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title: Ritiro da Gaza pensando all’Iran
description: Il ritiro dell’esercito israeliano dall’intera area di Gaza Sud è stato commentato molto negli ultimi due giorni, ma resta controverso
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date: 2024-04-10
author: Fulvio Giuliani
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categories: [Esteri]
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# Ritiro da Gaza pensando all’Iran

![Israele ritiro Gaza](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Evidenza-sito-1049-1024x639.jpg)

La decisione dei vertici Tel Aviv per il ritiro da Gaza Sud resta quantomeno controversa

Il ritiro dell’esercito israeliano dall’intera area di Gaza Sud è stato commentato negli ultimi due giorni concordando grosso modo su un aspetto: **la necessità da parte del *leader* Benjamin Netanyahu di fare un passo verso gli Stati Uniti e cedere almeno qualcosa rispetto alle pressioni crescenti arrivate dalla Casa Bianca**. In particolare dopo le ultime, insopportabili settimane dal punto di vista umanitario. **Perché possiamo accusarci di ipocrisia ma è un fatto che la morte dei sette cooperanti abbia ulteriormente smosso coscienze e diplomazia**. Il ritiro, inoltre, mette i mediatori Stati Uniti e Qatar nelle migliori condizioni possibili per riprendere a lavorare in vista di una tregua, idealmente entro la fine del Ramadan.

**Detto ciò e oltre le dichiarazioni di facciata, la decisione dei vertici Tel Aviv resta quantomeno controversa.** Da un lato dimostra che nessuno, persino un primo ministro ossessionato dalla propria sopravvivenza politica come “Bibi”, **può sopportare oltre un determinato limite l’accerchiamento diplomatico degli amici e che, di conseguenza, non rispondeva al vero l’incapacità dell’Occidente (Stati Uniti e Unione europea) di farsi ascoltare** dal suo fondamentale alleato storico nella regione. D’altro canto, **il ritiro non sembra rispondere a un disegno strategico di ampio respiro** – definito da mesi nei dettagli –** ma a un’esigenza tattica sul terreno: la necessità di dare respiro ai riservisti, mentre Israele rischia concretamente di finire impegnato su più fronti e le riserve di uomini e materiali non sono infinite.** Al contempo, il preteso e strombazzato obiettivo di eliminare Hamas e cancellare dalla faccia della Terra l’organizzazione terroristica responsabile dell’infamia del 7 ottobre **appare irraggiungibile nel breve tempo e forse anche nel medio e lungo periodo**. Nel senso che una simile carica d’odio, moltiplicata da mesi di guerra nella Striscia e pagata in buona misura dalla popolazione civile, **potrebbe non essere raccolta dagli attuali vertici dell’organizzazione terroristica** – ove mai fossero realmente messi in condizione di non nuocere – **ma troverebbe con ogni probabilità altri interpreti mossi dal desiderio di vendetta.**

**La stessa ammissione che per le settimane a venire, pur riservandosi ‘mano libera’ su Rafah, Israele passerà alle operazioni mirate e chirurgiche **può essere letta come una sconfessione almeno parziale della strategia nella Striscia. **Individuare, stanare, catturare o eliminare i capi,** le teste pensanti e i collegamenti con i grandi *sponsor* internazionali – a cominciare dall’Iran – ci era sempre apparsa l’unica procedura sensata, per non gettare Israele nell’attuale incubo. Non perché azioni di questo tipo non comportino danni collaterali o non inneschino conseguenze ma perché restano gestibili in una scala diversa dall’inferno in cui è stata tramutata Gaza e che ora rischia di inghiottire un bel tratto di futuro del Paese e dell’intero Medio Oriente.

A proposito delle conseguenze di azioni mirate, **il *blitz* di Damasco in cui è stato ucciso uno dei più alti ufficiali dei *pasdaran* ha portato l’Iran vicino al punto di rottura. Bisognerà capire quanto il regime degli *ayatollah* potrà limitarsi a parole di fuoco e azioni più o meno dimostrative o se rischierà una reazione più ampia.** Questo è un ulteriore elemento che aiuta a spiegare il ritiro delle truppe dalla Striscia ma permette anche di sottolineare le differenze fra le offensive mirate – delle quali Israele ha una storica capacità di gestire le conseguenze (anche le più drammatiche) senza perdere calma e lucidità  – e quello a cui stiamo assistendo a Gaza. **Lì per ogni tunnel distrutto ce ne sono altri cinque o dieci da individuare e per ogni terrorista vero o presunto eliminato ne sbucano dalle macerie o dal sottosuolo il triplo**, per tacere di chi sarà spinto al terrorismo proprio da ciò che ha visto scatenarsi intorno a sé.

di *Fulvio Giuliani *
