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title: Oltre il massacro del 7 ottobre
description: "L’avvilente campagna di disinformazione e il massacro del 7 ottobre rappresentato come un \"atto di resistenza\""
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date: 2024-10-08
author: Maurizio Delli Santi
url: https://laragione.eu/esteri/oltre-il-massacro-del-7-ottobre/
categories: [Esteri]
tags: [guerra, hamas, israele]
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# Oltre il massacro del 7 ottobre

![Il 7 ottobre](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/Il-7-ottobre.jpg)

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2024-10-07 08:37:09

2024-10-07 06:37:09

Un anno dopo esatto la mattanza voluta dai tagliagola di Hamas in Israele, il 7 ottobre è un "11 settembre" a cui manca uno degli elementi più forti e significativi: la condivisione

È un “11 settembre” cui manca uno degli elementi più forti e significativi: la condivisione del dolore e del lutto. Il 7 ottobre 2023, un anno dopo esatto la mattanza voluta dai tagliagola di Hamas in Israele, non è una data di infamia per tanti, troppi europei e americani. Non parliamo neppure di cittadini di Paesi del “sud del mondo”.

La furibonda reazione, in special modo quella abbattutasi sulla Striscia di Gaza senza riuscire a limitare le pesantissime e inaccettabili perdite civili - unita allo storica diffidenza (quando va bene) e troppe volte l’odio conclamato per lo Stato ebraico - hanno spinto Israele in uno dei punti più bassi di popolarità su scala globale. Come già abbiamo avuto modo di scrivere di recente, un assurdo storico considerato ciò che accadde esattamente 365 giorni fa. L’odio cieco, bieco, ingiustificabile in qualsiasi sua forma che arrivò a trucidare vecchi e neonati. Gli errori politici del governo di Benjamin Netanyahu, il suo sottostare ai ricatti dell’ultradestra, hanno spinto Israele dove nessuno avrebbe mai pensato possibile dopo una simile strage. Ma non c’è solo questo: c’è quell’odio, il vedere Israele sempre e comunque colpevole.

C’è l’antisemitismo che è tornato a spirare potente proprio nel momento in cui l’eccidio del 7 ottobre avrebbe dovuto contribuire a spegnere i focolai più ripugnanti. Non basta sottolineare gli errori - ce ne sono stati di terribili e solo ieri le cronache da Jabaliya, nel nord della Striscia, ci riportano di un raid in cui avrebbero perso la vita nove bambini - non basta sottolineare come la grande forza delle democrazie stia proprio nel saper riconoscere e tutelare il dissenso e il dissenso a Netanyahu resta forte in patria (una circostanza semplicemente impensabile in qualsiasi altro Paese dell’intera regione).

Non basta perché se sottolinei con forza e sincera partecipazione la vicinanza e l’amicizia a Israele e lo fai ancor più nel momento del dolore e del ricordo si resta quasi soli. Chi con tempismo e sensibilità proiettò la bandiera dello Stato di Israele sulla facciata di Palazzo Chigi il 7 ottobre di un anno fa, oggi resta con il popolo israeliano, ma fa fatica a emergere dall’irrilevanza diplomatica europea.

Ci sarebbe, invece, una grande occasione per l’Italia: sapersi distinguere da posizioni come quella francese sull’embargo alle armi a Israele che sembrano fatte apposta per ingraziarsi l’opinione pubblica e arrendersi all’ondata antipatizzante nei confronti di Tel Aviv cui facevamo riferimento. Posizioni pericolose, se finiscono per minare la solidarietà a un nostro amico e alleato, quando si fa forte l’onda di chi vorrebbe cancellarlo dalla faccia della terra contando sulla folle teocrazia iraniana.

L’Italia deve saper dire le verità scomode a un amico, ma sempre e comunque al suo fianco. A fianco della democrazia, della libertà e del progresso. Di un’idea di futuro, che Israele incarna alla faccia di ottant’anni di odio e guerre subite. Di Fulvio Giuliani

Il dolore e l’odio, un anno dopo

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2024-10-07 18:31:09

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2024-10-07 09:50:09

2024-10-07 07:50:09

Parla Maurizio Geri, ricercatore alla George Washington University, esperto di Medio Oriente. "Ormai guerra regionale. Occorre portare a termine gli accordi di Abramo per arrivare a un nuovo equilibrio nell'area".

