---
title: "Vladimir Putin in un vicolo cieco senza via d&#8217;uscita"
description: "Si inizia a parlare in Russia di referendum a Lugansk e Donetsk: mai riconosciute dalla comunità internazionale. Queste sono le urne russe"
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/Evidenza-sito-2-11.jpg
date: 2022-05-01
modified: 2022-04-30
author: Fulvio Giuliani
url: https://laragione.eu/esteri/putin-in-un-vicolo-cieco/
categories: [Esteri]
tags: [Evidenza, guerra, russia, Ucraina]
---

# Vladimir Putin in un vicolo cieco senza via d&#8217;uscita

![referendum nelle repubbliche di Lugansk e Donetsk](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/04/Evidenza-sito-2-11.jpg)

Si inizia a parlare in Russia di referendum nelle repubbliche di Lugansk e Donetsk: mai riconosciute dalla comunità internazionale. Si stipulano contratti in euro e dollari e si pretendono in rubli. Putin è in un vicolo cieco senza via d'uscita.

**Ribaltamento della realtà e trucchi senza vergogna. È la dottrina russa, applicata al disastro della guerra in Ucraina**. Un vicolo cieco dal quale Vladimir Putin non sa come venir fuori e per il quale ha messo al lavoro i migliori cervelli a disposizione cercando narrative, mistificazioni e veri e propri abracadabra per costruirsi una via d’uscita.

Partiamo dal destino dei** territori attualmente in mano allarmata del Cremlino**, un *patchwork* senza continuità e uniformità, occupato ma non controllato. Terreno di battaglia sino a ieri, campo di guerriglia e resistenza oggi. Centri e città in cui la propaganda putiniana aveva azzardato l’organizzazione di grandi parate per l’autoproclamato **“giorno della vittoria” del 9 maggio, precipitosamente annullate per evitare il concreto rischio dell’imbarazzo di un attacco ucraino**, fra una fanfara e un gagliardetto.

** Il Donbass non è conquistato**, il corridoio con **la Crimea resta un obiettivo dichiarato e non raggiunto**, gli ucraini continuano a combattere e a diversificare la resistenza a seconda del campo di battaglia e delle circostanze. In una situazione del genere, Putin deve gettare fumo negli occhi e portarsi avanti per non ammettere di essersi impantanato, **mentre Kiev viene progressivamente riarmata dall’Occidente e dagli Stati Uniti in particolare**.

Così si comincia a parlare di **referendum nelle autoproclamate repubbliche di Lugansk e Donetsk** e nelle aree che l’armata dovesse riuscire a controllare. Più o meno. Prendiamoci un momento, stiamo parlando di consultazioni elettorali in territori martellati da mesi di bombardamenti e combattimenti casa per casa, dai quali i civili che hanno potuto sono fuggiti verso Ovest (molti di loro sono oggi qui, in Italia), sottoposti a un’occupazione militare di stampo novecentesco.

**Di che razza di referendum staremmo mai parlando?** In realtà, lo sappiamo bene: quello organizzato da Putin in **Crimea nel 2014** per certificare l’annessione del territorio ucraino alla Federazione Russa dopo l’invasione affidata agli “omini verdi”, i mercenari che condussero la facile operazione militare. Quel referendum **non è stato mai riconosciuto a livello internazionale** – come la conseguente annessione della Crimea – ma è esattamente il modello a cui si rifà oggi il Cremlino, anticipando il destino delle aree che i russi hanno deciso di strappare all’Ucraina in spregio a qualsiasi principio di diritto internazionale, civiltà e buon senso. **Queste sono le elezioni secondo Putin, queste sono le urne russe**.

**Anche i contratti alla russa non sono niente male. Stipulati in euro e dollari e oggi pretesi in rubli**, grazie al colpo di teatro che dovrebbe garantire a Putin le essenziali linee di pagamento del suo gas e il finanziamento della guerra. I famosi “doppi conti”, in euro e rubli, che dovrebbero permettere alle società occidentali clienti di **Gazprom** di pagare regolarmente in euro o dollari, poi convertirli in rubli in territorio russo nei conti ‘gemelli’ aperti *ad hoc* nella stessa Gazprom. Trucco contabilmente complesso ma concettualmente semplice, che consentirebbe allo zar di gridare alla vittoria sugli europei, costretti non solo a continuare a sovvenzionarlo ma anche nei modi e nella valuta da lui ordinati.

**Un oggettivo trionfo propagandistico che semplicemente l’Ue non può concedere**. Lo ha ribadito giovedì la Commissione europea che ha bollato come «aggiramento delle sanzioni imposte alla Russia» l’aderire a questo gioco delle tre carte. Bel problema, perché l’Ungheria ha fatto ufficialmente sapere che pagherà il gas come vuole Putin e, secondo il “Financial Times”,** diverse aziende petrolifere (fra cui l’Eni) avrebbero già aperto i cosiddetti “conti K” in Gazprom**, approfittando del fatto che quest’ultima non è stata inserita nell’elenco delle banche sotto embargo, così come lo stesso gas russo è al momento escluso dalle sanzioni.

Solo che non è più tempo di trucchi e magie, di *escamotage* e furbizia. Ci avviciniamo al *redde rationem* anche sul gas e sarebbe bene presentarsi al momento della verità con la schiena dritta.

 

*di Fulvio Giuliani*
