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title: &quot;Putin: &#8220;Russia non attaccherà Europa, ma pronti a colpire F16 anche in aeroporti Nato&#8221; &quot;
description: Il presidente russo Putin, durante una visita a Torzhok nella regione di Tver, ha parlato di diversi temi legati alla guerra in Ucraina
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date: 2024-03-28
author: Ruggero Fontana
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categories: [Esteri]
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# Putin: &#8220;Russia non attaccherà Europa, ma pronti a colpire F16 anche in aeroporti Nato&#8221; 

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2023-04-19 12:55:26

2023-04-19 10:55:26

Gli ultranazionalisti russi e il sostegno all&#039;imperialismo di Putin attraverso uno scienza sacra sugli zar

“La Basiliologia come Scienza dell’Impero”: l’insolita terminologia fa parte della retorica con cui gli ultranazionalisti russi sostengono l’imperialismo di Putin. La teoria di una nozione «storicamente russa di Impero» affonderebbe le sue origini nella stirpe degli imperatori bizantini, i Basiléi (dal greco Βασιλεὺς). Alla vigilia di una nuova mobilitazione, la “Scienza dell’Impero” è stata presentata in un convegno organizzato dal gruppo di sedicenti intellettuali e oligarchi legati alla testata televisiva e web “Tsargrad” (il nome slavo di Costantinopoli) dopo che un loro sondaggio ha fatto emergere che almeno un terzo dei russi è contrario alla guerra. 

La loro tesi è che la Russia sia ancora permeata dalla ideologia liberale occidentale, per cui è il momento di imporre la scuola dei “tradizionalisti accademici”, basata sulla esperienza del Centro per gli studi conservativi avviata da Alexander Dugin alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Mosca Lomonosov. Sviluppare l’idea di impero, questa dunque è la missione di ideologi come Konstantin Malofeev (che ha pubblicato in tre volumi l’opera “Empire”) e dello stesso Dugin (che si è affiancato con l’ultimo “Genesis and Empire”).

La conoscenza scientifica sul tema sarebbe già esistita nella storia come “scienza sacra” sugli zar e sui regni precedenti, ma deve essere rianimata. Per Malofeev l’impero «è la cosa più importante che oggi non abbiamo. Prima dobbiamo riconoscerlo in noi stessi: altrimenti non torneremo a essere mai un Impero. Questo è il punto di partenza». Sergey Glazyev, studioso ancora con l’impronta socialista dell’Accademia russa delle Scienze, è per una visione ideale di impero in cui affermare un “socialismo ortodosso”, una società equa, con un ruolo significativo dello Stato e delle forme pubbliche di proprietà, al tempo stesso basato su tradizioni ortodosse, valori spirituali e morali. Il presidente dell’Accademia cecena delle Scienze, Dzhambulat Umarov, ha invece dichiarato: «Sono un imperialista in guerra che vuole l’Impero dell’Unto di Dio. E anche se questo Unto di Dio è ortodosso, nulla impedisce agli stessi musulmani ceceni, dopo avergli prestato giuramento, di essergli fedeli, di essere fedeli all’idea di Impero».

Dal Patriarcato di Mosca il vescovo Savva di Zelenograd ha ribadito che la più alta qualità dell’impero è che alla fine è diventato cristiano. La natura sovranazionale imperiale è stata infine sottolineata dal preside della Facoltà di Storia dell’Università Lomonosov di Mosca Sergey Karpov: nell’impero romano e in quello bizantino persone di diversi gruppi etnici e opinioni religiose vivevano in pace e armonia (sic!) e di questi regni il successore oggi è la Russia, che può proporsi come «il nuovo Impero cristiano». Le conclusioni sono affidate a un monito: la Terza Roma, la Mosca che ha raccolto l’eredità degli imperi di Roma e Costantinopoli, «deve oggi impedire al mondo intero di cadere nell’abisso».

