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title: "New York, “Maria Callas Tribute Prize”: tanti i riconoscimenti per l’Italia"
description: Si è svolto ieri presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York il “Maria Callas Tribute Prize”, prestigioso riconoscimento internazionale
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date: 2024-03-08
modified: 2024-03-09
author: Filippo Messina
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tags: [donne, Italia, Stati Uniti, usa]
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# New York, “Maria Callas Tribute Prize”: tanti i riconoscimenti per l’Italia

![Maria Callas Tribute Prize](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/03/Maria-Callas-Tribute-Prize.jpg)

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2023-12-02 11:00:06

2023-12-02 10:00:06

Oggi ricorre il centenario dell'eterna Maria Callas. Una donna estremamente contemporanea per l'epoca che rese la sua vita straordinaria

Giusto un secolo fa nasceva Anna Maria Cecilia Sofia Kalogeropoulou, cognome che negli Stati Uniti, dove i genitori erano emigrati nel 1923, venne semplificato in Kalos per poi diventare Callas. L’atto di nascita riporta la data del 3 dicembre, la madre e la cantante concordavano sul 4 ma oggi è ormai assodato che la data precisa fosse quella riportata sul passaporto: il 2 dicembre.

Concepita in Grecia, Maria nacque a New York con un peso che merita di essere riportato per la sua eccezionalità: oltre sei chili. Prima di diventare la donna affascinante e filiforme che avrebbe primeggiato sulle copertine dei rotocalchi di tutto il mondo, ebbe seri problemi di peso che soltanto una dieta ferrea come la sua volontà riuscì a risolvere definitivamente. Disciplina e determinazione le vennero inculcate al Conservatorio di Atene da Elvira de Hidalgo, che le insegnò ad abbellire una voce non certo perfetta ma capace di passare dai toni gravi ai più acuti senza mai perdere espressività e naturalezza. In una parola, unica.

Al suo successo contribuì anche il marito, l’italiano Giovanni Battista Meneghini, ricco imprenditore veneto che a un certo punto si dedicò completamente alla carriera della moglie. I due vissero in una splendida villa a Sirmione, sul Lago di Garda, finita in eredità alla servitù e trasformata oggi in un residence di lusso. Naturalizzata italiana e in seconda battuta greca, Callas lasciò Meneghini dopo dieci anni di un matrimonio che aveva conosciuto più bassi che alti.

La “Divina” fu un personaggio straordinariamente moderno per l’epoca: aveva capito – suo malgrado – che il segreto per restare sulla cresta dell’onda era quello di far parlare di sé. Nel bene come nel male. Aveva imparato a ignorare i fischi così come i ravanelli che qualche maleducato era capace di lanciarle alla fine di un’esibizione meno riuscita. Non fu invece mai capace di farsi una ragione dell’amore finito con Aristotele Onassis, l’armatore (greco come lei) che le preferì Jackie Kennedy, fresca vedova del presidente degli Stati Uniti.

Eppure erano stati percepiti dall’esterno come la coppia perfetta, soprattutto dal popolo greco – in quel momento fra i più poveri e arretrati d’Europa – che in loro intravedeva una possibilità di riscatto e orgoglio nazionale a livello mondiale. Ma non bastò. Il loro legame dovette fare i conti anche con una dura prova: la scomparsa nel 1960 del figlio Omero, morto subito dopo la nascita a causa di un’insufficienza respiratoria e sepolto nel cimitero di Bruzzano, alle porte di Milano.

Callas venne trovata morta a soli 53 anni nel suo appartamento di Parigi, da dove non usciva praticamente più, incapace di gestire una fama schiacciante che l’aveva portata all’isolamento. Della soprano si è scritto e detto tutto il possibile, eppure il suo fascino resta ancora intatto e magnetico. Quegli occhi grandi, il modo di muoversi sulla scena, il naso importante ma su di lei perfetto continuano a incantare milioni di ascoltatori attratti, più che dal resto, dalla sua voce inconfondibile.

di Ilaria Cuzzolin

 

Il centenario dell'eterna Maria Callas

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2023-12-02 09:12:20

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2023-09-08 12:00:16

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Da conduttrice tv a ideatrice di format culturali, Claudia Conte è innanzitutto un'attivista in lotta per il diritti dei migranti e delle donne tutte

Claudia Conte è una donna che sa bene cosa significa fare dell’attivismo, anteponendo l’azione concreta su tutti gli altri aspetti. Proprio lei che con le parole ci lavora, da conduttrice tv a ideatrice di format culturali. L’ultima missione, quella in collaborazione con Unicef presso l’hotspot di prima accoglienza migranti a Lampedusa.

