato della vita di ragazze e ragazzi iraniani alle prese quotidianamente con l’obbligo di indossare l’hijab e costretti a sottostare alle norme islamiche. In un’escalation sempre più intransigente (non molto distante dal ‘modello’ cinese), il regime sta inasprendo le già severe restrizioni sui social media e spingendo i giovani a utilizzare le reti private virtuali per accedere ai contenuti inaccessibili, a partire dalle piattaforme tradizionali come YouTube, Instagram e X (l’ex Twitter). 

Se tanti iraniani hanno deciso di lasciare il Paese – 1,8 milioni negli ultimi quattro anni, secondo recenti stime – c’è chi ha preferito combattere in prima linea. Nonostante i rischi, molti influencer della Gen Z stanno sfidando il potere oppressivo pubblicizzando uno stile di vita occidentale all’insegna della libertà. Una generazione giovane e irrequieta dalla mentalità aperta, stufa della retorica religiosa e quindi politica. Ragazze e ragazzi che con questo regime non intravedono alcuna prospettiva di un futuro migliore e che pertanto trovano il coraggio di rischiare l’arresto o persino la vita per la conquista di diritti umani, civili e politici.

di Massimo Balsamo

La vita (censurata) dei cittadini in Iran

publish

closed

closed

iran

2024-04-22 09:56:12

2024-04-22 07:56:12

post

raw