Un anno dopo il 7 ottobre la crisi è tutt’altro che risolta, anzi è diventata regionale, con l’estensione al Libano e il coinvolgimento dell’Iran. L’anniversario, infatti, è arrivato a poche ore dalla commemorazione del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, e con le nuove minacce dell’Ayatollah iraniano Alì Khamenei a Israele. La tensione, dunque, resta altissima e la speranza di una pace a breve termine si allontana. “Quello israelo-palestinese è il conflitto di più difficile soluzione al mondo e forse nella storia umana, dato che viene da generazioni e generazioni di guerre. Oggi è complicato provare a costruire una pace fondata su due Stati dato che uno stato arabo palestinese non c’è più nei fatti”, osserva Maurizio Geri, ricercatore presso la George Mason University a Washington, già analista per la NATO negli Usa e in Europa, EU Marie Curie Postdoc Fellow 2024-2026 con Ca' Foscari. “Oggi – aggiunge - ci sono due aree distanti, guidate da due fazioni politiche opposte (Fatah e Hamas) di cui una guida l’Autorità Palestinese, che però controlla solo parzialmente le enclavi palestinesi nella West Bank, e l’altra è una organizzazione terroristica finanziata dall’Iran, un paese rivoluzionario che cerca di distruggere Israele dal 1979 e di minare la pace nella regione (e nel mondo, visto il supporto all’invasione Russia in Ucraina)”. Il bilancio di un anno di guerra è pesante, tra vittime civili, sfollati ed evacuati, compresi alcuni italiani che hanno lasciato il Libano nelle scorse ore per tornare in Italia per motivi di sicurezza. Ma Israele non appare isolato, nonostante il monito del presidente Usa, Joe Biden, a “evitare la guerra totale”. “L’Occidente sosterrà sempre Israele, come tutti i popoli che hanno diritto all’autodeterminazione e a uno Stato proprio. Inoltre, gli Accordi di Abramo con i paesi Arabi non sono stati interrotti. Ultimamente, per esempio, l’ambasciatore dell’Arabia Saudita ha partecipato al vertice del Dialogo Medio Oriente-America (MEAD) a Washington, insieme a rappresentanti israeliani, in coincidenza del quarto anniversario degli Accordi”. Ma quale futuro per la Palestina? “Gaza potrebbe essere parte di uno stato Palestinese solo a patto che i negoziati fra Israele e il mondo arabo continuino”, osserva Geri, che sottolinea l’esigenza di arrivare a “un ordine regionale nella regione più volatile del pianeta. A livello territoriale l’unica soluzione che vedo possibile per uno Stato palestinese a lungo termine è forse in Sinai, in Egitto, insieme alla Striscia di Gaza, con forze internazionali e smart cities finanziate dalle potenze Arabe, per i rifugiati Palestinesi abbandonati in questi decenni prima di tutto dai loro ‘fratelli Arabi’”. Difficile, però, pensare a un futuro di Gaza senza Hamas: “Non credo, ma non è possibile nemmeno un governo a Gaza con Hamas come gruppo armato. Finché non sarà trasformato in mero partito politico con un processo di DDR (disarmo, smobilitazione e reintegrazione), come in tutti i processi di pace, non ci sarà soluzione al conflitto”. “Io penso che continuerà, anche se a bassa intensità, soprattutto per le pressioni internazionali nel difendere il diritto internazionale umanitario e finire i massacri della popolazione civile – dice Geri - Finché il regime dittatoriale iraniano continuerà a finanziare questo e altri gruppi terroristici sarà difficile arrivare ad un processo di pace”. Determinanti, poi, saranno le presidenziali Usa tra meno di un mese: “Dipenderà se la nuova Amministrazione vorrà spingere per accelerare gli Accordi di Abramo, aumentando la deterrenza verso Teheran che, finché non avrà una transizione politica con forze laiche e democratiche, continuerà a essere una minaccia per Israele”. Di Eleonora Lorusso

7 ottobre 2023 - 7 ottobre 2024

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2024-10-07 17:41:08

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2024-10-06 09:36:57

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È di almeno 24 palestinesi uccisi e di 93 feriti il bilancio dell'attacco notturno dell'esercito d'Israele contro una moschea e una scuola a Gaza

È di almeno 24 palestinesi uccisi e di 93 feriti il bilancio dell'attacco notturno dell'esercito israeliano contro una moschea e una scuola adibita a rifugio nella parte centrale di Gaza. Lo rende noto su Telegram l'ufficio stampa del governo di Gaza. La moschea colpita nel raid aereo, così come e la scuola Ibn Rushd, si trova vicino all'ospedale dei Martiri di al-Aqsa, nella città dei Deir al-Balah, nel centro della Striscia. Entrambe le strutture ospitavano centinaia di sfollati, ha affermato l'ufficio stampa. Secondo l'Idf, membri di Hamas erano attivi in ​​entrambi i complessi.

L'esercito israeliano ha confermato di aver effettuato l'attacco, definendolo "preciso" e affermando che obiettivo era un centro di "comando e controllo" di Hamas che era "insediato all'interno del complessi".

Diversi filmati pubblicati dai media mostrano scene caotiche mentre i corpi venivano estratti dalle macerie del sito religioso dove civili, personale della protezione civile e personale ospedaliero lavorano al buio utilizzando solo la luce dei loro telefoni.

Secondo quanto riferiscono diversi media, l'Idf si sta preparando ad "attacchi pianificati da Hamas in occasione dell'anniversario del 7 ottobre".

Le Forze di difesa israeliane hanno lanciato una nuova operazione di terra contro Jabaliya, nel nord della Striscia di Gaza, tra informazioni di intelligence secondo cui Hamas starebbe cercando di raggrupparsi nell'area. I carri armati hanno circondato il campo profughi, mentre l'aeronautica e l'artiglieria hanno colpito decine di siti, tra cui depositi di armi, tunnel e altre infrastrutture.

Israele colpisce moschea a Gaza, almeno 24 morti. Nuovi raid su Beirut

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2024-10-07 10:39:53

2024-10-07 08:39:53

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