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title: Morire per Kiev?
description: Le democrazie occidentali non sanno dirsi fino a dove spingersi per impedire all’aggressore - oggi Vladimir Putin - di vincere la sua guerra.
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date: 2024-05-07
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/esteri/morire-per-kiev/
categories: [Esteri]
tags: [guerra, russia, Ucraina]
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# Morire per Kiev?

![Morire per Kiev](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/05/Morire-per-Kiev.jpg)

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2024-05-03 15:02:00

2024-05-03 13:02:00

Che i russi usino armi chimiche sull'Ucraina non è una novità, ma ora a registrare quest’indegna attività è anche il Dipartimento di Stato Usa

Khotyn – Ne scrissi già diversi mesi fa dalle trincee, mostrando con Alla Perdei in più d’un video (visibile sul canale YouTube e sul sito de “La Ragione”) le maschere antigas usate dai russi per muoversi velocemente verso gli avamposti ucraini appena abbandonati dalle Zsu, costrette alla ritirata perché avvolte da nubi di sostanze chimiche soffocanti. Che i russi usino armi chimiche contro le Forze armate ucraine non è una novità. Tuttavia è importante che a registrare ufficialmente quest’indegna attività sia ora anche il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, cioè del primo partner militare dell’Ucraina. Da ieri sul sito ufficiale dell’istituzione si legge infatti che tale violazione della Chemical Weapons Convention (Cwc) non è un incidente isolato ma un mezzo con cui sistematicamente le Forze armate russe inducono quelle ucraine a sloggiare dalle proprie posizioni fortificate, ottenendo così significativi vantaggi tattici sul campo di battaglia.

Ai sensi della legge Chemical Biological Warfare (Cbw), il Dipartimento di Stato americano ha stabilito che la Federazione Russa ha utilizzato come arma chimica la cloropicrina, indicando col Dipartimento del Tesoro tre enti governativi russi associati ai programmi sullo sviluppo d’armi chimiche e biologiche e quattro società (sempre russe) che le sostengono: le truppe di difesa Rcb (radiologica, chimica e biologica) del Ministero della Difesa della Federazione Russa, l’Istituto di ricerca scientifica d’acustica applicata Fgup Niipa e l’Istituto centrale di ricerca scientifica del Ministero della Difesa - 48° Tsnii. In totale, gli Stati Uniti hanno sanzionato ieri oltre 280 individui ed entità.

I lettori più attenti ricorderanno che Alla e io abbiamo rilevato ampio uso di cloropicrina già sul fronte Est ai tempi della cosiddetta ‘prima controffensiva’, quando i russi si trincerarono a Boromlia e Dovhenke sterminando la quasi totalità della popolazione locale (in ritirata, avvelenarono perfino i pozzi), poi su quello Sud di Novoprokopivka, Verbove e Robotyne e infine sulla sponda Est del fiume Dnipro, nei pressi della testa di ponte ucraina a Krynky. In un articolo pubblicato da questo giornale lo scorso 13 marzo spiegavo inoltre come – a causa delle piccole dimensioni della sua molecola – la cloropicrina sia in grado di ‘bucare’ le barriere opposte dalle maschere a gas: basta inalarne infatti i vapori per qualche minuto per rischiare l’edema polmonare e la morte. In quell’articolo rilevavo inoltre come i russi leghino spesso a quella molecola altre sostanze altamente tossiche e soffocanti, rendendo quei composti ancor più persistenti e letali.

In questi 799 giorni d’invasione su vasta scala dell’Ucraina i criminali agli ordini di Putin hanno sfoggiato il peggior repertorio di nefandezze che un Paese possa compiere per aggredirne un altro: hanno ucciso, stuprato e rapito migliaia di bambini, provocato un ecocidio facendo saltare in aria almeno due dighe, hanno usato munizioni a grappolo contro la popolazione civile (è salito a sei il bilancio dei morti provocati dall’ultimo attacco di questo tipo, condotto appena due giorni fa contro Odesa) oltre a quelle chimiche e batteriologiche, ingannato il mondo con promesse e accordi disattesi, inquinato lo spazio informativo con troll e bot in grado di rendere virali le peggiori fake news, depredato e raso al suolo città intere, preso in ostaggio due centrali nucleari, di cui una dismessa a Chornobyl (di cui sono riusciti pure a sollevare la polvere radioattiva) e l’altra a Zaporizhzhia. Nelle scorse ore dal reattore numero sei di quest’ultima hanno fatto partire decine di droni contro la popolazione civile ucraina, ben sapendo che le Forze armate del Tridente non avrebbero certamente risposto bombardando una centrale atomica.

