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“Putin, un animale ferito e per questo deve farci paura”

L’opinione di Marco Gombacci, esperto di affari internazionali per il Parlamento europeo e conflitti di guerra: “I negoziati non sono in stallo. Diplomazie parallele sono al lavoro. Le guerre si vincono con la strategia e l’Ucraina, per i russi, non è strategica”.

Negoziati in stallo, l’armata russa che intima agli abitanti di Kiev di abbandonare le case vicine ai ripetitori e un cordone lungo 60 km di carri armati che speravamo tutti avrebbe fatto dietrofront. “Non attaccheremo i civili” aveva detto Putin, ma missili così intelligenti ancora non li hanno inventati. Il bilancio di stamane, da inizio conflitto, parlava di oltre 400 morti solo tra la popolazione; gli sfollati sono milioni.

È incredibile quanto sta accadendo attorno a noi: in Ucraina, come in Russia, dove l’economia collassa alla pari di quegli edifici abbattuti dalle bombe.

Abbiamo intervistato Marco Gombacci, consulente per gli Affari Internazionali del Parlamento Europeo e reporter di guerra in Iraq e poi in Siria, appena rientrato da Washington per un incontro sulla cybersecurity.

In tanti speravano che già da ieri si sarebbero intravisti spiragli di pace. Così non è stato.

Era praticamente impensabile che l’Europa potesse accettare le richieste della Russia ovvero il riconoscimento della Crimea e un’Ucraina neutrale. Sono convinto che, mentre stiamo parlando, al lavoro ci siano delle diplomazie parallele intente a negoziare non solo un riconoscimento politico ma anche territoriale. È pensabile che puntino all’annessione di altri territori, come quei corridoi utili a legare la Crimea al Donbass, come la città di Mariupol. Questo per evitare di dover scollegare due enclave russe come il Donbass e la Crimea.

Gombacci, cosa dobbiamo aspettarci ora?

Dobbiamo sperare che qualche diplomatico russo dell’ala moderata interceda e porti avanti i negoziati. In tal senso gli apparati economici più colpiti dalle sanzioni possono fare la differenza (non è un caso che il magnate Roman Abramovich fosse anche lui seduto al tavolo delle trattative ndr).

Fino ad ora abbiamo assistito a prove di forza senza ragione e strategia. E le guerre si vincono anche con la strategia. L’invasione dell’Ucraina non lo è, poiché rimanere in uno stato dove la popolazione è particolarmente ostile non è mai vantaggioso. Il rischio è che la Russia si ritrovi in un pantano.

Com’è possibile che Putin non avesse previsto tutto questo? Sanzioni così dure, che si sarebbero abbattute come uno tsunami sull’economia russa e il suo popolo?

Possa piacere o meno il Presidente russo è sempre stato un abile giocatore di scacchi fino ad oggi, riuscendo tramite una propaganda, anche molto forte, a vincere sulla narrazione oggettiva dei fatti. Incredibile come abbia mancato di visione in questo caso. Questo problema di comunicazione non ce l’ha solo in Europa ma anche a casa sua. Le nuove generazioni, infatti, stanno condividendo la loro protesta su Facebook, Twitter e Tik Tok. L’esempio più emblematico dell’indebolimento di Putin? Persino la figlia del portavoce del Cremlino nei giorni scorsi ha postato una foto con la scritta “no war”.

Un Putin messo alle strette, senza più vie di uscita?

E questo mi preoccupa ancora di più, perché in un momento di difficoltà non sappiamo come potrà reagire pur di mantenere il potere. È davvero imprevedibile. Quando l’animale è ferito, si agita e compie atti inconsulti e questo, a noi europei, deve preoccupare.

 

di Ilaria Cuzzolin

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