"Tutto ciò che è sociale per me è prioritario, fare sociale non è qualcosa di minore o marginale ma riguarda tutti noi. Dunque, credo debba essere al centro delle politiche nazionali ed Internazionali. Collaboro da anni con enti del terzo settore come Unicef, Comunità di Sant'Egidio, Fondazione Bambino Gesù, Fondazione Museo della Shoah in collaborazione con le istituzioni perché credo molto nel network” ci racconta.

“Si possono compiere dei cambiamenti in senso di inclusione sociale o di miglioramento delle condizioni umanitarie solo se lo si fa tutti insieme. Serve uno sforzo congiunto”.

A Lampedusa la situazione è complessa, soprattutto per i tanti minori, spesso non accompagnati, che approdano in condizioni drammatiche sulle nostre coste. “Da giugno è la Croce Rossa a gestire l'hotspot di Lampedusa. Prima la situazione era molto difficile: condizioni igieniche scarse e sovraffollamento in primis. Mi sono posta l’obiettivo, insieme al Direttore Generale del Comitato Italiano per l’UNICEF Paolo Rozera, di osservare sul posto la situazione dei tantissimi minori”.

Per i piccoli, l’iter è chiaramente diverso rispetto agli adulti. “I minori che arrivano nel nostro Paese restano qui e io insisto tantissimo sul fatto che rappresentano un’immensa risorsa. Con un tasso demografico bassissimo, dove ci sono più pensionati che bambini, possiamo aiutarli ad integrarsi nel nostro Paese, trasmettergli la nostra cultura, educazione e affidarli a tutte quelle famiglie che non hanno la fortuna di avere figli propri”.

Da donna, la questione femminile è un altro punto prioritario per Claudia Conte. Giunto alla sua settima edizione, è ideatrice e volto del premio Women in Cinema Award. La settima edizione si è svolta martedì 5 settembre alla Mostra del Cinema di Venezia e il prossimo appuntamento è ad ottobre al Festival del Cinema di Roma.

Un omaggio al talento femminile, ancora poco valorizzato è una dedica alle vittime di violenza di genere. “Sono molto soddisfatta che il Governo abbia emanato il nuovo ddl femminicidio oltre che iniziative di microcredito per le vittime di violenza. Troppe donne, ogni giorno, vengono barbaramente uccise soprattutto in ambiente domestico. È necessaria una rivoluzione culturale. L’indipendenza economica aiuta le donne a uscire dal tunnel della violenza e trovare il coraggio di denunciare e ritrovare serenità e libertà.” ci spiega.

E su chi obietta che eventi culturali dedicati unicamente alle donne siano controproducenti per la categoria, la Conte risponde con fermezza: “Smetteremo di idearli quando ci sarà la parità di genere ma siamo molto lontani. La società tutta è ancora fortemente maschilista”.

L’ultimo lavoro non tralascia neanche la questione ambientale: un documentario sull’alluvione in Emilia-Romagna, con interviste a soccorritori o alle vittime di una strage quasi annunciata. “È un documentario necessario a non far abbassare l'attenzione, a non far pensare che sia stato un evento sporadico. Si tratta di una problematica strutturale del nostro Paese, causa della mancanza di progetti di prevenzione, piani contro il dissesto idrogeologico e di politiche lungimiranti che guardino al futuro”, conclude.

di Raffaela Mercurio

 

Donne, migranti e ambiente nell'attivismo di Claudia Conte

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2023-09-08 11:16:07

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2024-03-08 14:29:56

2024-03-08 13:29:56

Insignita del prestigioso Callas Tribute Prize NY, Simona Molinari si racconta in questa intervista: "Devono esserci sempre più esempi di donne alla pari con gli uomini"

