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title: Soltanto Hamas beneficia da questo attacco
description: Soltanto Hamas beneficia di questo attacco. Teheran vorrebbe chiuderla qui ma difficile Gerusalemme non risponda a tono.
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date: 2024-04-15
author: Camillo Bosco
url: https://laragione.eu/esteri/soltanto-hamas-beneficia-da-questo-attacco/
categories: [Esteri]
tags: [esteri, guerra, Iran, israele]
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# Soltanto Hamas beneficia da questo attacco

![Hamas](https://laragione.eu/wp-content/uploads/2024/04/Hamas.jpg)

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2024-04-10 16:48:52

2024-04-10 14:48:52

La decisione dei vertici Tel Aviv per il ritiro da Gaza Sud resta quantomeno controversa

Il ritiro dell’esercito israeliano dall’intera area di Gaza Sud è stato commentato negli ultimi due giorni concordando grosso modo su un aspetto: la necessità da parte del leader Benjamin Netanyahu di fare un passo verso gli Stati Uniti e cedere almeno qualcosa rispetto alle pressioni crescenti arrivate dalla Casa Bianca. In particolare dopo le ultime, insopportabili settimane dal punto di vista umanitario. Perché possiamo accusarci di ipocrisia ma è un fatto che la morte dei sette cooperanti abbia ulteriormente smosso coscienze e diplomazia. Il ritiro, inoltre, mette i mediatori Stati Uniti e Qatar nelle migliori condizioni possibili per riprendere a lavorare in vista di una tregua, idealmente entro la fine del Ramadan.

Detto ciò e oltre le dichiarazioni di facciata, la decisione dei vertici Tel Aviv resta quantomeno controversa. Da un lato dimostra che nessuno, persino un primo ministro ossessionato dalla propria sopravvivenza politica come “Bibi”, può sopportare oltre un determinato limite l’accerchiamento diplomatico degli amici e che, di conseguenza, non rispondeva al vero l’incapacità dell’Occidente (Stati Uniti e Unione europea) di farsi ascoltare dal suo fondamentale alleato storico nella regione. D’altro canto, il ritiro non sembra rispondere a un disegno strategico di ampio respiro – definito da mesi nei dettagli – ma a un’esigenza tattica sul terreno: la necessità di dare respiro ai riservisti, mentre Israele rischia concretamente di finire impegnato su più fronti e le riserve di uomini e materiali non sono infinite. Al contempo, il preteso e strombazzato obiettivo di eliminare Hamas e cancellare dalla faccia della Terra l’organizzazione terroristica responsabile dell’infamia del 7 ottobre appare irraggiungibile nel breve tempo e forse anche nel medio e lungo periodo. Nel senso che una simile carica d’odio, moltiplicata da mesi di guerra nella Striscia e pagata in buona misura dalla popolazione civile, potrebbe non essere raccolta dagli attuali vertici dell’organizzazione terroristica – ove mai fossero realmente messi in condizione di non nuocere – ma troverebbe con ogni probabilità altri interpreti mossi dal desiderio di vendetta.

La stessa ammissione che per le settimane a venire, pur riservandosi ‘mano libera’ su Rafah, Israele passerà alle operazioni mirate e chirurgiche può essere letta come una sconfessione almeno parziale della strategia nella Striscia. Individuare, stanare, catturare o eliminare i capi, le teste pensanti e i collegamenti con i grandi sponsor internazionali – a cominciare dall’Iran – ci era sempre apparsa l’unica procedura sensata, per non gettare Israele nell’attuale incubo. Non perché azioni di questo tipo non comportino danni collaterali o non inneschino conseguenze ma perché restano gestibili in una scala diversa dall’inferno in cui è stata tramutata Gaza e che ora rischia di inghiottire un bel tratto di futuro del Paese e dell’intero Medio Oriente.

A proposito delle conseguenze di azioni mirate, il blitz di Damasco in cui è stato ucciso uno dei più alti ufficiali dei pasdaran ha portato l’Iran vicino al punto di rottura. Bisognerà capire quanto il regime degli ayatollah potrà limitarsi a parole di fuoco e azioni più o meno dimostrative o se rischierà una reazione più ampia. Questo è un ulteriore elemento che aiuta a spiegare il ritiro delle truppe dalla Striscia ma permette anche di sottolineare le differenze fra le offensive mirate – delle quali Israele ha una storica capacità di gestire le conseguenze (anche le più drammatiche) senza perdere calma e lucidità  – e quello a cui stiamo assistendo a Gaza. Lì per ogni tunnel distrutto ce ne sono altri cinque o dieci da individuare e per ogni terrorista vero o presunto eliminato ne sbucano dalle macerie o dal sottosuolo il triplo, per tacere di chi sarà spinto al terrorismo proprio da ciò che ha visto scatenarsi intorno a sé.

di Fulvio Giuliani

Ritiro da Gaza pensando all’Iran

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2024-04-10 16:48:54

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2024-04-11 12:10:19

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Perché nessuno pensa o prova a rivolgersi ad Hamas, nel tentativo di trovare un equilibrio di pace e convivenza?

