---
title: Seul protesta a suon di K-pop
description: Decine di migliaia di giovani stanno scendendo in piazza a Seul contro il presidente Yoon Suk-yeol, facendo proprio il linguaggio e i simboli del K-pop
featured_image: https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/k-pop-proteste-1024x639.jpg
date: 2024-12-12
author: Alessandro Salgarelli
url: https://laragione.eu/esteri/seul-protesta-a-suon-di-k-pop/
categories: [Esteri]
tags: [corea, k-pop, musica, proteste]
---

# Seul protesta a suon di K-pop

![k-pop-proteste](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/12/k-pop-proteste-1024x639.jpg)

Decine di migliaia di giovani stanno scendendo in piazza a Seul contro il presidente Yoon Suk-yeol, facendo proprio il linguaggio e i simboli del *K-pop*

**Manifestare dissenso politico al ritmo degli ultimi successi delle proprie *boy* (e *girl*) *band* preferite.** Quello che in Occidente poteva apparire un paradosso ai tempi di Backstreet Boys, Spice Girls e Take That, **oggi è diventato realtà in Corea del Sud. In occasione delle proteste contro il governo del presidente Yoon Suk-yeol, decine di migliaia di giovani stanno scendendo in piazza a Seul. Facendo proprio il linguaggio e i simboli del *K-pop***, il genere musicale che negli ultimi anni il Paese [sta esportando](https://laragione.eu/life/spettacoli/ripartenza-alla-coreana/) in tutto il mondo. Un *mix* di sonorità ritmate, incalzanti e di testi leggeri che nulla hanno a che fare con la politica.

Tanto più che** in Corea del Sud, spiegano gli esperti, gli artisti che si schierano politicamente finiscono per essere disapprovati dall’opinione pubblica.** Eppure fuori dall’Assemblea Nazionale si protesta cantando «*Impeach, impeach, impeach Yoon Suk-yeol*» al ritmo dell’ultimo brano *techno* della *girl band* Aespa, “Whiplash”. Con tanto di bastoncini luminosi e piccole coreografie che hanno fatto il giro del mondo tramite i *social network*. Un linguaggio semplice e scanzonato, che in prima battuta farà sorridere coloro che associano musica e impegno sociale ad artisti come Bob Dylan, Joan Baez e a tutto mondo del Greenwich Village newyorkese degli anni Sessanta.

Il tedesco Émile Durkheim, uno dei padri della sociologia, definiva «effervescenza collettiva» il senso di euforia e di energia che si manifesta durante i riti e che porta una società a rinsaldare i propri valori identitari attraverso pratiche e simboli ben codificati. Per i manifestanti coreani il *K-pop* sembra essere proprio questo. **Un simbolo condiviso dalle persone comuni in contrapposizione alla classe politica del presidente Yoon Suk-yeol, emblema al contrario di corruzione e autoritarismo. Il paragone con il Sessantotto occidentale, inoltre, non appare così azzardato** se si considera che la Corea del Sud ha un passato democratico piuttosto recente e travagliato, che negli anni Ottanta ha visto affermarsi la dittatura di Chun Doo-hwan.

Molti esperti sottolineano poi la componente emancipatrice di questa protesta. Stephanie Choi, ricercatrice presso l’Università statale di New York a Buffalo, ricorda che **«il *K-pop* è uno spazio a predominanza femminile. Le richieste femministe hanno plasmato l’estetica e le *performance* del *K-pop*». Un fattore da non sottovalutare, considerando che il tanto criticato presidente Yoon aveva promesso di abolire il Ministero dell’Uguaglianza di genere. **Non per ultimo, una protesta in salsa *pop* come questa ha il merito di apparire più accessibile rispetto ai tradizionali cortei infarciti di violenza e disordini. Sfortunatamente, non tutti i giovani in piazza a Seul sembrano condividere un risveglio della coscienza politica. «Date a noi *nerd* la libertà di preoccuparci solo di cose *nerd*» recitava uno striscione-*meme* fra i più vistosi. Non certo un inno all’impegno sociale...

*Di Alessandro Salgarelli*
