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Una domanda a chi preferisce Putin

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In cosa dovremmo preferire l’influenza diretta di Putin ai valori di democrazia e libertà, ma anche libero mercato richiamati in precedenza?

Una domanda a chi preferisce Putin

In cosa dovremmo preferire l’influenza diretta di Putin ai valori di democrazia e libertà, ma anche libero mercato richiamati in precedenza?

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Una domanda a chi preferisce Putin

In cosa dovremmo preferire l’influenza diretta di Putin ai valori di democrazia e libertà, ma anche libero mercato richiamati in precedenza?

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Vorrei fare una semplice domanda non ideologica ai nostri concittadini che amano mostrare la propria ammirazione per i regimi autocratici o direttamente dittatoriali.

La domanda è la seguente: per i nostri squisiti interessi personali e collettivi, in cosa sarebbe preferibile abbandonare i punti di riferimento in cui la nostra generazione, quella precedente e quella successiva sono nate e si sono sviluppate per abbracciare un sistema di valori e mercato diverso e per tanti aspetti opposto?

Una domanda diretta posta con assoluta serenità anche alle tante persone che (tante, ma pur sempre un’assoluta minoranza rispetto a chi ci fa l’enorme cortesia di leggere, commentare e reagire ai nostri pensieri) non perdono occasione per darmi dei giornalaio o edicolante – chissà perché la cosa dovrebbe poi suonare come un’offesa… – schiavo del sistema, del mitico e sempre utile mainstream, di Soros, dell’Unione Europea, di Von der Leyen, Macron, Merz e di Mario Draghi, del povero venduto o illuso. Quando non si passa direttamente alle offese di carattere personale.

Offeso? Mai, ma torniamo al punto: in cosa dovremmo preferire l’influenza diretta russa ai valori di democrazia e libertà, ma anche libero mercato richiamati in precedenza?
Sono veramente aperto a provare a capire in cosa l’esperienza di vita di ciascuno di noi e dei nostri figli potrebbe migliorare sotto l’ombrello di Putin (o di Xi, chissà perché richiamato con minore passione) o più genericamente di un mondo che dovesse accantonare gli impegni di rispetto delle libertà individuali e della libertà di impresa e di movimento proprie dell’Unione Europea e dei sistemi liberaldemocratici.
Delle ipotesi di sostituzione del libero mercato e della libera impresa che possano risultare convenienti per i nostri interessi.

Come vedete, nessuna morale, nessun richiamo ai più alti principi. Non oggi.

Siamo un Paese, oltre che di incomparabile bellezza, di straordinarie capacità imprenditoriali. Una potenza mondiale nell’export.
Se non ci credete, ricordate che il nostro è il terzo Pil dell’Ue, ammontava nel 2024 a 2,4 trilioni di dollari, subito dietro la Francia a 3,2 e la Germania a 4,7 trilioni. Questi tre Paesi da soli cumulano il 53% del Pil dell’Unione. Che a sua volta- nel suo insieme – è seconda al mondo solo agli Stati Uniti ed è davanti alla Cina. Della Russia di Putin non vi è traccia.

Detto ciò, siamo pronti ad ascoltare e leggere in cosa dovremmo preferire i sistemi chiusi e le economie pianificate. Se anche volessimo esercitare il massimo del cinismo a nostra disposizione, in cosa gioverebbe alle nostre imprese e ai nostri lavoratori rinunciare al libero commercio e alla libera circolazione di persone e cose (ci sarebbero anche le idee, ma oggi abbiamo deciso di scrivere d’altro)? Ai posteri…

di Fulvio Giuliani

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