Il progetto porta indietro la civiltà facendola arretrare ai secoli che hanno preceduto la Rivoluzione francese e le idee moderne di libertà e democrazia: un pot-pourri mitologico per incoraggiare una nuova mobilitazione per la «guerra santa», che finora comunque non ha convinto il popolo russo.

di Maurizio Delli Santi

 

&quot;La Scienza dell&#039;Impero&quot; per sostenere Putin

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2023-04-19 12:09:18

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2024-01-01 10:00:27

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Il 2024 si prospetta essere un anno decisivo: dai conflitti in Ucraina e Medio Oriente, passando per le elezioni europee, statunitensi, russe e non solo fino ad arrivare allo sport

Nothing changes on New Year’s Day. Speriamo in realtà che non sia davvero così, come cantava Bono degli U2 in “New Year’s Day”, ormai 41 anni fa. Non certo è più tempo della rivoluzione polacca, di Solidarnosc, non è tempo di ideali, illusioni e speranze. Di sicuro nell’anno che parte non si annulleranno di colpo solo per un auspicio i conflitti aperti - tra i vari conflitti aperti - in Ucraina e in Medio Oriente.

Nessuno si può illudere che bastino i buoni propositi e, se davvero vi fosse, un faticoso lavoro di mediazione per porre un freno deciso alla striscia di morti e attentati, soprattutto nell’area mediorientale, dove l’aria è bollente praticamente da sempre. Sarebbe già qualcosa però non ritrovarsi a imbattersi su siti e tg di immagini come quelle certificate dal New York Times sulle donne stuprate, mutilate da parte dei militanti armati di Hamas il 7 ottobre, durante l’offensiva contro Israele. Raramente si sono viste scene più crude e dolorose.

Speriamo dunque che non tutto nel 2024 resti immobile, anche in casa nostra. La politica è attesa da elezioni Europee nella prima settimana di giugno. E molto prima ci saranno anche cinque tornate Regionali (Sardegna, Abruzzo, Umbria, Basilicata, Piemonte). Sarebbe un segnale almeno positivo che soprattutto per le elezioni europee - dove ogni partito corre per se stesso in una sfida con il proporzionale puro - non si assistesse a una campagna elettorale con toni da pollaio, come avvenuto nelle politiche dello scorso anno. Si spera che il livello di litigiosità sia composto e nei confini della civiltà, nella consapevolezza della complessità, non solo economica, della stagione vissuta dagli italiani. Sono, tra l’altro, elezioni dirimenti, che tracciano il quadro dei nuovi leader dell’Ue nella stagione della transizione energetica, per la definizione degli assetti futuri di clima ed energia. Senza dimenticare che ci sono attese elezioni negli Stati Uniti (a novembre), precedute da mesi incendiari sulle vicende che toccano Donald Trump, ex presidente, potenziale candidato alla Casa Bianca, sotto processo per aver fomentato l’assalto al Campidoglio di quasi tre anni fa e che attende il giudizio della Corte Suprema del Colorado che per ora gli impedisce di correre alle primarie repubblicane.

Ma si vota anche in Russia, il 17 marzo, con Putin che si ritrova la strada spianata, tra media indipendenti soffocati e critici come Navalny spediti all’Artico russo. E si vota in diversi altri paesi, anche nel Regno Unito: si calcola che nel 2024 si recheranno alle urne quasi due miliardi di persone. Uno scossone, per le democrazie globali.

Dunque, alludendo all’Italia, se non sobrietà, almeno contegno, almeno questo si potrebbe ottenere, considerando il valore delle tornate elettorali. Perché su altro c’è poco o nulla. Sui diritti civili, dopo l’affossamento del ddl Zan e dopo i fondi previsti nella Legge di bilancio su famiglia, disabili e sulla violenza sulle donne, dalle Camere non arrivano segnali, proposte di legge o iniziative parlamentari, che possano far pensare a un passo in avanti. Non è aria, insomma.

Il 2024 è anche l’anno olimpico, l’anno dei fenomeni del nuoto e della scherma che di solito tengono in alto il medagliere dell’Italia. È l’anno degli Europei di calcio, con la nazionale italiana che è campione in carica. È l’anno, ma non è detto che lo sia e in questo caso le pressioni potrebbero essere eccedenti e controproducenti di Jannik Sinner, il nuovo asso dello sport italiano, atteso al varco già tra poco, in Australia. E chissà, l’anno della riscossa in casa Ferrari. Il titolo mondiale manca da 16 anni.

di Nicola Sellitti

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2024, un anno decisivo

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2023-12-31 20:59:47

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