Ieri due forti esplosioni hanno causato la distruzione di due case private nella periferia di Kharkiv, danneggiando e ferendo almeno 10 famiglie non molto distante dall’ennesimo ospedale colpito poche ore prima. Almeno tre bombe aeree guidate sparate contro Zolochiv ne hanno uccise altre due (padre e figlia 38enne, che hanno cercato disperatamente riparo nella loro auto), ferendone altre tredici (fra cui un bimbo d’11 anni). Soltanto nel mese d’aprile appena trascorso, i terroristi russi hanno scagliato contro l’Ucraina oltre 3.800 bombe aeree di diverso tipo. Un mese fa registravo per questo giornale l’ultimo video dalle porte di Chasiv Yar: oggi è rasa al suolo e in quel deserto – che i russi chiamano pace – l’Ucraina sta fronteggiando a viso aperto un nemico che usa agenti chimici e armi proibite.

di Giorgio Provinciali

Armi chimiche sull'Ucraina

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2024-05-03 20:19:39

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2024-03-25 10:01:20

2024-03-25 09:01:20

Il più violento bombardamento russo a Zaporizhzhia contro le infrastrutture energetiche ucraine: il numero di morti e feriti è incalcolabile, oltre 90 missili e 63 droni lanciati sul Paese

Zaporizhzhia – Nelle scorse ore ha avuto luogo il più violento bombardamento russo contro le infrastrutture energetiche ucraine da almeno un anno a questa parte. Ben quattordici bombardieri strategici Tupolev Tu-95ms, quattro Tu-22M3 e sei MiG31K hanno scaricato contro l’Ucraina una pioggia di fuoco impressionante: oltre 90 missili e 63 droni, le cui esplosioni hanno risuonato pressoché in tutto il Paese.LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI "CRONACHE DI GUERRA" GUARDA TUTTI I VIDEO "REPORTAGE DALL'UCRAINA"

Come avevo anticipato quando scrissi che la mancanza di missili avrebbe presto comportato un grave calo nell’efficacia delle difese aeree ucraine, così è stato: nessuno dei 12 Iskander-M, dei 7 Kinzhal Kh-47M2 e dei 22 missili balistici partiti dai sistemi s-300 e s-400 è infatti stato intercettato. Quest’ultimi hanno colpito Kharkiv causando gravi danni ai sistemi d’approvvigionamento idrico ed elettrico, oltre a mettere temporaneamente fuori uso le linee telefoniche. Blackout programmati sono stati introdotti anche nelle regioni di Sumy, Poltava, Dnipropetrovsk e Kirovohrad e molte città sono tuttora al buio. Dodici missili hanno colpito Zaporizhzhia radendo al suolo un intero settore residenziale: 7 edifici sono stati completamente distrutti e almeno 35 gravemente danneggiati. Il numero di morti e feriti è incalcolabile, perché lo scenario che si apre di fronte ai nostri occhi è a dir poco apocalittico. Salvarsi è stata una questione di secondi e, pur restando dentro i bunker, mura e pavimenti hanno tremato come fosse in corso un terremoto. Le immagini ricevute da amici e colleghi a Kherson, Ivano-Frankivsk, Odesa, Kryvyj Rih e Mykolaiv hanno rivelato scenari di distruzione totale non dissimili a quelli vissuti qui. La centrale nucleare di Zaporizhzhia – del cui controllo Raphael Grossi aveva personalmente chiesto la restituzione al personale ucraino, nel corso del suo ultimo incontro con Putin – è stata disconnessa fisicamente dal sistema energetico di Kyiv e si trova ora sull’orlo del blackout. A Dnipro otto missili russi hanno colpito la diga sventrando anche un filobus carico di civili che stava transitando in quei pressi e un’ingente quantità di prodotti petroliferi proveniente dalla centrale idrica danneggiata si sta riversando nelle acque del fiume Dnipro. La scorsa notte i raid russi hanno preso di mira anche Kyiv, cercando di colpire le strutture della Direzione principale dell’intelligence militare ucraina (Hur). Nonostante tutte le minacce siano state distrutte, i frammenti di missili e droni hanno provocato gravi danni alle infrastrutture civili della Capitale.

