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title: Quello che dell’Ucraina non dicono
description: " Musica elettronica, pub, startup, movimenti femministi e libertà: l’Ucraina era un posto bellissimo prima della guerra. Con Carlo Cozzoli."
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date: 2022-03-11
author: Raffaela Mercurio
url: https://laragione.eu/esteri/quello-che-dellucraina-non-dicono/
categories: [Esteri]
tags: [Ucraina]
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# Quello che dell’Ucraina non dicono

![Quello che dell’Ucraina non dicono](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/03/Evidenza-sito-29.jpg)

Musica elettronica, pub, startup, movimenti femministi e libertà: l’Ucraina era un posto bellissimo prima della guerra. Ce la racconta il giovane fotoreporter italiano Carlo Cozzoli, inviato sul posto.

**C’è una netta differenza tra scattare fotografie ed essere fotografi**. Senza scomodare la ricchissima storia del fotoreportage, è indubbio che la tecnologia ci ha resi tutti potenziali padroni del mezzo ma è in queste tristi occasioni, come il conflitto russo-ucraino, che la differenza sostanziale tra spettatori ignari e protagonisti attivi si mostra in tutta la sua evidenza. 

**Carlo Cozzoli, fotogiornalista di 28 anni, si trova in Ucraina già da due settimane** con il preciso intento di raccontare le verità più nascoste di questo conflitto insensato ma non inatteso. Inizia la sua carriera con *LaPresse* per poi passare all’agenzia Fotogramma di Milano, raccogliendo preziose collaborazioni con il ‘Corriere della Sera’, ‘La Repubblica’ e ‘L’Espresso’.

Nel suo zaino poche cose essenziali, destinazione: un inferno chiamato Ucraina. Biglietto sola andata. Lo sguardo concentrato sull'epicentro della resistenza come Kyiv ma anche e soprattutto **sulle campagne, le periferie**, sull’Ucraina tutta che da ben 10 anni si preparava a combattere per difendere la propria cultura e la propria libertà.

Carlo è naturalmente attratto, data la sua giovane età, nell’indagare soprattutto **le nuove generazioni ucraine** che, a dispetto di ciò che si pensa, **rappresentano il cuore di questa resistenza patriottica che nemmeno Putin pensava tanto pulsante**. Un esempio? Poco prima dell’inizio dei bombardamenti, le scuole erano state già chiuse per permettere ai giovani di prepararsi al conflitto, sostenendo la famiglia con il lavoro o l’approvigionamento delle materie prime. 

Gli stessi ragazzi che, oggi, imbracciano fucili e preparano molotov; che comunicano su Telegram per seguire gli arrivi (segretissimi) degli aiuti su camion dall’Europa e no, organizzando i materiali e il loro spostamento.

In sintesi, **aiutando attivamente a portare avanti la macchina della vita quotidiana**.

Ma le giornate dei giovani in Ucraina, senza la guerra, non sono poi così diverse dalle nostre. Nelle conversazioni di Carlo (rigorosamente con traduttrice non essendo molto diffuso l’inglese) salta fuori l’inaspettato: **tutte le città in Ucraina, anche le più piccole, sono ricche di pub e discoteche. Di un generale fermento culturale.**

I giovani amano bere la birra, fondare associazioni di lotta e protesta, lo street-art e il cinema. Il movimento femminista dilaga in tutto il Paese da anni. *“È come la Germania, Berlino in particolare, con un animo underground molto forte e un’organizzazione impeccabile. Solo più povera*”. 

**La musica elettronica è diffusissima e idolatrata a fenomeno rivoluzionario e di riscatto**. Già nel 2016 il parlamentare Serhiy Leshchenko parlò del fenomeno in questi termini: *“Qui sta accadendo la stessa cosa successa a Berlino dopo la caduta del muro, quando è scoppiato il boom della musica elettronica. Sono tempi vibranti. E i club, come le startup o la street art, sono parte della rivoluzione”*.

**Ma oggi tutto questo non conta, oggi si lotta**.

*“I ragazzi qui non bevono neanche la birra in questi giorni. È una forma di rispetto: si combatte per difendere la propria patria”*. Già, il **patriottismo**. Un valore messo in disparte dalle nuove generazioni italiane, che davanti hanno trovato la strada costellata di diritti acquisiti grazie al sacrificio di altri giovani come loro. 

Di certo **la storia dell’Ucraina è una storia travagliata di lotta per l’indipendenza**. Quasi come se fosse un marchio nel Dna, questi giovani vivono da sempre nell’idea che bisogna difendere ciò che per noi è assolutamente scontato e banale come la licenza di fare un po’ quel che ci pare. Uomini, donne e bambini conoscono l’abnegazione per la propria terra sin dai primi passi. È per questo che bisogna aiutarli. Perché **la storia dell’Ucraina è la storia, potenziale, dell’intera umanità** in lotta per la libertà che mai e poi mai, può essere negoziata.

Conclude Carlo: *“molti pensano che si sia risvegliato adesso un orgoglio ucraino, ma non è così. C’è sempre stato, solo che adesso noi ce ne accorgiamo perché sta accadendo vicino a noi e abbiamo paura delle conseguenze sulla nostra vita. In Ucraina si lotta da 10 anni ed **è un posto davvero bellissimo. Senza la guerra***”.

 

*di Raffaela Mercurio*

 

 

 