Perché nessuno pensa o prova a rivolgersi ad Hamas, nel tentativo di trovare un equilibrio di pace e convivenza? Perché fra quanti condannano l’azione israeliana ve ne sono troppi che hanno responsabilità rilevanti nell’impunità terroristica di Hamas, millantata come un’organizzazione che resiste all’occupazione israeliana, laddove si tratta delle milizie che hanno preso le vite dei palestinesi in ostaggio per riuscire a colpire Israele. E perché si crede – da Tel Aviv a Kiev – che il cessate il fuoco e la tregua siano fra i doveri degli aggrediti, cancellando i crimini degli aggressori.

Non abbiamo risparmiato critiche al governo di Netanyahu, responsabile prima di avere creato un equilibrio fra estremisti (di una parte e dell’altra) e poi di avere avviato un’azione armata il cui obiettivo proclamato è la cancellazione di Hamas, ovvero un obiettivo impossibile. L’intervento armato di Israele è legittimo, perché la Striscia è stata trasformata da Hamas in una base per i continui e mai cessati attacchi a Israele e perché lì hanno le basi i terroristi che hanno messo in atto lo scempio del 7 ottobre scorso. L’intervento è legittimo. Ma legittimo non è sinonimo di assennato. Ed essendo Israele una democrazia – agitandosi vaste proteste di israeliani contro il governo, difendendosi la libertà anche sotto le mura di Gerusalemme – ci sentiamo partecipi di quella sorte e in dovere di dare corpo al dissenso per come le cose vengono condotte. Questo fortifica e non ribalta l’avere la Stella di David come polare.

Perché, però, chiediamo a Israele di fermarsi e non lo chiediamo ad Hamas? Perché chiediamo a Israele di sapere dove mai vuole arrivare, continuando a usare le armi, e non lo si chiede ad Hamas, continuando a usare il terrore? Una risposta si trova nell’ospedale di Shifa. Qui l’esercito israeliano ha scovato armi e terroristi di Hamas, facendone fuori centinaia. Di quella presenza militare, in un ospedale, non si sono mai accorte le organizzazioni umanitarie, i cooperanti, i dipendenti dell’Onu, i giornalisti con il cuore in mano? Nessuno ha visto? Lo sapevamo tutti, come sappiamo che Shifa è la regola, non l’eccezione: Hamas si nasconde dove si producono stragi di civili, utilizzandole contro Israele.

E ora che a Israele si chiede il cessate il fuoco, un minimo di realismo e dignità imporrebbe di accompagnare quella richiesta alla necessità di bonificare scuole e ospedali palestinesi dalla presenza dei carnefici della Palestina e dei palestinesi: i terroristi di Hamas. Non farlo non è soltanto oscena dimenticanza, ma dimostrazione di non avere capito o di avere gradito il senso di quel che succede: quella è la violenza degli sconfitti dalla Storia contro di noi, contro i valori della convivenza, contro ogni ipotesi di negoziato. Alla teocrazia iraniana o alla dittatura russa non interessa nulla dei palestinesi, che crepino pure tutti: interessa colpire l’Occidente e dividerlo sui suoi stessi valori. Facendo prevalere l’uso della forza brutale.

Israele sbaglia nel fare quel che i terroristi volevano che facesse. Ma se si crede che sia ‘umanitario’ restituire la caserma di Shifa alla sua preminente funzione non si è soltanto degli ipocriti, ma la dimostrazione che Israele non avrebbe potuto scegliere.

di Davide Giacalone

Azzerare Hamas, ipocrisie e complicità

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2024-04-11 12:10:22

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2024-04-05 16:36:53

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Il presidente americano Joe Biden ha chiamato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. “La situazione umanitaria nella Striscia di Gaza è inaccettabile”

Il presidente americano Joe Biden ha chiamato il premier israeliano Benjamin Netanyahu e “ha sottolineato che un cessate il fuoco immediato è essenziale per stabilizzare e migliorare la situazione umanitaria e proteggere i civili innocenti”. Biden ha inoltre “esortato il primo ministro a dare potere ai suoi negoziatori per concludere senza indugio un accordo per riportare a casa gli ostaggi” nella Striscia di Gaza. Lo rende noto la Casa Bianca.

Dopo i recenti fatti avvenuti nella Striscia, Biden nella sua telefonata a Netanyahu ha anche “chiarito la necessità che Israele annunci e attui una serie di passi specifici, concreti e misurabili per affrontare i danni ai civili, le sofferenze umanitarie e la sicurezza degli operatori umanitari”. Due giorni fa, lo ricordiamo, sono morti sette operatori umanitari dopo un attacco israeliano nella Striscia di Gaza e la Casa Bianca si è detta “afflitta” per quanto di tragico accaduto.

“La politica degli Stati Uniti rispetto a Gaza - ha aggiunto Biden - sarà determinata dalla nostra valutazione dell’azione immediata di Israele su questi passi”. Il presidente Usa ha sottolineato che a Gaza “gli attacchi contro gli operatori umanitari e la situazione umanitaria generale sono inaccettabili”.

di Mario Catania

Biden a Netanyahu: “Serve un cessate il fuoco immediato e la tutela dei civili”

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2024-04-05 16:36:55

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