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title: Raid israeliani a Beirut, “l’obiettivo è Hashim Safi al Din, probabile successore di Nasrallah”
description: L’obiettivo degli ultimi attacchi israeliani a Beirut è il leader di Hezbollah Hashim Safi al Din, probabile successore di Hassan Nasrallah
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date: 2024-10-04
author: Mario Catania
url: https://laragione.eu/esteri/raid-israeliani-a-beirut-lobiettivo-e-hashim-safi-al-din-probabile-successore-di-nasrallah/
categories: [Esteri]
tags: [guerra, hamas, israele, libano]
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# Raid israeliani a Beirut, “l’obiettivo è Hashim Safi al Din, probabile successore di Nasrallah”

![Hashim Safi al Din](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/10/Hashim-Safi-al-Din.jpg)

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2024-10-02 20:31:01

2024-10-02 18:31:01

"Siamo nel mezzo di una dura guerra contro l'asse del male dell'Iran che cerca di distruggerci", le parole del premier israeliano Netanyahu

Israele risponderà all’attacco missilistico dell’Iran. Lo afferma il capo di stato maggiore dell'Idf Herzi Halevi spiegando che Israele risponderà all'attacco missilistico iraniano “con precisione e potenza” e che l'esercito ha la capacità di “raggiungere e colpire qualsiasi punto del Medio Oriente”. Halevi aggiunge: “E quei nostri nemici che non lo hanno capito fino ad ora, lo capiranno presto”.

“Siamo nel mezzo di una dura guerra contro l'asse del male dell'Iran che cerca di distruggerci. Questo non accadrà perché saremo uniti e, con l'aiuto di Dio, vinceremo insieme”, le parole del premier israeliano Benjamin Netanyahu in un messaggio di condoglianze alle famiglie dei soldati israeliani uccisi. Netanyahu aggiunge: “Vorrei inviare le mie più sentite condoglianze alle famiglie dei nostri eroi caduti oggi in Libano; che Dio li vendichi e che il loro ricordo sia una benedizione”.

Inoltre, secondo quanto riportato dai media israeliani, Hamas ha rivendicato la responsabilità dell'attentato di ieri sera a Jaffa - quartiere a sud di Tel Aviv - che ha provocato 7 morti e 16 feriti.

di Mario Catania

Netanyahu: "Noi in guerra contro l'asse del male", Idf: "Risponderemo all’attacco missilistico dell'Iran". Hamas rivendica l'attentato a Jaffa

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2024-10-02 20:49:53

2024-10-02 18:49:53

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2024-10-02 07:11:05

2024-10-02 05:11:05

Solo la disperazione, l’impotenza, la necessità di dare un messaggio può aver spinto l’Iran a una mossa come quella di ieri

La cifra è la disperazione. Solo la disperazione, l’impotenza, la necessità di dare un messaggio - soprattutto agli oppositori interni e alle organizzazioni terroristiche prezzolate di Hamas e di Hezbollah - può aver spinto l’Iran a una mossa come quella di ieri.Lanciare circa 180 missili verso Israele, formalmente per vendicare l’eliminazione (oltretutto in casa propria!) del numero due di Hamas Hanyeh e del leader di Hezbollah Nasrallah, in realtà è servito a non perdere definitivamente quel po’ di faccia rimasta. L’Iran fa i conti con il disastro dei due colpi inferti dall’intelligence e dall’esercito israeliani con le due eliminazioni eccellenti, la decapitazione di fatto dei vertici di Hamas e Hezbollah e l’operazione dei cercapersone.Teheran sentiva di dover fare qualcosa e ha tentato un colpo che si è infranto nella quasi totalità sulla difesa antimissile israeliana - incentrata sul celeberrimo Iron Dome - ma anche sulla contraerea statunitense pronta da tempo a sostenere l’alleato. Attenzione: ancora una volta, missili iraniani sono stati intercettati e abbattuti nello stesso cielo della Giordania.Il che conferma che quando c’è di mezzo l’Iran gli altri Paesi della regione sono tutt’altro che dispiaciuti all’idea che Israele faccia il lavoro sporco anche per conto loro, contro quello che di fatto è un nemico comune.La mossa disperata iraniana, dunque, ha spinto quasi tutta Israele nei rifugi, ha tenuto per circa 90 minuti con il fiato sospeso il globo, ma si è risolta in una clamorosa disfatta di carattere militare e tecnico. Il fallimento è evidente, totale e lascia esposto il regime alla prevedibilissima reazione israeliana.Non sarà sfuggito a nessuno il particolare del trasferimento in tutta fretta e in una località sicura della guida suprema iraniana Khamenei, quando si è capito che il colpo era andato a vuoto.Il regime sciita è nudo, non da ieri, ma da ieri ancor più. Il che presumibilmente lo porterà a essere ancora più spietato e fermo nei confronti degli oppositori interni, direttamente chiamati in causa dal leader israeliano Netanyahu nel suo discorso dell’altro ieri con quel: “Iraniani presto sarete liberi“.La regione è in fiamme, corriamo tutti sul filo, ma l’estrema debolezza iraniana potrebbe anche rivelarsi la chiave per ritrovare una strada che porti a un primo cessate il fuoco, una volta che Israele avrà completato la sua missione di terra nel sud del Libano. La speranza è che a Teheran, dopo la disperazione di ieri, sopraggiunga un briciolo di razionalità e pragmatismo, comprendendo che la via del confronto aperto militare porterebbe al disastro e che nell’intera area non c’è un Paese disposto a muovere un dito per il regime sciita iraniano. Come la misura della reazione israeliana, su cui la Casa Bianca sta lavorando in queste ore, sarà un altro degli elementi chiave per gestire il grande sospiro di sollievo di Israele seguito al fallimento del bombardamento di ieri.

