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Starmer, la crisi nera è un avviso a tutta Europa

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La clamorosa crisi di Starmer e dei laburisti in Gran Bretagna andrebbe studiata con estrema attenzione da chiunque sia al potere in Occidente.

Starmer, la crisi nera è un avviso a tutta Europa

La clamorosa crisi di Starmer e dei laburisti in Gran Bretagna andrebbe studiata con estrema attenzione da chiunque sia al potere in Occidente.

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Starmer, la crisi nera è un avviso a tutta Europa

La clamorosa crisi di Starmer e dei laburisti in Gran Bretagna andrebbe studiata con estrema attenzione da chiunque sia al potere in Occidente.

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La clamorosa crisi dei laburisti in Gran Bretagna andrebbe studiata con estrema attenzione da chiunque sia al potere in Occidente.

Quasi un modello di quanto sia friabile il consenso al giorno d’oggi nelle liberaldemocrazie e senza che possa essere individuato un motivo scatenante di una crisi tanto profonda quanto improvvisa.

Keir Starmer è entrato al N.10 di Downing Street meno di due anni fa

Il premier Keir Starmer è entrato al N.10 di Downing Street meno di due anni fa, sull’onda di una delle più clamorose vittorie elettorali della storia del Labour. Un trionfo che sembrava aver mandato in soffitta almeno per una legislatura qualsiasi velleità di rivincita dei cianotici conservatori (reduci da un’incredibile catena di atti autolesionistici, come raramente si è assistito nella politica britannica), ma anche delle forze estranee al tradizionale bipartitismo del Regno Unito.

Quelle stesse che avevano provocato lo sconquasso della Brexit e trasformato la geografia politica del Paese: in un volto, Nigel Farage. Nemmeno 24 mesi dopo, nonostante a Starmer non possano essere addebitati errori politici tali da giustificare crolli, fallimenti o crisi totali, il premier viene invitato un giorno sì e l’altro pure a lasciare degli stessi leader o aspiranti tali del suo partito. Il medesimo spettacolo che accompagnò la crisi senza speranza dei conservatori nella passata legislatura.

Sullo sfondo, il sorriso sardonico e inquietante di Nigel Farage

Sullo sfondo, si è riacceso il sorriso sardonico e inquietante di Farage, capace di stravincere l’ultima tornata di elezioni amministrative e oggi concreto candidato a prendere il posto di Starmer se si dovesse andare a votare alle elezioni generali.

Considerato il profilo di questo politico spregiudicato senza limiti e reo confesso delle più clamorose balle pur di convincere i britannici a votare per la Brexit, c’è da provare un brivido profondo in tutto il continente. Perché se è vero che il recente riavvicinamento di Londra all’Unione europea è sembrato logico e naturale, ormai la politica sembra essere dominata sempre meno dalla logica e dalle scelte razionali.

Preda di convulsioni improvvise eppur continue, pronte a spazzar via quelle forze convinte di avere davanti a sé un lungo periodo di stabilità.

Un virus per cui non è stato trovato un vaccino e non guarda in faccia a nessuno. A destra, a sinistra, al centro o altrove. Colpisce però con maggiore violenza le forze tradizionali, quelle più facili da trascinare sul banco degli accusati dei tribunali populisti. Una brutta faccenda senza confini.

di Fulvio Giuliani

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