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Shiroposuto, i contenitori in Giappone per smaltire riviste e dvd porno

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In Giappone esistono gli shiroposuto, contentiori per smaltire discretamente riviste, libri e dvd porno

shiroposuto

Shiroposuto, i contenitori in Giappone per smaltire riviste e dvd porno

In Giappone esistono gli shiroposuto, contentiori per smaltire discretamente riviste, libri e dvd porno

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Shiroposuto, i contenitori in Giappone per smaltire riviste e dvd porno

In Giappone esistono gli shiroposuto, contentiori per smaltire discretamente riviste, libri e dvd porno

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In Giappone la gestione della spazzatura segue regole precise e abitudini consolidate. I cestini pubblici sono rari, i cittadini sono soliti portarsi a casa i rifiuti per poi smaltirli correttamente. Una pratica che si è progressivamente diffusa dopo una serie di attentati nel marzo 1995 per evitare che, all’interno dei contenitori per l’immondizia, si possano nascondere ordigni esplosivi. Esistono tuttavia eccezioni come gli shiroposuto, nati per uno scopo ben preciso: consentire lo smaltimento discreto di riviste, libri e dvd pornografici.

Introdotti negli anni Sessanta, questi grandi raccoglitori bianchi simili a cassette della posta rappresentano un curioso esempio di gestione sociale della pornografia e della sua fruizione. I primi esemplari di shiroposutofurono installati nel 1963 ad Amagasaki, nei pressi di Osaka. In un periodo di grande sviluppo economico e tecnologico, la preoccupazione di proteggere i giovani dall’esposizione a contenuti osceni spinse le autorità a introdurre questi contenitori. L’idea si diffuse rapidamente in tutto il Paese: a Tokyo i primi shiroposutoapparvero nel 1966 e nel giro di tre anni divennero circa 500. Collocati strategicamente nei pressi delle stazioni ferroviarie, permettevano uno smaltimento rapido e discreto.

Fra gli anni Ottanta e i Duemila, grazie alla crescente diffusione di videocassette e dvd porno, gli shiroposuto conobbero il loro periodo d’oro, divenendo un punto di riferimento per chi voleva disfarsi di materiale ‘compromettente’ senza essere visto. Negli ultimi anni l’avvento della pornografia digitale ha però ridotto drasticamente la necessità di questi ‘cassonetti speciali’. Con la facilità di accesso online a contenuti a luci rosse, le vendite di riviste e dvd sono crollate e di conseguenza anche il numero di oggetti depositati negli shiroposuto è diminuito. Nelle grandi città la raccolta di articoli del genere porno è calata in media di oltre il 60% rispetto a dieci anni fa. Un fenomeno che ha spinto diverse amministrazioni in tutto il Giappone a smantellare i ‘cestini anti porno’ per ridurre i costi di gestione e manutenzione.

Nonostante la loro progressiva dismissione, gli shiroposuto non sono tuttavia scomparsi ovunque. Alcune località continuano a mantenerli attivi, ritenendoli ancora socialmente utili. Così non è raro imbattersi in uomini che si recano – principalmente nottetempo – allo shiroposuto più vicino per liberarsi di qualche vhs o dvd malandrino. In alcuni centri è stato addirittura necessario installarne di nuovi anche in tempi recenti, segno che la necessità di questi contenitori non è del tutto svanita. Un fenomeno quest’ultimo che, secondo alcuni sociologi, è riconducibile alla mentalità più conservatrice di alcune comunità, soprattutto quelle rurali, in cui gli uomini più anziani sono ancora legati ai tradizionali supporti per usufruire della pornografia. Un interessante esempio di come la cultura e le abitudini sociali possano influenzare la gestione dei rifiuti e le politiche urbane.

Seppur ormai ridotti a simbolo di un’epoca in cui la pornografia era un prodotto ‘fisico’ e dalla gestione più complessa rispetto all’era digitale, gli shiroposuto rappresentano comunque una sorta di monumento al pudore. Quello stesso che, anni fa, spingeva il cliente all’edicola a comprare una rivista hot rigorosamente insieme a un quotidiano. Che fungeva da ‘coperta’ per nascondere le proprie prurigini.

di Stefano Faina e Silvio Napolitano

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