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title: Ripartire dalla cultura per riportare la Crimea in Ucraina
description: "La Crimea Platform, il governo in esilio della penisola: «Un conto sono gli \"studi russi\", un altro quelli ucraini»"
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date: 2025-05-12
author: Umberto Cascone
url: https://laragione.eu/esteri/ripartire-dalla-cultura-per-riportare-la-crimea-in-ucraina/
categories: [Esteri]
tags: [crimea, esteri, guerra, politica, russia, Ucraina]
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# Ripartire dalla cultura per riportare la Crimea in Ucraina

![crimea-platform](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2025/05/crimea-platform-1024x639.jpg)

La Crimea Platform, il governo in esilio della penisola: «Un conto sono gli "studi russi", un altro quelli ucraini. Capirlo, e farlo capire, è il primo fondamentale passo per smontare la propaganda di Putin»

Kyiv - A chi dice che la Crimea non è più ucraina dal 2014 andrebbe consigliata una visita a un basso edificio dal sapore monastico nel centro di Kyiv. Qui, passato il rigido controllo passaporti da parte dell'esercito, ci accoglie un ordinato giardino piantumato a meli. **Una targa, accanto al portone, recita: "Rappresentanza permanente del presidente dell'Ucraina nella Repubblica autonoma di Crimea". Qui, fino all'annessione forzata della penisola da parte di Putin, venivano amministrati i rapporti tra questa** (entità autonoma all'interno dello stato ucraino) **e il potere centrale.**

Oggi l'edificio non ha cambiato troppo la sua funzione. **All'interno opera la Crimea Platform, la nuova veste della rappresentanza governativa. Suo compito è operare nel mondo per smontare la propaganda russa e creare così le condizioni per la giusta restituzione della penisola all'Ucraina. **Ma la strada non è semplice. Il territorio è sì saldamente [occupato](https://laragione.eu/esteri/irpin-e-kyiv-memoria-e-ricostruzione/)dalle truppe e dai funzionari del Cremlino, ma il maggiore ostacolo sembra essere un altro: **il riconoscimento culturale**.

La Russia sostiene da anni che la Crimea sarebbe intimamente russa, indebitamente trasferita sotto il controllo di Kyiv ai tempi dell'Urss. **Come del resto l'intero territorio ucraino, la cui cultura sarebbe russa in quanto base di quella moscovita. Alla Crimea Platform la visione è diversa: «Un conto sono gli "studi russi", un altro quelli ucraini. Capirlo, e farlo capire al mondo, è il primo fondamentale passo per smontare la propaganda di Putin». **E dunque viene tirata in ballo la popolazione autoctona: i tartari. Soggetti a infinte influenze nel corso dei secoli (dai greci ai romani, passando poi per veneziani, genovesi e ottomani), i locali hanno sviluppato tradizioni, lingue e sentimenti del tutto affini a quelli dell'Ucraina continentale. «In fondo, **a confermare che la Crimea non è russa, ci pensa la geografia: con noi è connessa naturalmente, con Mosca no.** Anche per questo Krushev la trasferì amministrativamente a noi».

Altra conferma è la presenza costante dell'opposizione agli occupanti. **I rappresentanti governativi ci parlano di 223 persone arrestate dal Cremlino per reati politici in Crimea, con età comprese tra i 70 e i 18 anni. **Per la maggioranza sono proprio tartari, cui basta essere ascoltati durante conversazioni private e anche solo parzialmente critiche nei confronti di Putin per essere fermati. Con loro i contatti sono assai sporadici (a volte tra una chiamata o una lettera e l'altra passano anni), come lo sono con i nuclei armati partigiani che continuano a flagellare le attività dell'occupante. **«Se si sentissero russi perché mai dovrebbero ancora combattere, dopo 11 anni?»**

L'impegno della Crimea Platform è chiaro: portare anche il tema culturale sui tavoli internazionali. **Il prossimo luglio Roma ospiterà l'annuale incontro della Ukraine Recovery Conference. Durante l'evento tende a prevalere (come è logico che sia) il tema della ricostruzione economica. Ma quest'anno i rappresentanti della Crimea hanno posto all'ordine del giorno anche la questione culturale. **Perché anche la tradizione, quella vera, deve essere ricostruita con la stessa forza di edifici e strade. A partire dalla Crimea. Perché, come dicono con grande sicurezza i rappresentanti del governo della penisola, «tutto è iniziato qui, e tutto finirà qui».

Di *Umberto Cascone*
