Nuovi legami fra Israele e l’Australia
| Esteri
Il governo australiano ha recentemente dichiarato di considerare Hezbollah come un’organizzazione terroristica. Si tratta solo di un tassello di un quadro internazionale molto complesso.
Nuovi legami fra Israele e l’Australia
Il governo australiano ha recentemente dichiarato di considerare Hezbollah come un’organizzazione terroristica. Si tratta solo di un tassello di un quadro internazionale molto complesso.
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Nuovi legami fra Israele e l’Australia
Il governo australiano ha recentemente dichiarato di considerare Hezbollah come un’organizzazione terroristica. Si tratta solo di un tassello di un quadro internazionale molto complesso.
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AUTORE: Giuseppe Sacco
Che il governo australiano abbia, circa un mese fa, ufficialmente dichiarato di considerare Hezbollah come un’organizzazione terroristica potrebbe sembrare un elemento piuttosto marginale nel presente quadro internazionale. Un quadro molto complesso, fitto di tensioni anche militari, e in rapida trasformazione rispetto a quello che ha caratterizzato, in Estremo Oriente, i quattro decenni a cavallo dei due secoli, in cui gli interessi economici hanno di gran lunga prevalso su quelli politici.
Potrebbe sembrare; peraltro è anche un déjà vu, se si attribuisce il suo giusto peso al fatto che Camberra, a metà ottobre, aveva già fatto propria – con un discorso pronunciato dal premier Morrison al Malmö International Forum – la definizione ufficiale del concetto di antisemitismo stabilita dalla International Holocaust Remembrance Alliance.
E comunque queste mosse della diplomazia australiana sarebbero state certamente sottovalutate tanto dai cosiddetti ‘esperti di geopolitica’ quanto dall’opinione pubblica se alla condanna della «odiosa ideologia» degli Hezbollah non avesse fatto seguito un interessante commento del ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid.
Prendendo lo spunto dal fatto che le forze dell’ordine australiane hanno ormai la possibilità di dare legalmente la caccia al gruppo libanese, Lapid ha infatti affermato in un’intervista al “Sydney Morning Herald” che il suo Paese è molto interessato a un rapporto di sicurezza più stretto con l’Australia e che vede anche come una priorità la conclusione di un accordo di libero scambio con Canberra. Israele vorrebbe non solo collaborare con l’Australia in quanto Paese-pilastro della rete di intelligence “Five Eyes” nell’Indo-Pacifico ma stabilire anche una partnership assai più ampia, comparabile addirittura a quella intrattenuta con «il nostro più stretto alleato, gli Stati Uniti».
Alla luce delle crescenti tensioni tra Cina e Usa, non è difficile cogliere il significato di queste parole. Negli ultimi anni, infatti, ci sono state molte richieste e pressioni per un allargamento al Giappone e a Israele della rete “Five Eyes” che include Australia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Canada. O almeno per un all’allargamento dell’Aukus, l’alleanza militare chiarissimamente anti-cinese a favore della quale questa struttura di intelligence puramente anglosassone inevitabilmente svolgerà un cruciale ruolo di supporto.
Ciò significa che l’Aukus, anche se di recentissima creazione, tende già spontaneamente a superare il suo carattere geografico-politico – quello di “Nato del Pacifico” – per assumere un ruolo diverso. Configurandosi cioè come componente importante, o forse addirittura essenziale, del sistema di difesa dell’Occidente dalle conseguenze dell’ascesa dell’economia – e inevitabilmente del potere, nelle sue varie forme – della Cina nel quadro mondiale.
È come un giocatore cruciale in una partita in cui è in ballo il verificarsi o meno delle condizioni che potrebbero far scattare quella “trappola di Tucidide” di cui si è tanto parlato sino a qualche mese fa. Più di recente, invece, se ne è parlato di meno. E forse è un segno che non è più il tempo delle definizioni colte, bensì già quello delle misure concrete.
Di Giuseppe Sacco
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