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title: Morire per Kiev? I fantasmi del passato e la realtà
description: "Conviene essere sinceri: non c’è nessuno in Europa disposto a morire per Kiev. La pace si salva solo garantendo la libertà dei popoli"
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date: 2024-03-20
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/esteri/morire-per-kiev-i-fantasmi-del-passato-e-la-realta/
categories: [Esteri]
tags: [Europa, guerraucraina, Italia, russia, Ucraina, UE]
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# Morire per Kiev? I fantasmi del passato e la realtà

![Morire per Kiev](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Morire-per-Kiev.jpg)

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2023-09-25 17:00:42

2023-09-25 15:00:42

L'ultimo caso è quello del premier polacco che di "di pancia" ha annunciato l'interruzione degli aiuti all'Ucraina

L’ultimo e più clamoroso caso è stato quello del premier polacco Mateusz Morawiecki. Atteso dalle elezioni di ottobre e stretto nella morsa del proprio elettorato di riferimento – agricoltori su tutti – spaventati dal crollo del prezzo del grano per l’afflusso incontrollato di quello ucraino, ha annunciato ‘di pancia’ l’interruzione degli aiuti militari a Kiev. Calcoli elettorali e paura della sconfitta sono all’origine di una presa di posizione scomposta, che ha costretto il presidente polacco Duda a una precipitosa e irrituale ‘invasione di campo’ con tanto di precisazione delle parole del premier. Una realtà – approfondita ieri nell’articolo di Massimiliano Lenzi – che si affianca ai tentativi della minoranza repubblicana alla Camera dei Rappresentanti e al Senato di mettere in difficoltà il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, provando invano a ostacolare la concessione di nuovi aiuti economici e soprattutto militari all’Ucraina. Ancora una volta la tattica elettorale ha il sopravvento sui più alti interessi geostrategici.

In Italia i due governi che hanno dovuto affrontare l’aggressione russa all’Ucraina non hanno mostrato il minimo segno di cedimento, anzi: lo sconvolgimento globale figlio della guerra ha molto rafforzato la sostanza e l’immagine del posizionamento atlantista e occidentale del Paese. Altra storia sono le consistenti parti di pubblica opinione italiana che per un insieme di motivi non hanno mai appoggiato la causa ucraina o stanno perdendo slancio e convinzione. Un grumo composito e mai sopito di antiamericanismo e antiatlantismo, di ribellismo fine a sé stesso, di egocentrismo capace di ignorare gli interessi italiani. C’è un po’ di tutto, in un fronte che ha trovato sfogo perlopiù in televisione e sui social. Torneremo sul punto, perché l’Italia potrebbe essere un ottimo esempio per partner e alleati.

Prima è opportuno ricordare che quanto sta accadendo in Europa e negli Stati Uniti non è inedito. L’indifferenza e il cinismo di chi – dalla Vistola al Potomac – sembra pronto ad abbandonare gli ucraini al proprio destino, è la riedizione delle tante volte in cui le opinioni pubbliche hanno voltato le spalle alle vittime e agli aggrediti. Il momento più tragico della storia europea origina anche dal terrore dei popoli di prendere atto dell’impossibilità di costruire una qualsiasi forma di convivenza con il mostro nazista. Oggi ci sembra ovvio, ma per anni l’Europa che stava scivolando verso la Seconda guerra mondiale concesse al dittatore tedesco di sottomettere milioni di persone senza muovere un muscolo facciale. Persino davanti all’aggressione alla Polonia, che aprì il conflitto, in molti avrebbero lasciato fare. “Morire per Danzica?” non era soltanto un efficacissimo titolo dei giornali dell’epoca. Finché le illusioni crollarono, Francia e Gran Bretagna furono costrette a guardare in faccia il fallimento della loro politica di appeasement (le graduali concessioni, pur di tener buono il lupo ed evitare la guerra) e a ritrovare la dolorosissima via dell’onore con la dichiarazione di guerra alla Germania nazista.