di Fulvio Giuliani

La disperazione dell’Iran nascosta dietro 180 missili

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2024-10-02 16:02:53

2024-10-02 14:02:53

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9926

2024-10-03 07:26:37

2024-10-03 05:26:37

A quattro giorni dall'anniversario dell'eccidio del 7 ottobre, molto c'è ancora da fare e lavorare contro i diffusi sentimenti antisemiti, anche in Italia

L’Iran ha sparato ma non ha colpito. La teocrazia di Teheran ha ascoltato ancora una volta la sua ala più estremista raccogliendo, dal punto di vista militare e strategico, l’ennesimo fallimento e provocando la probabile reazione israeliana.

Le ultime tre settimane in Libano e paradossalmente lo stesso lancio dei 180 missili di martedì hanno segnato la prima, grande vittoria del governo di Benjamin Netanyahu dal 7 ottobre. Il silenzio-assenso di tutti i Paesi arabi della regione ai colpi inferti all’Iran ricorda quanto regimi incendiari - a parole - con Tel Aviv, in realtà non vedano l’ora di normalizzare i rapporti e di far fare il lavoro sporco a Israele.

Proprio alla luce di tutto questo, è più grande lo sconcerto davanti alla “sconfitta” israeliana nelle teste e nei cuori di ampie porzioni della pubblica opinione occidentale e italiana in modo specifico. Mancano quattro giorni all’anniversario dell’eccidio del 7 ottobre voluto da Hamas. Dal giorno che lasciò in stato di shock un intero Paese. Furono ore di dolore immane, di dubbi atroci e paure sconosciute. Un giorno che proprio per quanto sofferto avrebbe dovuto garantire a Israele e agli ebrei solidarietà e comprensione anche fra chi storicamente li guarda con sospetto.

Un anno dopo ci ritroviamo invece con diffusi sentimenti antisemiti, un incubo che sembra tornare dagli angoli più vergognosi e spaventosi della storia. Israele è forse al punto più basso di popolarità fra i giovani e non solo in Italia.

In vista del 7 ottobre, ci siamo ridotti a dover vietare manifestazioni per non assistere allo scempio dei cartelli vomitevoli apparsi la scorsa settimana a Milano. Si rispolverano parole d’ordine e immagini del più puro odio antisemita. Persone che, appena dietro un velo di ipocrisia, sostengono l’idea della Palestina “dalla Giordania al mare”, cioè la cancellazione dello Stato di Israele.

Come è stato possibile, un anno dopo? La risposta è: “Gaza” e Gaza richiama l’assenza di politica che ha accompagnato la mattanza della Striscia e un’operazione militarmente insensata. Gaza significa palestinesi e palestinesi significa affrontare, non negare, il problema dei problemi. Gaza e i palestinesi sono faccenda tremendamente più complessa dello stesso Iran. In Libano e nella risposta al lancio di missili di martedi Israele ha applicato una strategia. Con i palestinesi non si vedono strategie.

A Gaza, però, Israele deve saper far politica. Altrimenti continueremo a coltivare l’orrore antisemita nelle nostre strade e università e fra i nostri conoscenti. Il rifiuto di ascoltare, capire, provare almeno a studiare come si sia arrivati a questo. È inaccettabile. Non possiamo lasciare i ragazzi in balia dei cultori dell’odio: dobbiamo spiegare, accettare anche le contestazioni più difficili ma per far questo - con una minima probabilità di successo - abbiamo bisogno di una politica e di un’idea di futuro.

di Fulvio Giuliani

Odio contro Israele, come è stato possibile

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odio-contro-israele-come-e-stato-possibile

2024-10-04 10:02:41

2024-10-04 08:02:41

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