Odessa, la cosmopolita
| Esteri
Elogio a Odessa, città cosmopolita oggi nel mirino delle armate di Putin, che conserva però tutto il suo fascino.
Odessa, la cosmopolita
Elogio a Odessa, città cosmopolita oggi nel mirino delle armate di Putin, che conserva però tutto il suo fascino.
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Odessa, la cosmopolita
Elogio a Odessa, città cosmopolita oggi nel mirino delle armate di Putin, che conserva però tutto il suo fascino.
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AUTORE: Pierluigi Mennitti
In Europa orientale tutte le strade portano a Odessa, via mare e via terra, asfaltate o ferrate. Un punto di arrivo o di partenza, comunque di passaggio. Un posto obbligato per uomini e merci, commercianti e soldati, marinai e contrabbandieri. Un luogo dell’anima. Per gli ucraini e anche per i russi: è il Sud, il mare, Aleksandr Puskin e Isaak Babel’, Caterina e Grigorij Aleksandrovic Potëmkin, Sergei Eisenstein e la rivoluzione. Ma il romanticismo, questa volta, può attendere.
«Odessa, stazione di Odessa» quasi sussurra la voce femminile trasportata dagli altoparlanti sui binari. I viaggiatori delle notti ucraine sbarcano sui marciapiedi della stazione più affascinante d’Europa, carichi di pacchi e sonno. Come ogni terminale alla fine di tutto, come ogni avamposto collocato su un Finisterre, anche la stazione di Odessa ha i binari che sbattono contro un piazzale.
Qui si arriva e al massimo si torna indietro. Per proseguire, per raggiungere l’altrove (a meno che non lo si sia trovato proprio qui) bisogna imbarcarsi. Il bacino di attracco delle navi è qualche chilometro più avanti. Il mare lo respiri anche se non lo vedi. Aria già calda, impregnata di umidità e iodio. I moli del porto annunciano mete lontane: Sebastopoli, Jalta, Sochi, Costanza, Varna, Istanbul. Le navi cariche di container, invece, importano merci da un Oriente ancor più lontano.
Il paradosso della guerra di Putin che bussa alle porte della città è che Odessa è l’Ucraina che sa di Russia. Russi i palazzi voluti da Caterina, che decise di fare di questo porto sul Mar Nero la versione mediterranea di San Pietroburgo. Russi i sapori dei cibi che si mangiano nei ristoranti. Russa la lingua che parlano gli abitanti. Russi i nuovi ricchi che riempivano alberghi e ristoranti.
Odessa è un porto antico e moderno, una città a vocazione marittima e commerciale abituata a vedere stranieri sbarcare dalle navi e aggirarsi per le vie cittadine. All’orizzonte non ci sono i casermoni dell’architettura da socialismo reale e neppure le grandi fabbriche e i kombinat dell’Ucraina dell’Est. Di fronte ci sono la Turchia operosa, il Caucaso turbolento ma ricco di fonti energetiche, Costanza e Varna, ovvero le porte più dinamiche di Romania e Bulgaria. A Odessa, giusto per completare il cerchio, vive laboriosa e instancabile la più vasta comunità ebraica dell’intera Ucraina.
Gente di mondo a Odessa. Gente pratica. Le rivoluzioni, d’ottobre o arancioni, hanno sempre suscitato sospetto e indifferenza. Il denaro è quello che conta e qui il denaro arrivava un po’ da ogni luogo, anche da Mosca. Vi hanno investito ucraini e russi, soprattutto nell’ammodernamento delle infrastrutture e dell’urbanistica. Il ronzio continuo di gru e scavatrici era la colonna sonora degli anni prima della guerra. I marinai che percorrevano in lungo e in largo i boulevard cittadini giravano con il naso all’insù ammaliati dal ritrovato splendore.
E prima del porto e dei moli c’è la scalinata. “La corazzata Potëmkin” era un film di Eisenstein che celebrava la rivoluzione sovietica, anche se la generazione più giovane di italiani la conosce più per l’irriverente battuta di Fantozzi.
La scalinata su cui venne girata la scena principale del film attirava ancora centinaia di turisti al giorno. Ancora ieri, a due passi da quella scalinata, Potëmkin era l’insegna di una boutique di lusso con le mise di Armani, Brioni, Canali, Corneliani e il meglio della moda italiana. Era lo spirito dei tempi che, come un comico geniale, si prende ogni volta beffa delle utopie del passato.
di Pierluigi Mennitti
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- Tag: Ucraina
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