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Statue e monumenti con il qr code

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Viviamo nell’epoca dei trigger warning e di Pierino che grida “Al lupo!”. Due anime tipiche della nuova generazione: quella del paternalismo politico e quella del vittimismo

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Viviamo nell’epoca dei trigger warning e di Pierino che grida “Al lupo!”. Due anime tipiche della nuova generazione: quella del paternalismo politico e quella del vittimismo

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Viviamo nell’epoca dei trigger warning e di Pierino che grida “Al lupo!”. Due anime tipiche della nuova generazione: quella del paternalismo politico e quella del vittimismo

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Viviamo nell’epoca dei trigger warning e di Pierino che grida «Al lupo!». Due anime in tensione, tipiche della nuova generazione: quella del paternalismo politico e quella del vittimismo. Da un punto di vista pedagogico una strategia di crescita fallimentare, poiché si basa sul principio che l’emarginato, il debole o la minoranza possano dettar legge e indicare cosa sia meglio; ma nessun escluso sa giudicare bene tanto quanto chi, anche nel male, ha vissuto e fatto esperienza di ciò che accade dalla parte di chi ha diritti, accesso all’istruzione e così via. Insomma, dare il potere ai vessati della società che poi, di quel potere, non sanno che farsene.

Così pensano a dei Qr code per le statue. È l’evoluzione 2.0 della cancel culture originaria, quella dei monumenti distrutti, decapitati, gettati in mare e così via. È l’ibridazione tra le due presunte forme di azione gappista degli ultimi anni: l’attacco ai monumenti e le avvertenze sui prodotti culturali fruibili in privato (libri e cinema). Così chi andrà nel quartiere di Camden a Londra troverà le statue di Virginia Woolf e Bertrand Russell contestualizzate: la scrittrice aveva «atteggiamenti imperialisti e opinioni offensive», razziste, classiste e abiliste. E il Consiglio laburista di Camden ha scelto di farlo sapere a tutti i visitatori. Il filosofo e matematico Russell avrebbe invece avuto in gioventù, come dimostrano gli scritti degli anni Venti, inclinazioni favorevoli al «suprematismo bianco». Accanto dunque alle virtù, a distanza di cento anni, Woolf e Russell dovrebbero essere ricordati tanto come degli intellettuali quanto come dei razzisti, antisemiti e, perché no, magari proto-nazisti.

Basterà andare sul sito del Camden People Museum o inquadrare il codice sull’opera. Una forma di ipercorrettismo politico che sfocia facilmente nell’operazione reazionaria di emendare la memoria di una grande scrittrice e di un grande filosofo. Come dire che è altrettanto importante ricordare di questi autori le posizioni peggiori, piuttosto che lasciare alla Storia il compito di setacciare il valore culturale della loro biografia. L’operazione, lontana dal voler avere una funzione originale e informativa, risulta piuttosto logorroica e boriosa e dimostra molta confusione. Quelle statue non rappresentano degli idoli, delle divinità a cui sottomettersi acriticamente, ma delle figure protagoniste di alcune tappe importanti del pensiero inglese. Questo è il contesto. Il resto è cherry picking a favore di ciò che crediamo debba interessare, nel 2024, la società.

Inseriranno nella biografia di Russell i suoi lavori sulle descrizioni definite e sull’ozio? Perché una società emancipata e liberale dovrebbe far notare le opinioni suprematiste di un filosofo dell’inizio del Novecento – idee relegate alle periferie e nelle periferie a qualche minoranza invasata – invece che le sue idee più dirompenti e seminali? Ancora una volta, quel che si tenta di fare non è di inquadrare una figura storica ma di renderla quadrata, un cartonato buono per le semplificazioni sterilizzando il significato della statua – posta lì a commemorare un grande intellettuale (non un suprematista) oppure una scrittrice (non una razzista) – a favore di informazioni non richieste che fanno parte di una strategia di acculturazione arbitraria e coatta.

Chissà che non siano proprio i consiglieri laburisti a necessitare di Qr code per gli autori di cui spulciano l’immaginaria fedina penale del pensiero. In Italia dovremmo mettere un Qr code sotto al nome di ogni via, chiesa e scuola, sotto a ogni istituto e monumento dedicato a Dante Alighieri. Quell’islamofobo di Dante Alighieri. Altro che sommo poeta!

di Riccardo Canaletti

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