---
title: Se Medvedev ci vuole morti noi vogliamo la vodka
description: "Dimitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, pensa che \"siamo dei bastardi\" e che farà di tutto \"per farci sparire\"."
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/06/Evidenza-sito-2-5.jpg
date: 2022-06-13
author: Andrea Pamparana
url: https://laragione.eu/esteri/se-medved-ci-vuole-morti/
categories: [Esteri]
tags: [Evidenza, guerra, russia]
---

# Se Medvedev ci vuole morti noi vogliamo la vodka

![Se Medvedev ci vuole morti noi vogliamo la vodka](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2022/06/Evidenza-sito-2-5.jpg)

Dimitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, pensa che "siamo dei bastardi" e che farà di tutto "per farci sparire". Ecco perché noi, proprio no.

***Zindan***. Roba davvero brutta. **In ceceno significa “sacco di pietra”**, un pozzo di tortura utilizzato dai ribelli ceceni **e mutuato poi**, con scarsa originalità, **dalle truppe della Federazione Russa**. Sarebbe in quel pozzo che ci vedrebbe volentieri rinchiusi – almeno noi occidentali amanti delle pur imperfette nostre democrazie – il signor **Dimitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo ed ex presidente della Federazione russa**.

Per questo importante dirigente del Cremlino siamo dei «bastardi degenerati e finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire». Il signor Dimitry si tranquillizzi: d’istinto (di sopravvivenza, la mia) gli augurerei una fine tra atroci sofferenze, ma siccome non nutro sentimenti di odio **auspico per lui solo una dignitosa fine politica**.

E pensare che gli archivi dei telegiornali conservano significative immagini di quando, **dal 2008 al 2012, Dimitry sedeva sulla poltrona che ora è occupata dal suo vate Vladimir Putin** e stringeva con calore la mano del presidente degli Stati Uniti Barak Obama, per dare vita a una nuova relazione bilaterale che consentisse una definitiva cesura con la mentalità da Guerra fredda e instaurasse una nuova cooperazione tra Washington e Mosca.

In politica, si sa, lo vediamo tutti i giorni, capita di cambiare idea. Ma **passare dalla cooperazione all’odio conclamato è davvero un po’ forte**. Ad esempio, io non riesco proprio a odiare i russi. Nel 1990, a Budapest, assistetti in un locale *off* a una rappresentazione teatrale in lingua russa di “Anna Karenina”. L’attrice, russa, era bravissima e pur non capendo una parola, ma conoscendo bene il testo del capolavoro di Tolstoj, ne rimasi affascinato. **Come potrei odiare donne e uomini che nelle arti e non solo hanno fatto la storia** e segnato la strada di una cultura che ci appartiene?

**Il signor Dimitry è nato a San Pietroburgo**, una delle più belle città del mondo, **laddove vengono descritte le famose “notti bianche”**. È stato primo ministro della Russia per otto anni, prima ancora presidente della Russia (il suo vate e protettore Putin gli è subentrato nella carica ottenendo così il suo terzo mandato). **È un uomo di un’altra generazione**, nato sovietico, ma ha costruito la sua carriera politica nella nuova Russia. Perfino la fisiognomica è diversa da un imbalsamato Breznev, da un glaciale Andropov, da un pacioso Gorbaciov.

Nella suddivisione del potere nella Grande Madre Russia lui **ha un gruppo che si chiama “Famiglia” e controlla molteplici affari**, alcuni non proprio trasparenti. Saremmo «bastardi e imbranati» e lui ci vuol «far sparire». La vedo dura, ma speriamo che siano i cittadini russi a farlo sparire. Politicamente s’intende.

Il tempo in cui Dimitry voleva consentire l’uso dello spazio aereo russo all’esercito americano per trasportare truppe in Afghanistan è davvero finito. **Non vorrei, però, che fosse finita anche la vodka**.

 

*di Andrea Pamparana*