Toccò ai leader di allora riparare a errori drammatici e in questo la Storia è destinata a ripetersi: i leader di oggi sono chiamati a comprendere la portata del rischio e di subordinare qualsiasi altra considerazione alla difesa della democrazia e della libertà. Compresi i propri destini elettorali. Non è una missione per donne e uomini dagli orizzonti limitati e dal coraggio altalenante.

Scrivevamo dell’Italia e di quella consistente quota di pubblica opinione stanca – nella migliore delle ipotesi – della guerra e del sostegno all’Ucraina. La tenuta del governo (dei governi) è un esempio della possibilità di rispettare gli interessi strategici del Paese, anteponendoli alle convenienze elettorali del momento o anche agli equilibri interni delle coalizioni di governo. Una delle più grandi sfide per le democrazie. Perché arriva sempre il momento in cui decidere se farsi protagonisti della cronaca o della Storia.

di Fulvio Giuliani 

Aiuti all'Ucraina, c'è chi tentenna

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2023-09-25 17:14:32

2023-09-25 15:14:32

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10438

2024-03-19 08:49:01

2024-03-19 07:49:01

La stagione apertasi con la fine dell’Unione Sovietica è chiusa e le false elezioni in Russia non cambiano la difesa assoluta di democrazia che passa dall'Ucraina

Le false elezioni russe non cambiano niente. Solo Matteo Salvini può elogiare un risultato con gli oppositori ammazzati, in galera o costretti a espatriare. Ma sono miserie italiane. Quel che conta è in Russia: la stagione apertasi con la fine dell’Unione Sovietica è chiusa e Putin colloca quel Paese fra gli Stati canaglia. È un fatto e peserà per anni.

Ci si ricordi, allora, di come le libere democrazie vinsero la partita del secolo scorso: lavorare alla distensione senza nulla concedere alla minaccia militare, armare la propria potenza per disarmare l’aggressività imperialista.

Mosca ebbe i suoi utili idioti fra comunisti e sinistri di ieri, li ha fra sovranisti e destri di oggi. Non è una novità. Quel che conta è non perdere la bussola della libertà e della sicurezza, che oggi comporta la difesa dell’Ucraina e l’allestimento della forza militare europea.

Chi puntò alla nostra sconfitta si disse pacifista da sinistro e lo ripete ora da destra. L’idiozia ha una sua grottesca coerenza.

di Davide Giacalone

Chi oggi sta con Putin, chi ieri stava con l’Urss

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2024-03-20 07:41:40

2024-03-20 06:41:40

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2024-03-15 15:46:41

2024-03-15 14:46:41

La domanda non è quanto siano affidabili le elezioni russe, ma perché Putin organizzi le elezioni, cosa lo spinga a farlo

La domanda non è quanto siano affidabili le urne russe, posto che nelle prossime ore resteranno aperte, fino a domenica, per le elezioni. La risposta sarebbe semplice: non sono affidabili, sono una pagliacciata, con gli oppositori che vengono ammazzati, carcerati o costretti a fuggire all’estero. La domanda da porsi è: posto che le elezioni russe sono una truffa, posto che Putin è e resterà il dittatore che uccide e fa uccidere chi non si genuflette (siamo al quarto decesso improvviso solo alla Lukoil), perché organizza le elezioni? Cosa lo spinge a imitare il costume delle democrazie? Nella risposta c’è la riluttanza, se non il rifiuto, del nostro mondo – quello delle democrazie occidentali – a riconoscere le nostre vittorie. I nostri trionfi.

