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title: Operazione Cuba, via il comunismo entro l’anno
description: L’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump punterebbe a un cambio di regime a Cuba entro la fine di quest’anno.
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date: 2026-01-23
author: Massimiliano Lenzi
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categories: [Esteri]
tags: [esteri, politica, Trump]
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# Operazione Cuba, via il comunismo entro l’anno

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L’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump punterebbe a un cambio di regime a Cuba entro la fine di quest’anno

L’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump punterebbe a un cambio di regime a Cuba entro la fine di quest’anno. A dare la notizia, con una sua esclusiva, è stato il quotidiano americano “The Wall Street Journal” che scrive anche delle modalità con cui dovrebbe consumarsi la caduta di quel che resta del regime castrista. **Non esisterebbe ancora un piano operativo preciso ma al momento pare esclusa l’ipotesi di un’invasione armata,** mentre sembra assai più concreta quella di cercare persone all’interno del governo a L’Avana in grado di porre fino al regime comunista.

Quanto alle previsioni sulla tempistica in cui dovrebbe realizzarsi il collasso di Cuba, **la prospettiva indicata della fine del 2026 è dovuta soprattutto all’analisi fatta a Washington della situazione economica dell’isola caraibica**. Il ragionamento è semplice: le difficoltà per la popolazione sono in continuo aumento – carenze croniche dei beni essenziali e dei medicinali, crescenti e lunghi *blackout* – e le riserve petrolifere, perso un alleato in Sudamerica come il presidente venezuelano Maduro (che riforniva gratuitamente Cuba di petrolio), si esauriranno in brevissimo tempo.

Quanto alla Cina e alla possibilità di un sostegno all’isola, se è vero che giusto pochi giorni fa il presidente cinese Xi Jinping ha approvato un nuovo pacchetto di aiuti d’emergenza – stanziando 80 milioni di dollari e inviando 60mila tonnellate di riso – è altrettanto vero che la distanza geografica fra Pechino e L’Avana rende assai difficile una costante assistenza cinese (come sarebbe necessario, vista la profonda crisi economica cubana).

**Dal punto di vista strettamente geopolitico, il Dragone ha invece ribadito la «stretta fratellanza» fra le due nazioni. **Fratellanza che non piace affatto al presidente americano Donald Trump e al suo segretario di Stato Marco Rubio, in prima fila sia nella scelta del *blitz* in Venezuela sia nella definizione di una strategia per un cambio di regime a L’Avana. **Subito dopo l’arresto di Maduro lo stesso presidente Trump aveva inviato un duro messaggio a Cuba**: «Suggerisco con forza che facciano un accordo. Prima che sia troppo tardi», aggiungendo che i flussi di petrolio e di denaro verso l’isola sarebbero stati stroncati. Fra le restrizioni che il piano americano mette in campo vi è pure quella alle trasferte dei medici cubani, una delle poche risorse di cui dispone attualmente L’Avana per fare cassa.

**Vista da Washington, la logica sarebbe dunque semplice: portare l’isola al collasso economico, far crescere il malcontento della popolazione e innescare una spaccatura dentro il governo comunista che porti alla sua caduta. **Detto così sembra facile ma va considerato che – dal punto di vista politico – il Partito comunista cubano nel suo antiamericanismo è assai più coeso di quello venezuelano di Maduro.

Va infine segnalata una contraddizione che riguarda gli immigrati cubani negli Stati Uniti. La linea dell’amministrazione Usa nell’era della seconda presidenza Trump è stata infatti quella non soltanto di imporre sanzioni economiche ma anche di vietare i viaggi in America ai cittadini di alcune nazioni (Cuba compresa) e di revocare visti e protezione a diverse migliaia di rifugiati già presenti in terra americana. Se si vuole spingere i cubani a rovesciare il comunismo sull’isola, beh questa politica non sembra di certo la migliore per far loro amare (e seguire) gli Stati Uniti.

Di *Massimiliano Lenzi*