Oltre a un contingente di oltre 100mila uomini in previsione della preannunciata offensiva estiva, Mosca sta preparando ordigni dal potenziale devastante: le Fab-3000 di cui sono state diffuse in queste ore le prime immagini contengono infatti ciascuna ben tre tonnellate d’esplosivo (il cratere di 58 metri di diametro e 33 di profondità che potete vedere nelle foto sul sito de “La Ragione” fu causato da un Fab sei volte meno potente). È il 23 marzo. Dei proiettili promessi dall’Ue qui non se ne vede che un’infinitesima parte. Le difese aeree sono sguarnite e lasciano mano libera ai russi per compiere stragi di civili come quella appena descritta. Il Congresso americano continua a bloccare gli aiuti all’Ucraina e ora pure l’amministrazione Biden chiede a Kyiv di non colpire i depositi petroliferi russi, perché «potrebbero causare un innalzamento dei prezzi del greggio». Di Alla Perdei

Pioggia di bombe su tutta l’Ucraina

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2024-03-25 17:42:13

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2024-02-24 17:00:47

2024-02-24 16:00:47

Non è il momento della stanchezza perché dall'esito della guerra in Ucraina non dipende solo il destino di Kiev ma anche del nostro e degli equilibri del mondo

C’è poco da esser stanchi. Anzi nulla. Perché dall’esito della guerra in Ucraina, dopo l’aggressione e l’invasione russa, non dipende soltanto il destino di Kiev e della sua gente ma dipendono i nostri destini e gli equilibri futuri del mondo.

L’invasione ordinata due anni fa da Vladimir Putin ha infatti segnato la fine delle vecchie relazioni internazionali, a cominciare da quelle fra l’Europa e Mosca. La politica di integrare la Russia commercialmente (e non solo) per avvicinarla a un sistema meno autoritario e più liberale, l’idea di aggiungere per lei un posto al tavolo del G7+1, è fallita miseramente. Era già fallita da parecchio tempo, per la verità: assai prima del 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione. Quell’ingenua speranza si era infranta con la brutale annessione della Crimea, anche se – per pigrizia e forse un eccesso di ottimismo poco realista – i principali Paesi europei (a cominciare dalla Germania) non ne vollero prendere atto. E questo Mosca l’aveva percepito come debolezza politica.

Ebbene, da due anni la compattezza dell’intero Occidente (Stati Uniti, Unione europea, Gran Bretagna) dimostra che stavolta a sbagliarsi è stato Vladimir Putin. L’Occidente non è debole. Tutt’altro. È consapevole che il mondo si trova a uno snodo fondamentale della geopolitica e della storia, a cominciare dalla guerra in Ucraina per arrivare alla situazione in Medio Oriente, agli attacchi Houthi nel Mar Rosso e agli altri focolai sparsi in giro.

Perciò oggi la stanchezza non è un’opzione sul tavolo e neppure una prospettiva. Perché esser deboli significherebbe consegnare le chiavi di casa nostra e delle nostre libertà. Lasciano dunque il tempo che trovano gli innumerevoli sondaggi e rilevazioni che, nel nostro mondo libero, fioccano per misurare i presunti sentimenti dell’opinione pubblica rispetto alla guerra. Indicatori di nessun valore davanti alla necessità del presente e dei conti da fare con la realtà. Da questo punto di vista conforta che l’Unione europea – nelle sue élite e nei suoi Paesi membri (a cominciare dai più rilevanti per peso economico e popolazione come Germania, Francia e Italia) – abbia preso piena consapevolezza della impellenza, non più rinviabile, di dotarsi di una difesa comune, condivisa.

Armarsi non vuol dire essere guerrafondai ma, in questa tragica fase del mondo, essere pronti a difendersi. Perché per respingere un’aggressione militare le belle parole purtroppo non bastano. Ecco allora che, dopo aver bocciato la sola idea di stanchezza, tocca sfatare un altro mito sbagliato che pure ancora resiste: giudicare come il diavolo la difesa militare e le politiche di riarmo. Non lo sono. Come non sono un’acquasanta. Ma sono necessarie per tutelare il nostro modo di campare, le nostre libertà. Basta rifletterci un attimo: se guardiamo al passato e alle diverse epoche, tutto lo sviluppo dell’Occidente è avvenuto anche grazie alla capacità militare e di difesa delle sue nazioni. Altro che stanchezza.

di Massimiliano Lenzi

 

Ucraina: consapevolezza e nessuna stanchezza

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2024-02-24 13:38:22

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