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Omar Harfouch, voci libanesi contro Hezbollah

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Il politico Omar Harfouch –  leader del movimento “Terza Repubblica” e voce progressista nel panorama politico libanesesta facendo parlare di sé per le sue posizioni su Hezbollah
Omar Harfouch

Omar Harfouch, voci libanesi contro Hezbollah

Il politico Omar Harfouch –  leader del movimento “Terza Repubblica” e voce progressista nel panorama politico libanesesta facendo parlare di sé per le sue posizioni su Hezbollah
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Omar Harfouch, voci libanesi contro Hezbollah

Il politico Omar Harfouch –  leader del movimento “Terza Repubblica” e voce progressista nel panorama politico libanesesta facendo parlare di sé per le sue posizioni su Hezbollah
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Washington – Il Libano sta attraversando una delle peggiori crisi economiche e politiche. L’inflazione è salita ai massimi storici, il valore della lira libanese è precipitato drasticamente e i servizi pubblici (come acqua ed elettricità) sono ridotti al minimo. Inoltre il Libano è al momento privo di un presidente, situazione che sta mettendo in crisi l’esercizio del potere nel Paese e le funzioni stesse del Parlamento.

Il politico e imprenditore Omar Harfouch – attualmente residente a Parigi, leader del movimento “Terza Repubblica” e considerato una voce progressista nel panorama politico libanesesta facendo parlare di sé per le sue posizioni su Hezbollah (longa manus dell’Iran), su Israele e sulle riforme per ricostruire il Paese. In una recente intervista all’emittente libanese “MTV” ha detto ciò che molti pensano ma non osano dire, ovvero che Hezbollah deve sciogliersi e «integrarsi nell’esercito libanese», aggiungendo che le forze politiche devono impegnarsi a ricostruire il Libano e non a fare la guerra contro Israele. «La liberazione di Gerusalemme fa parte dell’ideologia di Hezbollah ma io, Omar Harfouch, in quanto libanese perché dovrei voler liberare Gerusalemme? Da chi devo liberarla? Il mio Paese è il Libano. Perché dovrei essere più palestinese di un palestinese?» si è chiesto. «I palestinesi hanno accettato questo stato delle cose. Hanno riconosciuto Israele perché hanno firmato gli Accordi di Oslo. Se Israele rispetta o meno il trattato è un problema che riguarda solo i palestinesi, io voglio risolvere i problemi del Libano». Harfouch ha poi spiegato: «Il Libano è ciò che è più importante per me. Non mi interessa pregare a Gerusalemme. Se qualcuno vuole pregare, il Libano è pieno di moschee e può andare in pellegrinaggio alla Mecca… Sono un uomo libanese che non vuole liberare Gerusalemme. Voglio invece liberare il Libano dal cartello, dalla corruzione e dal settarismo religioso». Harfouch ha quindi ricordato che Israele non è più un «nemico» per il Libano: «I fatti sono chiari: da quando (lo scorso ottobre, ndr.) è stato firmato l’accordo Israele-Libano per la demarcazione dei confini marittimi, il Libano ha di fatto riconosciuto lo Stato di Israele. Pertanto non è più un Paese nemico, dato che abbiamo firmato una pace economica».

Dopo l’accordo l’allora ministro della Difesa israeliano Benny Gantz aveva infatti detto: «Il patto sui confini marittimi riflette la capacità dei due Paesi di cooperare per il bene della stabilità e della prosperità economica. Questo accordo è una risorsa per la sicurezza di Israele e la stabilità e la sicurezza della regione». L’allora presidente libanese Michel Aoun (che ha lasciato il suo incarico lo scorso ottobre senza alcun successore designato) aveva però sottolineato, dopo la firma dello storico accordo, che la «normalizzazione» fra i due Paesi non era nell’agenda politica libanese.

Nel frattempo Hezbollah, considerato il maggior responsabile dell’attuale crisi, continua a minacciare di guerra Israele così pensando di riacquistare popolarità. I libanesi sono però stanchi della loro leadership e delle violenze. Il giornalista libanese Khairallah Khairallah ha scritto che il Libano è uno «Stato fallito» e che la situazione potrà migliorare soltanto quando l’Iran smetterà, attraverso Hezbollah, di intervenire negli affari del Paese.

A cura di Middle East Media Research Institute

Traduzione di Anna Mahjar-Barducci

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