Simona Molinari è senza dubbio un esempio di artista mossa da un’autentica istanza comunicativa di fondo. È da poco stata insignita del prestigioso Callas Tribute Prize NY, un’ottima occasione per scambiare quattro chiacchiere con una delle voci più belle di sempre della canzone italiana. «Sono davvero contenta e commossa, è un riconoscimento che arriva del tutto inaspettato. Lo considero un premio all’impegno, alla passione e alla perseveranza che metto in tutto quello che faccio. Maria Callas non era una mera esecutrice, ma una grandissima professionista che sul palco conosceva le parti di tutti gli altri musicisti. In questo mi sento un po’ affine a lei. Il suo fu un modo rivoluzionario di fare questo lavoro, perché di solito – specialmente da donna – non si ha voce in capitolo: ti mettono lì e fai quello che ti dicono di fare. Lei fu davvero molto moderna». Abbiamo spesso scritto del problema del gender gap nella musica italiana, di quanto ci sia ancora da fare in merito. Molinari ha le idee chiare: «Devono esserci sempre più esempi di donne alla pari con gli uomini. Da piccola pensavo che per una cantante fosse importante soltanto avere una bella voce, una grande tecnica e un bellissimo vestito. Ma in realtà questa non è che una piccola parte della mia professione. Si può essere musicista, cantautrice, compositrice e tanto altro ancora. A essere tutte queste figure insieme si arriva soltanto con degli esempi». Molinari è in tournée (il 28 marzo sarà al Teatro Carcano di Milano) con uno spettacolo di arte e musica al fianco di Cosimo Damiano Damato, intitolato “El pelusa y la negra” e dedicato alla storica attivista argentina per i diritti civili Mercedes Sosa e all’indimenticabile Diego Armando Maradona. Da questa esperienza è nato il disco “Hasta Siempre Mercedes”: «Cosimo mi aveva chiesto di occuparmi della parte musicale dello spettacolo con un repertorio argentino. Così gli ho detto che mi sarebbe piaciuto raccontare la figura di una donna di quel Paese che rispecchiasse in musica la personalità di Maradona. È stato inevitabile prendere come riferimento proprio Mercedes Sosa» ricorda Molinari. «Mentre approfondivo e studiavo, mi sono completamente appassionata a questa figura di donna così moderna. Molte sue canzoni sono per la pace, per la libertà e per i diritti, contro ogni forma di ingiustizia. Visto il periodo che stiamo vivendo, tutto questo si è fatto attuale, motivo per cui ho pensato di fermare quelle sensazioni in un disco». Un disco che – almeno per ora – non troverete sulle piattaforme di streaming: «È una scelta precisa. Per come è stato costruito, pensato e anche suonato, ho pensato che lo streaming, almeno in prima battuta, non gli rendesse giustizia. Anche per il modo in cui penso debba essere ascoltato e raccontato: con lentezza. Non volevo che finisse subito: assaporare davvero le cose importanti prevede un tempo di attesa». Una scelta in controtendenza con la logica dei numeri che sempre più domina il mondo della discografia: «È facile scoraggiarsi perché sembra sempre che si debba essere super produttivi, avere la super prestazione. E se non siamo primi, quasi non esistiamo. Ma non è vero. Ci sono i primi, ma esiste una miriade di sfaccettature intorno a tutti i mestieri e si può non essere primi e vivere benissimo perseguendo le proprie passioni» riflette Molinari. Impossibile non concludere la chiacchierata chiedendole se è in arrivo del nuovo materiale: «Sto scrivendo e credo che abbia senso uscire soltanto se si ha qualcosa da dire. E in questo momento – un po’ per lo spettacolo, un po’ per la fase storica che stiamo vivendo e un po’ anche per una mia crescita personale – sento di avere ancora due o tre cose da dire». Di Federico Arduini

Simona Molinari: "Maria Callas? Una rivoluzionaria"

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2024-03-08 16:29:57

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