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title: Putin fa sul serio
description: "Putin non si accontenta di accordi né della diplomazia Ue: la Russia ha minacciato una possibile reazione militare in Venezuela e Cuba."
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date: 2022-01-16
modified: 2022-01-15
author: Ottavio Lavaggi
url: https://laragione.eu/esteri/putin-fa-sul-serio/
categories: [Esteri, Evidenza]
tags: [politica, russia]
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# Putin fa sul serio

![Putin](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/01/Evidenza-sito-70.png)

Putin non si accontenta di accordi taciti né della diplomazia Ue: la Russia ha minacciato una possibile reazione militare in Venezuela e Cuba. E sappiamo tutti che Putin non è un uomo che ama scherzare.

Putin fa sul serio. Il primo *round* di colloqui fra i russi, gli americani e la Nato non ha fatto registrare progressi significativi e **i rappresentanti di Mosca hanno minacciato una possibile reazione militare in Venezuela e a Cuba**.

I russi hanno ritirato gli armamenti installati a Cuba sessant’anni anni fa, in cambio di una tacita rinuncia americana a intervenire nell’isola, evitando il rischio di una guerra nucleare, al tempo reale e imminente. Putin, in sostanza, afferma che gli americani hanno preso un simile impegno di non espandere la Nato nei territori ex-sovietici, dopo il crollo dell’Urss, non rispettato nei Paesi baltici, e che un possibile ingresso dell’Ucraina nella alleanza militare occidentale sarebbe inaccettabile. **La Russia prospetta di reagire aprendo un confronto militare in America Latina**, per far ben comprendere agli americani il vantaggio di concordare ‘sfere di influenza’.

**Nessuno in Occidente pensa di far entrare ora l’Ucraina nella Nato, ma Putin non si accontenta di ciò**: **vuole un trattato**. Questa *escalation*, per il momento diplomatica, impone a mio parere all’amministrazione Biden di prestare maggiore attenzione alla situazione in Venezuela. Trump a suo tempo ha minacciato un intervento nel Paese, ma in sostanza si è limitato a rifiutare di riconoscere la legittimità del regime di Maduro, passando a considerare come rappresentante l’ex presidente dell’ultimo Parlamento liberamente eletto, Guaidó. **Vari tentativi di giungere a un accordo** politico interno per sbloccare l’*impasse* **sono naufragati all’epoca di Trump**, in sostanza su pressione americana, e sono ora nuovamente bloccati, questa volta non per responsabilità americana.

**L’Unione europea** – inizialmente allineata in buona sostanza sulla posizione Usa – **ora ‘pilateggia’ sulla questione**, senza avere peraltro grande influenza. La recente minaccia geopolitica di Putin impone di tornare a considerare la questione: ora è necessario non solo un accordo per re-istituzionalizzare il conflitto politico interno in Venezuela, ma anche un’intesa per tenere i militari russi fuori dall’America Latina.

Domenica scorsa c’è stato un evento significativo: **il partito di Maduro ha perso le elezioni dello Stato di Barinas**, **patria di Hugo Chávez** e feudo di famiglia. Non vi sono stati apparentemente gravi brogli, oltre al tradizionale clientelismo del regime, tanto è vero che il regime chavista ha perso. È un segnale, a mio parere, di disponibilità a una soluzione ‘democratica’ dello scontro politico. C’è la possibilità costituzionale di revocare quest’anno il mandato di Maduro.

**Il segnale va colto ed esteso alla sfera militare**. Se gli americani non vogliono prendere in considerazione la possibilità di un intervento armato preventivo in Venezuela, conviene accordarsi localmente per tenere i russi, e i cubani, fuori da quella ‘zona di influenza’.

 

*Di Ottavio Lavaggi*