Il crollo dell’Unione Sovietica fu un nostro trionfo. Noi abbiamo festeggiato e non siamo stati per nulla condolenti per il lutto che aveva colpito Putin e tutti gli altri funzionari della dittatura. L’impero che si proponeva di insegnarci la prosperità, lo sviluppo e la giustizia crollava nella miseria, mostrava l’incapacità ed era costretto ad ammettere d’avere perseguitato gli uomini liberi. Quel nostro trionfo aprì una stagione di nostre affermazioni che hanno portato una enorme fortuna ai più poveri e dimenticati nel mondo. Dal 1990, nell’era che è stata intestata alla globalizzazione, moltitudini di morti di fame si sono affrancate da quella condizione. Contrariamente a quel che si dice, nel mondo le distanze fra ricchi e poveri si sono accorciate. E anche dove enormi ricchezze si sono concentrate – nella nostra parte del mondo, quella che era ricca già prima del 1990 – i meno ricchi hanno comunque avuto accesso a una maggiore quantità di merci a basso costo. Il fatto che, negli Stati Uniti, siano cresciuti giganti del digitale è una ulteriore dimostrazione che il mondo della globalizzazione, il suo straordinario sviluppo, era un nostro trionfo.

Come tutte le cose, anche quelle molto positive hanno innescato scompensi e contraddizioni. Si sono trovate in maggiore difficoltà non soltanto fasce di reddito ma anche occupazioni che hanno trovato una concorrenza nuova, scivolando indietro e spaventandosi. Certo che è successo. Come anche che un numero maggiore di umani si è messo in moto ed è cresciuto il malanno dell’immigrazione irregolare. Ma nel raccontare i nostri guasti stiamo bene attenti a non cancellare la nostra forza: andate a passare una sera dove si ritrovano i giovani a Pechino (come in tutta quell’area e come nella stessa Russia) e li vedrete uguali – nei vestiti, nella musica, nei gesti – ai nostri giovani. E lo sono perché il nostro costume ha vinto. E ha vinto perché era più forte, più ambito perché migliore. Gli immigrati di seconda generazione, quelli che riesumano i costumi ancestrali, si trovano da noi, perché i loro coetanei nei Paesi natii vogliono essere come i nostri giovani e non come le loro nonne intabarrate, vogliono sentire la musica che suona dalle nostre parti, non divenire virtuosi del chitarrino monocorde. Se un pericolo abbiamo corso non è quello d’essere sopraffatti, come andavano dicendo i contrabbandieri delle paure, ma di esagerare nel sopraffare con il fascino del nostro mondo. In fondo quel chitarrino fa parte della storia e non va affatto cancellato.

Il mondo è diventato più ricco con i commerci e le delocalizzazioni, la cui regolazione e contrattualistica sono figlie del nostro diritto commerciale. Gli scambi sono contabilizzabili perché si usa la stessa unità di misura monetaria: la nostra. Con più o meno difficoltà si è potuto comunicare in ogni pizzo del mondo, perché si è usata la stessa lingua: la nostra.

Queste cose non ce le siamo dette. Non con la dovuta chiarezza. Ed è a queste cose che Putin ha dichiarato guerra – negando pure di star facendo la guerra – nel febbraio del 2022. Il mondo del nostro trionfo è alle nostre spalle perché il perdente della Storia spara per non spararsi. Allora, torniamo alla domanda: perché organizza la pagliacciata delle elezioni, invece di continuare a fare il dittatore senza messinscena? Perché nel nostro trionfo è compreso il fatto che le elezioni sono divenute la sola forma di legittimazione del potere. Abbiamo talmente vinto da essere riusciti a cancellare i diritti divini e di sangue, lasciando come accettabili soltanto quelli umani e individuali. Ecco perché si aprono le urne russe, che sono un tributo alla nostra vittoria.

Ora il mondo cambia e noi non dobbiamo commettere l’errore di volere solo conservare quello che neanche eravamo disposti a riconoscere come una nostra vittoria. Altri nemici della libertà e del benessere hanno preso corpo. Teniamone conto quando a votare saremo noi, in democrazie vere e non in buffonate moscovite.

di Davide Giacalone

Perché Putin organizza le elezioni?

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2024-03-16 09:06:14

2024-03-16 08:06:14

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