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Non ho l’età

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USA: a novembre i due sfidanti per la Casa Bianca saranno due quasi ottuagenari: Joe Biden – 82 anni – e Donald Trump, 78 anni. Entrambi inseguiti da sospetti di problemi cognitivi

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USA: a novembre i due sfidanti per la Casa Bianca saranno due quasi ottuagenari: Joe Biden – 82 anni – e Donald Trump, 78 anni. Entrambi inseguiti da sospetti di problemi cognitivi
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USA: a novembre i due sfidanti per la Casa Bianca saranno due quasi ottuagenari: Joe Biden – 82 anni – e Donald Trump, 78 anni. Entrambi inseguiti da sospetti di problemi cognitivi
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Nel 1960 i due sfidanti per la Casa Bianca avevano rispettivamente 43 anni John Fitzgerald Kennedy e 47 Richard Nixon. Quest’ultimo, visto oggi, sembrava un quasi sessantenne, ma è un’altra storia. Nel 2008, Barack Obama completava la sua incredibile rincorsa alla presidenza a 47 anni, pur superando un candidato ben più maturo, John McCain. Senza mai dimenticare che alla sua terza rielezione Franklin Delano Roosevelt di anni ne aveva ‘solo’ 63, ma la salute era irrimediabilmente minata. Altri tempi, ci mancherebbe, comunque seguiti dalla decisione di non consentire più di due mandati alla Casa Bianca.  Sta di fatto che nel prossimo novembre i due contendenti saranno due quasi ottuagenari. Joe Biden 82 e Donald Trump 78. Non solo, entrambi inseguiti da sospetti di veri e propri problemi cognitivi, una cosa mai vista in tempi moderni. I sopracitati (non a caso) Kennedy e Roosevelt avevano gravissimi problemi di salute, ma all’epoca rigidamente tenuti nascosti alla pubblica opinione.  Oggi, possiamo stare ore a ragionare sui report relativi allo stato di salute di Joe Biden e alla sua reazione “rabbiosa”. Possiamo fare lo stesso giochino con Donald Trump e magari essere più insistenti con l’uno o con l’altro a seconda delle simpatie, ma resta lo sconcerto per la più grande democrazia mondiale che non sembra essere più in grado di rinnovare la propria classe politica e di conseguenza la relativa leadership.  Un processo lungo, tortuoso, già evidenziato da una tendenza “dinastica” ai tempi dei Bush, che certo non esalta per sua stessa natura il principio dell’alternanza. Anche interna agli schieramenti contrapposti. Ulteriore riprova, i continui rumors che inseguono la ex first lady Michelle Obama, come possibile subentrante nella sfida a Donald Trump al posto di Joe Biden. Non più un figlio, ma una moglie: la sostanza non cambia.  Le leadership non sono tutto e la salute (appunto!) di un sistema democratico dipende da tantissimi fattori, ma il peso delle personalità – in una corsa come quella alla Casa Bianca – è talmente alto da non poter lasciare indifferenti. Da questo punto di vista, la democrazia Usa si è incartata, in un cammino apparentemente se non privo di sbocchi molto asfittico. Bisogna fare i conti con la realtà: un Partito repubblicano ostaggio di un leader che di fatto lo cannibalizza e lo utilizza come mero strumento per il potere personale. Un Partito democratico che non è riuscito ad esprimere una personalità in grado di ergersi a reale alternativa di uno straordinario professionista della politica come Joe Biden, alle prese con un oggettivo scadimento legato alla stanchezza e all’età. Sarebbe stato preoccupante sempre, lo è oggettivamente di più in questa fase storica segnata da diversi tentativi di sabotare i sistemi liberaldemocratici.  Avremmo proprio un gran bisogno di figure carismatiche, preparate e anche in grado di trasmettere un’idea di freschezza, ottimismo, energia. In una parola: di futuro. di Fulvio Giuliani

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