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title: Quel che resta di Boris Johnson
description: Cosa resta di Boris Johnson? Sembra aver perso la guerra, da un anno fuori dalla politica che conta, dopo aver vinto tante battaglie
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date: 2023-07-03
author: Nicola Sellitti
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categories: [Esteri]
tags: [Evidenza, inghilterra, politica]
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# Quel che resta di Boris Johnson

![Quel che resta di Boris Johnson](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2023/07/Evidenza-sito-1-1.jpg)

Cosa resta di Boris Johnson? Sembra aver perso la guerra, da un anno fuori dalla politica che conta, dopo aver vinto tante battaglie

L’ultima accusa che gli è stata rivolta è di aver **provato a ‘infastidire’ il lavoro della Commissione *bipartisan* voluta da Westminster sul Partygate**. Boris Johnson sembra aver perso la guerra, dopo aver vinto tante battaglie. Da un anno è fuori dalla politica inglese che conta, dopo tre controverse stagioni al potere.

**Qualche giorno fa il Parlamento britannico ha approvato una risoluzione contro di lui**. Covid e feste durante i primi *lockdown*: all’ex primo ministro sono interdette alcune aree d’accesso al Parlamento. È stato costretto a dimettersi da parlamentare dopo aver letto in anteprima i contenuti del rapporto sul Partygate, sennò avrebbe incassato una sospensione *record* di 90 giorni. Johnson aveva definito «tribunale dei canguri» la Commissione *bipartisan*, ma una larga fetta dei Tories si è espressa a Westminster contro di lui: «È il peggior primo ministro della storia. Frivolo fino al midollo!» ha scritto Anthony Seldon in un editoriale su “The Independent”, sottolineandone la «flatulenza retorica».

**BoJo si trova all’angolo, la politica e la stampa lo fanno a pezzi**. Chi l’avrebbe mai detto? Ascesa e declino in meno di tre anni. Eppure c’è stato più di un *frame* in cui aveva in mano la politica europea: è stato il primo pezzo grosso a fare da sponda con Zelensky in funzione antirussa, oltre un anno fa, quando gli schieramenti sull’invasione putiniana in Ucraina non erano ancora del tutto definiti. L’ultimo viaggio a Kyiv dello scapigliato Boris c’è stato a gennaio, quando aveva già fatto le valigie da Downing Street. Il suo potere è stato così pervasivo che era bastata la minaccia di ritorsioni ai *club* di Premier League aderenti al progetto carbonaro della Superlega per determinare il loro dietrofront collettivo in meno di 48 ore.

Negli stessi mesi una campagna di vaccinazione a tappeto aveva rilanciato le attività produttive in Gran Bretagna, facendo dimenticare le prime fasi della sua gestione Covid, fra fiumi di morti e la strategia del «contagio graduale» e la ricerca dell’«immunità di gregge». Era la fase in cui era considerato il Donald Trump in salsa europea, il punto forse più alto del sovranismo in Europa.

**La ‘benedizione’, che sa di condanna, era arrivata dallo stesso Trump nel 2019**. Eccentrico, stravagante come l’ex presidente degli Stati Uniti, con la stessa tendenza a produrre *gaffe* in serie e a credere fermamente in quel che dice o quantomeno a farlo credere. Il *tycoon* americano prosegue la sua narrazione da vittima di un martirio mentre Johnson, dopo il voto del Parlamento, se ne sta in disparte. Diversa è anche la percezione dell’elettorato: **Trump conta ancora su circa il 40% del voto repubblicano, Johnson invece incasserebbe l’appoggio di circa il 15% dei Conservatori**.

Eppure era arrivato al vertice del partito e poi del governo con un discreto credito maturato da sindaco di Londra (doppio mandato). La capitale inglese ha saputo ospitare come nessun’altra sede le Olimpiadi estive, nel 2012. La City è stata anche un laboratorio di politica verde. Oltre allo scandalo dei festini durante il *lockdown* (si è dimesso prima dalla guida dei Conservatori, poi del governo), **ha pagato l’*endorsement* incondizionato alla Brexit**, di cui è stato l’architetto e che ora sta costando cara ai britannici. La strategia del Global Britain – fuori dall’Ue, gelo con la Cina, asse con gli Stati Uniti – non è bastata a reggere l’urto.

**Ora BoJo scrive editoriali per il “Daily Mail”: 600mila euro annui per raccontare di formaggi e salame.** Attende il prossimo giro. Lo scandalo dei festini a Downing Street è stato enorme, ma secondo alcuni commentatori britannici è servito almeno a rimetterlo al centro del *ring*, mentre Rishi Sunak è in netto calo di consensi. L’uomo Johnson resta imprevedibile, il politico anche di più. Attendiamo la sua prossima mossa.

*di Nicola Sellitti*

 
